Jovanotti tra nuovo disco e nuovo Jova Beach party: «Ma quando c'è la guerra penso solo alla pace»

Lunedì 4 Aprile 2022 di Federico Vacalebre
Jovanotti tra nuovo disco e nuovo Jova Beach party: «Ma quando c'è la guerra penso solo alla pace»

Era il 17 giugno 1999 quando Ligabue, Jovanotti e Pelù fecero uscire «Il mio nome è mai più», singolo pro-Emergency: «Luciano ci aveva da poco fatto conoscere Gino Strada, volevano fare qualcosa di concreto per lui, quello fu il singolo più venduto dell'anno, raccogliemmo soldi per costruire due ospedali», ricorda Lorenzo Cherubini

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Cantaste chiaro e forte: «La pace è l'unica vittoria/ l'unico gesto in ogni senso/ che dà un peso al nostro vivere».
«Ed è quello che ripeto adesso, in pieno conflitto ucraino. Capisco che c'è chi ha il peso di decidere se mandare armamenti o no. Ma l'unica cosa a cui penso io, l'unica cosa che per me conta è spingere tutti a fare di tutto per la pace, mettere in campo ogni sforzo, spingere per il cessate il fuoco. Non voglio passare per terzista, ma so bene chi paga in guerra: era per pagare protesi ai bambini saltati in aria sulle mine che facemmo quel pezzo. Credo ai popoli, alle culture, non ai confini».

Siamo passati dalla pandemia alla guerra. Che ruolo possono avere gli artisti?
«Un piccolo ruolo importante. Per spingere alla pace, per spegnere le guerre che sono scoppiate nei nostri cuori e nelle nostre menti con la pandemia. È quello il senso del Jova beach party bis al via il 2 luglio. La festa ha una importanza fondamentale nell'esistenza umana».

La tua festa si prepara partendo dal disco-non disco, uscito solo in digitale, «Mediterraneo».
«Mi contraddico: mi piace, ha un tiro compatto, mi piace ascoltarlo di fila, non è una playlist, ma la mia attenzione per un territorio geografico e culturale: ho chiesto alla casa discografica di stamparne almeno un migliaio in vinile».

Grande è il disordine sotto il cielo della discografia: la situazione è eccellente?
«Non lo so, ma confusa di sicuro, e in divenire. Molto è cambiato e molto cambierà ancora. Le radio suonano una cosa e in streaming si ascolta altro».

Il primo giorno d'inverno hai fatto uscire «Primavera», in questa primavera autunnale è arrivato «Mediterraneo», che suoni introdurranno l'estate on the beach?
«Ho roba forte in mente, adatta al momento. In quest'uscita ho cercato di capire come i suoni mediterranei tradizionali si stavano evolvendo. Dal flamenco che va in direzione urban con Rosalia e Tangana a quello che succede nei Balcani, in Turchia. Ho comprato strumenti come il bouzouki o il saz, la chitarra saracena. Li ho usati per scrivere questi otto brani, non per registrarli però: li ho usati per costruire l'impalcatura. D'estate ci sarà il rito, il ritmo, la festa appunto. E Gianni».

Morandi? Sarà ospite fisso del tuo tour?
«Gli ho detto vieni quando vuoi, per me è un onore. E lui mi ha detto che la Sony adesso è nuovamente interessata a lui».

Lo avevano messo da parte?
«Quasi, così va il mondo. Abbiamo fatto anticamera, ne abbiamo visti di trapper passarci avanti quando volevamo proporre Apri tutte le porte. Visto che ha funzionato ora... Io il pezzo figo ce l'ho, vedremo».

Chi altro ci sarà? In «Mediterraneo» giganteggia l'Avitabile di «Corpo a corpo».
«Lui è un musicista stratosferico, mi fa venire in mente Pino Daniele, un po' più cantautore. Enzo è fatto di note, d'anima, è generoso, simpatico. Ci conosciamo da tempo, ma ci frequentiamo, anche da lontano, solo dal Beach party a Castel Volturno. Sono un suo fan dai tempi di Soul express, spero di rivederlo presto, di scrivere insieme».

Spesso parli di Castel Volturno dove tornerai il 26 e 27 agosto, come esempio di quello che vuole/puo' fare il «Beach party».
«È vero: abbiamo bonificato una spiaggia che dal 2019 ad oggi ha continuato a vivere, non è più uno spazio abbandonato».

Intanto ci sono nuove polemiche dagli ecologisti.
«È normale, persino giusto, che succeda: mediaticamente la nostra operazione fa gola. A Marina di Ravenna ci accusano di aver abbattuto un filare di tamerici, che poi è una specie importata. Ma è falso: quei cespugli sono stati sradicati e piantati altrove, operazione peraltro già prevista dal Comune. Noi non vandalizziamo i territori, ma contribuiamo a tutelarli, anche facendo accelerare operazioni come questa, o il recupero di Castel Volturno».

Per l'ospitata di ieri da Fazio hai scelto una versione inedita del singolo, «I love you, baby» con i Neri per Caso.
«Volevo fare una cosa diversa, vista la cornice. E loro sono straordinari».

«Ragazzo fortunato» sarà anche la conclusione, prima dei bis, di questo tour?
«Sì, ho copiato quello che fa Vasco Rossi con Albachiara».

Ancora convinto di quei versi? «Io credo che a questo mondo/ esista solo una grande chiesa/ che passa da Che Guevara/ e arriva fino a madre Teresa».
«Convinto non lo ero neanche allora: avevo dubbi, ma sentivo che era possibile, forse sono davvero ecumenico. E, poi, ci sono questioni di metrica: San Patrignano, ad esempio, fa rima con Vaticano».

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