Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Gigi D'Alessio al Plebiscito: «Ricomincio da trenta con Fiorello e Amadeus»

Mercoledì 20 Aprile 2022 di Federico Vacalebre
Gigi D'Alessio al Plebiscito: «Ricomincio da trenta con Fiorello e Amadeus»

Napoli riapre la sua piazza. E Gigi D'Alessio fa festa per i suoi trent'anni di carriera con il suo quarto Plebiscito.

Tutto inizia nel 1992, Gigi, con il primo album, «Lasciatemi cantare», quello di «Cient'anne» e «Body merletto e collants».
«Venivo dai matrimoni, il duetto con Mario Merola mi permise di farmi notare, poi ho fatto da solo, vincendo lo snobismo nei confronti della canzone popolare napoletana».

Neomelodica, dicemmo allora, poi il termine ha vissuto glorie e polemiche. Ma veniamo a «Uno come te - Trent'anni insieme».
«Da tempo pensavo a questa iniziativa, ora che la pandemia sembra non mordere più ci siamo buttati a capofitto per organizzarla. Sarà uno show kolossal, con tanti amici, e una produzione che tiene insieme Friends&Partners e Arcobaleno 3».

Come a dire Ferdinando Salzano e Lucio Presta. E il cast?
«Fiorello, durante i suoi show napoletani, ha spoilerato la sua presenza: ci sarà, canteremo Renato Carosone, maestro per me e per lui, ma poi farà, come sempre, quello che vuole, quando e come vuole. E ha detto anche di Amadeus, spero mi dia una mano nella conduzione».

E fin qua c'eravamo. Poi?
«Tutti i rapper che ho coinvolto nell'album Buongiorno, naturalmente. E tanti altri ancora, ma vorrei annunciarli un po' alla volta, quando avremo definito che cosa fare con ognuno di loro. I biglietti - diecimila i posti a sedere - saranno in vendita dalle 16 di oggi. Adriano Pennino, come sempre, guiderà la mia band, allargata, con archi, fiati...».

Diretta Rai?
«Vedremo, un bel sold out sarebbe un bel viatico. Ma non corriamo. Sto costruendo uno spettacolo che non si svolge solo sul palco, che sarà una struttura il più leggera possibile, trasparente, posizionata con le spalle alla basilica di San Francesco di Paola, cercando di esaltarne la bellezza».

Non solo canzoni, allora?
«Voglio ricostruire la mia storia, questi primi trent'anni, partendo da piazza Borsa dove sono nato, passando dal conservatorio dove ho studiato, dalla galleria Umberto I dove mi ingaggiavano per i matrimoni. E, finalmente, entrerò anche al San Carlo».

Due simboli della città in una volta sola: il San Carlo e piazza del Plebiscito.
«Il San Carlo sarà un'emozione, inedita, la piazza l'ho frequentata un po': la prima volta con uno straripante bagno di folla il 19 settembre 2000, giorno di San Gennaro e, parlando del Plebiscito, di Pino Daniele. Poi il 18 settembre 2005, mettendo insieme sullo stesso palco Claudio Baglioni e Merola, Alessandro Siani e Lucio Dalla. Quindi il Capodanno 2014».

Hai citato amici/maestri che non ci sono più.
«Non mancheranno gli omaggi. A Mario Merola, a Lucio Dalla, a Diego Armando Maradona».

Nel 2008 fosti tra gli ospiti del ritorno in piazza del Nero a Metà, non senza contestazioni.
«Erano altri tempi, c'era chi alzava steccati e chi univa. Il 17 giugno vorrei chiudere lo show con una versione corale di Napule è: è l'inno della città».

In gennaio dalla relazione con al ventottenne Denise Esposito è nato il tuo quintogenito, Francesco.
«Porta il nome di mio padre, e mi ricorda tutto il tempo che è passato, e mi suggerisce il tempo da spendere con lui, con gli altri miei figli a cui il mio mestiere ha tolto tanto. Il primo figlio, Claudio, l'ho fatto a 18 anni, prima del primo disco. Ora, a 55 anni, ho più consapevolezza: di lui e del mio ruolo. Ma questa festa è anche per lui. A proposito di bambini: lancerò una raccolta fondi per il Santobono Pausilypon, che si sta dando da fare moltissimo per l'accoglienza dei piccoli ucraini. Non possiamo dimenticarci di loro». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA