Joni Mitchell, 50 anni dopo è sempre la signora in «Blue»

Domenica 20 Giugno 2021 di Federico Vacalebre
Joni Mitchell nel 1962

Fa tenerezza pensare a «A case of you» come singolo, eppure, è così, in rete per propiziare l'uscita, il 25 giugno, di «The reprise albums», secondo cofanetto - dopo quello dell'anno scorso dedicato al repertorio 1963-'67 - di Joni Mitchell, con i suoi prmi quattro album: «Song for a seagull», «Clouds», «Ladies of the Canyon» e «Blue»: la benemerita Rhino lo pubblicherà nel giorno esatto del cinquantesimo compleanno del quarto lp della cantautrice canadese, capolavoro insuperato di songwriting al femminile, ma anche e soprattutto, capolavoro insuperato di songwriting tout court, il terzo miglior disco di tutti i tempi per «Rolling Stone».
Ritratto dell'artista da giovane: signora del canyon e dei freak, la ragazza di Fort Cleod, classe 1943, all'anagrafe Roberta Joan Anderson non ha pudori, sessuali, esistenziali, sentimentali. Si mostra nuda nelle sue canzoni. Il brano che dà il titolo al disco forse parla anche di un amante perduto, ma, sarà per il colore scelto, è dolente come le confessioni di impotenza di Billie Holiday, pur lontanissima da lei, che passa dai toni alti di soprano tipiche delle madonne del folk del tempo a quelli rochi che confessano di aver fumato: «Eccoti una conchiglia/ dentro ci sentirai un sospiro/ una ninna nanna nebbiosa/ Ecco la canzone che ti ho dedicato».
Con Graham Nash è finita, come ricorda in «My old man», James Taylor l'accompagna nell'lp oltre che a letto, ma il cuore è inquieto e lo confessa in «This flight tonight». A Creta si è invaghita di uno chef rosso di capigliatura e del dulcimer. Ci è arrivata passando dalla Spagna, poi da Parigi. Si perde nel paradiso hippie delle grotte Matala, le canta, con l'amore dai capelli color di carota in «Carey», al dulcimer naturalmente.
E di viaggi, di terre, di amori e disamori è pieno il disco, che non sceglie il pop, non sceglie il folk, sublimando la forma canzone, forte dell'apporto di Stephen Stills, Sneaky Pete e Russ Kunkel oltre all'uomo di «Fire and rain». «California» parla della sua patria adottiva, «Little green» e poi ancora «River» sono pagine strappate al suo diario di «child with a child», ragazza madre che si vede costretta a dare in adozione la figlia appena nata. Nella prima torna il gioco di parlare attraverso i colori, il rimpianto è nascosto, anzi no, come il disappunto per quell'amore «non conformista» da cui è nata la Piccola Verde. Nella seconda è un Natale senza neve, ma con accenno di «Jingle bells», a riaccendere il dolore dell'assenza che è un assedio.
Il flower power ha ormai rivelato le sue spine, come la libertà, come il libero amore. «The last time I saw Richard» trasforma il romanticismo dei vent'anni in cinismo. «This flight tonight» tratta un batticuore come un abbaglio, un innamoramento come un miraggio e James Taylor continua a fare il suo dovere di sessionman.
Perla nella perla, perfetta e agrodolce come l'inno alla malinconia di «Blue», si staglia poi «A case of you» (riscoperta all'ultimo «X Factor» da Casadilego): «Il tuo sapore è così amaro e così dolce/ oh potrei bere un'intera cassa di te/ e resterei ancora in piedi». Sembra la metà femminile di Leonard Cohen, anche lui avrebbe parlato di un amore che scorre «nel mio sangue come vino sacro». Un amore erotico, mistico, un amore-condanna, un amore che non concede salvezza, un amore illusione estrema. Si dice sia dedicata al suo connazionale, nessuno dei due l'ha confermato, né smentito, la relazione ci fu, intensa quanto breve. Graham Nash pensava/sperava fosse stata scritta per lui.
Anche gli amici sono persi, le droghe stanno facendo il loro sporco lavoro generazionale. La chitarra è un confessionale a cui presentarsi senza scuse, l'importanza di essere franchi è l'arma di queste canzoni che rifiutano il matrimonio come i motivetti scemi. Da qualche parte, nelle melodie che cercano di complicarsi la vita e di mostrare la strada che sarà si vedono gli illuminanti sviluppi di capolavori futuri di altri tipo e tiro come «Court and sparks», «Hejira», «Mingus»...
Le nuove edizioni dei primi quattro lp di Joni promettono rimasterizzazioni e qualche remix, ma poco più, con la consapevolezza che non si rimette mano al passato, si può solo restituire qualcosa al suono perduto: il missaggio originale di «Song to a seagull», dice ad esempio Joni, che ha 77 anni e non se la passa troppo bene di salute, «era atroce, suonava come se fosse stato registrato in un'insalatiera piena di gelatina. Così l'ho rimesso a posto».
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Ultimo aggiornamento: 20:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA