Gli ‘A67 tornano con «Naples calling»: «Raccontiamo il mondo sulla scia di zio Pino» Video

Giovedì 23 Gennaio 2020 di Gennaro Morra
Gli 'A67 in Naples calling
Napule chiamma, ma nisciuno risponne”. È questo il nuovo grido di dolore degli ‘A67, la band partenopea partita da Scampia nel 2005 con il tormentone “‘A camorra song’ io”, con cui all’epoca conquistò l’Italia e l’Europa cantando la necessità di cambiare la mentalità di un popolo per sconfiggere la criminalità organizzata. Ora, dopo tre dischi e una lunga pausa, torna con il nuovo album “Naples calling”. E nel singolo che dà il titolo anche al disco, uscito ieri, stavolta racconta il torpore in cui è caduta la città e il bisogno di scuoterla con un gesto plateale.

Una dozzina di nuovi brani, otto in italiano e quattro in napoletano, che segnano un’evoluzione nel linguaggio e nelle sonorità del gruppo: la lingua napoletana lascia più spazio all’idioma nazionale, mentre l’elettronica è il tappeto musicale su cui poggiano le 12 tracce. Un disco che vede la partecipazione di Caparezza, presente nel pezzo “Il male minore” uscito l’anno scorso, e di Frankie Hi-Nrg Mc che ha offerto il suo contributo in “Brava gente”, pubblicato appena una settimana fa.

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E adesso arriva questa “Naples calling”, che è un omaggio a quella “London calling” dei The Clash, di cui in questo 2020 si celebra il quarantennale. E la linea che unisce le due città, non è poi così sottile: «Probabilmente la Londra di 40 anni fa aveva gli stessi problemi che ha Napoli oggi, forse qui ce ne sono un po’ di più – spiega Daniele Sansone, frontman degli ‘A67 –. Solo che qui, sotto il Vesuvio, che potrebbe svegliarsi da un momento all’altro, abbiamo sviluppato per forza di cose un atteggiamento fatalista. Ma abbiamo anche interiorizzato un certo vittimismo, nonché il concetto di napoletanità così come la concepisce il resto d’Italia: il napoletano simpatico, furbo e con la battuta pronta. Gli altri ci vedono così e noi così ci presentiamo per farci accettare».
 
Ma anche la linea che unisce la musica della band inglese a quella di Pino Daniele non è poi così tratteggiata: «Noi veniamo da là, dalla voglia di zio Pino di raccontare il mondo partendo dalle proprie radici, mescolando linguaggi e generi – spiega ancora il cantante, scrittore e sociologo –. Che è poi quello che facevano i Clash, sempre pronti a reinventarsi, non hanno mai prodotto un disco simile a quelli precedenti». Perciò i due fari nel realizzare questo quarto disco, che vanta la produzione artistica di Massimo D’ambra, sono stati il gruppo punk britannico e il bluesman napoletano: «Anche le corna della copertina richiamano quelle di “Sciò”, il celebre disco live di Pino, ma sono anche un simbolo rock di ribellione. Mentre qui a Napoli quello delle corna è un gesto scaramantico».
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Eccola, dunque, la linea che unisce Napoli a Londra, Pino Daniele a Joe Strummer. E nel videoclip di “Naples calling” l’atto di ribellione lo compie il protagonista del cartoon: «Abbiamo immaginato una Napoli che chiama se stessa attraverso la propria maschera, Pulcinella, che, pur di svegliare il proprio popolo dalla rassegnazione, arriva a un gesto estremo: incendiarsi in mezzo a piazza Mercato – racconta Sansone –. Un pulcinella rivoluzionario che s’immola come Ian Palach nella primavera di Praga o, più di recente, Sahar Khodayari, ragazza iraniana 29enne, che si è data fuoco per protestare contro la magistratura della Repubblica islamica che l'aveva condannata al carcere per essere entrata illegalmente in uno stadio di calcio».
 
Un disco, quello dei tre musicisti partenopei (con Daniele Sansone, autore dei testi, ci sono Enzo Cangiano alle chitarre e Gianluca Ciccarelli ai bassi) che si annuncia molto vario per sonorità e temi trattati. Tra le 12 tracce, oltre ai featuring già citati, ci sono altri due ospiti speciali: Franco Ricciardi, che canta in “Core e penzieri” e Dario Sansone dei Foja, presente in “L’ammore nun tene paura”. Queste insieme alle altre canzoni, che l’etichetta discografica Full Heads renderà disponibili da domani, sono un incitamento affinché si realizzi una primavera napoletana. © RIPRODUZIONE RISERVATA