Joan Baez: «L'amore con Bob Dylan finì presto, le sue canzoni non finiranno mai»

Domenica 23 Maggio 2021 di Federico Vacalebre
Bob Dylan con Joan Baez

Lei ha compiuto 80 anni il 9 gennaio ed è ancora bellissima, refrattaria alle angherie del tempo. Lui 80 anni li compirà domani, ma li dimostra da un bel po'. Lei ha smesso di cantare già da un paio d'anni, ma la voce è ancora limpida e cristallina. Lui è sceso dal palco solo a causa del Covid, ma da almeno un decennio la sua ugola - che per David Bowie era «sabbia e colla» - emette borborigmi gracchianti. Joan Baez aprì le porte del successo, del cuore e del letto a Bob Dylan, giovane genio che ci mise poco a sbarazzarsi di lei.
Come vi incontraste?
«È una storia raccontata migliaia di volte e risale alla notte dei tempi, al 1961. Eravamo al Gerde's Folk City, nel Greenwich Village. Io avevo già successo, quello che all'epoca definii come un montanaro urbano mi impressionò cantando Song to Woody».
Era il suo omaggio a Guthrie, che suonava con uno strumento su cui aveva scritto: questa chitarra uccide i fascisti. Lei disse di volerla incidere, ma non lo fece mai.
«Ma ne ho incise tanti altri suoi pezzi, che portarono la contemporaneità nel mio repertorio, allora fatto di spiritual e ballate folk. Forse all'inizio Bob era più interessato a mia sorella minore Mimi che a me, poi duettammo With God on our side al Newport folk festival e, poi, sempre più spesso, lo portai sul palco durante i miei concerti».
«Don't look back», il documentario di D. A. Pennebaker sul tour inglese di Dylan nel 1965 racconta la fine del vostro rapporto amoroso, quando il nuovo re della canzone non aveva più bisogno del traino della regina del folk. Lei in quelle immagini se ne sta in disparte, imbronciata: davvero non sapeva che Bob aveva iniziato una relazione con Sara, sua futura prima moglie?
«Siamo ancora nella notte dei tempi e, davvero, non vale la pena parlare di queste cose. Però sì, mi sentivo in un angolo».
Dieci anni o quasi di silenzio tra voi e poi un altro tour e un altro film, «Renaldo e Clara», quello sulla «Rolling thunder revue» del 75-76, che pure nella sequenza finale mette in scena una sorta di triangolo, visto che era proprio Sara la Clara del titolo.
«Era pieno di citazioni, di rimandi, di ospiti incredibili quello spettacolo, quel carosello. Io ero la Donna in bianco».
E poi ancora insieme nel 1984, con Carlos Santana. E, ancora una volta, un film a raccontare un rapporto sempre più complicato, incattivito: «No direction home» (2005) di Martin Scorsese.
«Bill Graham mi aveva garantito paga equa e un duetto con Bob ogni sera, ma il mio nome sui manifesti non si leggeva quasi, le guardie del corpo mi impedivano di avvicinarlo, praticamente facevo da supporter».
Nella sua autobiografia ha scritto che in camerino, a Copenhagen, il futuro Nobel le mise la mano sotto la gonna, che stava salendo sempre di più... Mister Tamburino non ha mai dato la sua versione dei fatti, ma da quel giorno non vi siete più esibiti insieme.
«Quello con Bob è stato un periodo indimenticabile: sul fronte artistico, umano e sentimentale. Ma finì velocemente, i tempi per lui stavano davvero cambiando, e troppo in fretta. Per anni, dopo la fine del nostro rapporto, l'ho implorato di tornare all'attivismo, alla militanza. Ho scritto anche una canzone per dirgli che lo rivolevo compagno di lotte. Ma le sue canzoni avevano già dato tutto quello che lui poteva alla causa».
Quel brano era «To Bobby» del 1972, tre anni dopo bissò la dedica con la bellissima «Diamonds & rust»: «Tu infiammavi le scene/ eri già una leggenda/ il fenomeno senza maestri/ il vagabondo primordiale./ Ti perdesti tra le mie braccia/ e li sei rimasto/ a naufragare per qualche tempo./ La Madonna era tua e senza sforzo/ Sì, la ragazza sulla conchiglia/ ti avrebbe protetto da ogni male». Anche Bob le ha dedicato dei pezzi.
«No, ma ci sono riferimenti a me in Visions of Johanna e Mama, you been on my mind. E ha scritto per me Farewell Angelina. Poi gli rubai Love is a just a four-letter words».
Gliela rubò?
«La stava scrivendo in camera da letto con la macchina da scrivere. Il foglio cadde a terra, la feci mia, forse non se ne accorse nemmeno».
Lei ha smesso di cantare, lui no.
«Ci sono note che non raggiungo più, canzoni che non posso intonare più. A trent'anni chiesi al mio coach: Fino a quando potrò fare questo mestiere?. Mi rispose: La sua voce glielo dirà. È successo. Bob non ha mai avuto di questi problemi, non ha mai avuto una voce. E nessuno di noi ne ha sentito la mancanza. Il talento della scrittura gli basta e gli avanza».
Nessun augurio, alla fine, ma ancora i versi di «Diamonds & rust»: «E ora mi dici/ di non provare nostalgia/ e allora dammi un'altra parola da usare al suo posto/ tu che sei sempre stato così bravo con le parole/ e a lasciare tutto sul vago./ Avrei così bisogno di questa tua vaghezza proprio ora/ che tutto mi ritorna in mente con troppa chiarezza./ Ti ho amato dolcemente/ e se hai intenzione di offrirmi diamanti e ruggine/ io ho già pagato per questo».
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Ultimo aggiornamento: 24 Maggio, 12:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA