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Fiorello a Napoli il 17 giugno: «Festeggio Gigi D'Alessio al Plebiscito con Amadeus»

Venerdì 15 Aprile 2022 di Luciano Giannini
Fiorello a Napoli il 17 giugno: «Festeggio Gigi D'Alessio al Plebiscito con Amadeus»

Metti due sere al Palapartenope con il Maradona dell'intrattenimento e cinquemila persone plaudenti. «Fiorello presenta: Fiorello» è un distillato colorato e pirotecnico, che fonde comicità e propensione alla battuta; duttilità imitativa; piacere del gioco; padronanza della voce e del ritmo; abilità canora; mascheramento d'attore; eleganza nel trattare le vittime, che prende in giro senza offendere, si tratti pure del Capo dello Stato. L'animazione diventa arte in questo Fiorello 2.0, emerso dal Covid e dalla malattia che lo ha colpito l'anno scorso con l'energia di chi non può fare a meno di salvare il pubblico dai tomenti quotidiani salvando se stesso.

L'ingresso, non dal palcoscenico ma dalla platea che lo brama, è da rockstar del karaoke, finto codino degli anni d'oro e giacca arancio. Giusto 30 anni fa. Tripudiano gli smartphone. «Finalmente Napoli», esclama lui. «Vedi Napoli e poi... torni! Tocchiamoci gli struffoli, per scaramanzia»; «una domanda: c'è Will Smith in sala?».

Ma il codino è andato. Al suo posto campeggiano i 62 anni che compirà il 16 maggio, indossati da chi non ha perso il cuore di bambino. E, infatti, cosa fa Fiorello? Esorcizza la realtà della vecchiaia con il sogno dello show. In elegante look scuro disegna della terza età un ritratto impietoso e irresistibile: fa la conta di giovani e anziani in sala («sembra una rsa»); imita le posture degli «aged»; «sono maturo come le banane marroni, ho la memoria delle mosche, un secondo»; si confronta con gli adolescenti: «Ci chiamano boomers, figli del boom, ma come saranno definiti loro, tamponers? Una farfallina tatuata oggi, domani diventa falena». Ed è impietosa anche l'immagine che dà dei tik-tokers, quando entra in un gigantesco telefonino e mostra il volto futile e volatile dei social. Strepitoso! 

Video

Deliziosa l'invenzione del clone, «pagato 20 mila euro, ma non funziona»; è un Fiorello di 30 anni fa ad apparire sul mega-schermo. Con lui dialoga, con lui si scambia, tra scena e video. Deliziosi i gemellaggi canori: l'hip hop in gramelot napoletano; Achille Lauro che canta «'Nu jeans e na malietta»; «Figli di puttana» di Blanco alla maniera di Modugno; Ranieri-rapper, l'hully gully che diventa alli Ghali; Presley alle prese con «Questo piccolo, grande amore»... intrecci che accostano il passato (la vecchiaia) con il presente. E che dire dei testi delle canzoni? «Allora si usava la metafora, oggi il linguaggio crudo. Il cielo in una stanza: Paoli ha svelato che era l'orgasmo con una prostituta. E io che per 30 anni l'ho dedicata a mia moglie».

Lo spettacolo è un esorcismo, nel segno della leggerezza e dell'eleganza. Anche quando Fiorello rende omaggio agli scomparsi: la Carrà, Proietti, ma - a Napoli - anche Giulietta Sacco («avrebbe meritato di più») e Carosone («Tu vuo' fa' l'americano» intonata con la platea). E c'è spazio per Gigi D'Alessio: «Il 17 giugno sarò in piazza Plebiscito con Amadeus per festeggiare i suoi 30 anni di carriera» (ed è un annuncio che sorprende persino il cantante napoletano, che martedì prossimo ufficializzerà l'evento: ripreso dalla Rai?). È un talento Fiore, perfino quando intona l'«Ave Maria» di Schubert o un «Padre nostro» alla Tiziano Ferro. Un prestigiatore: tutto trasforma in scherzo ma, grazie al talento, lo scherzo diventa bellezza. 

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