Liberato lancia due nuove canzoni e il 9 maggio si presenta sul lungomare di Napoli

Mercoledì 2 Maggio 2018 di Federico Vacalebre

Anche i rapper misteriosi sono attenti alla numerologia, sono scaramantici: il quinto singolo di Liberato, «Intostreet», non è, infatti, un «semplice» nuovo pezzo del fantasma della trap partenopea, c'è molto di più dietro l'ennesimo tassello in un puzzle che porta alle estreme conseguenze le strategia della comunicazione «in assenza» di un'Elena Ferrante, per restare nei paraggi (ammesso che siano paraggi), o di un Banksy, tanto per fare gli internazionali.

Il videoclip, come sempre veracissimo, come sempre girato da Francesco Lettieri, regista già dietro le precedenti avventure di «Nove maggio», «Tu t'è scurdat e me», «Gaiola portafortuna» e «Me staje appennenn' amo'», è scandito da tre date in sovrimpressione: la prima, quella di ieri 2 maggio, segnalava la data di uscita del pezzo, lasciando in dubbio, anche se per poco, il significato della seconda - il 3 maggio, oggi - e della terza, - 9 maggio - quando - la conferma di quanto anticipato in esclusiva da «Il Mattino» è arrivata dalla pagina Facebook dell'artista - Liberato apparirà sul lungomare liberato, per la precisione alla rotonda Diaz, a celebrare l'inizio di questa trap soap opera iniziata appunto con  «9 maggio», titolo del suo primo pezzo, arrivato a otto milioni e mezzo di visualizzazioni dalla sua apparizione nel febbraio 2017.
Stamane, ed ecco spiegato quel 3 maggio, intanto, è apparsa un'altra nuova canzone, «Je te voglio bene assaje», niente a che fare con il classicissimo napoletano.

A sostegno dell'operazione lungomare, il work in progress di supporto logistico messo in atto per l'occasione, con il supporto della Converse, marca che ha realizzato le scarpe da ginnastica brandizzate che compaiono nel clip di «Intostreet» e rispuntano in bella mostra anche in «Je te voglio bene assaje». Che, peraltro, si concludono proprio sul lungomare: nel primo videoclip il protagonista, finalmente tranquillo insieme alla sua pupatella, cammina e a un certo punto getta uno sguardo come sorpreso di aver visto qualcuno proprio lì. Nel secondo rivediamo quella sequenza da un'altra angolazione, c'è un'altra lei e un altro lui a complicare la storia, sempre ambientata tra tuffi sotto il Castel dell'Ovo e la neo-oleografia verace di una città di centro e di periferia.

Se l'appuntamento del 9 maggio è preso, non è detto che si sciolga così il mistero di Liberato, che ci sia davvero lui - o loro? - che non mandi qualcun altro al suo posto, com'è successo finora con tutte le sue apparizioni, dalla prima al festival «Mi ami», al circolo Magnolia di Milano, quando gli spettatori si trovarono davanti Calcutta, più Izi, più Shablo, più Priestess. E il rendez vous potrebbe essere con l'atteso primo album dell'artista che non c'è, pronto a raccogliere quanto seminato finora, con rivelazioni clamorose o, semplicemente, lasciando intatto il segreto per vedere di nascosto l'effetto - e il business - che fa. Sembra comunque che la scelta dell'operazione partenopea sia stata fortemente voluta dall'artista o dal collettivo che si fa chiamare Liberato di fronte alle insistenze di chi puntava su Milano. E aspettando l'evento internazionale del «Sonar» di Barcellona.

Nell'attesa c'è «Intostreet», ancora un gioco di parole tra l'inglese e il dialetto in un lingo da generazione digitale, ancora un viaggio al termine della Napoli vitalissima dei giorni nostri, dalle piazze con i lavori in corso alle corse nella notte con i motorini, dalle canne sugli scogli ad una storia d'amore difficile da consumare per colpa del maledetto cellulare: il beat è costruito proprio sulla suoneria di un telefonino, lui - adorabile scugnizzo appena cresciuto - e lei - cerasella postmoderna ma non troppo - finiscono per incasinarsi la vita tra un messaggino e una chat: «Ma che so sti tarantell'?/ Stai cu' iss' ma poi chiamm' a me/ Stai cu' iss' ma poi chiamm' a me».

Come perfetti sconosciuti, i due troveranno il modo di ritrovarsi, di far l'amore, anzi l'ammore, con due ma anche tre «emme», volendo. Con vista sulla città ritrovata, si intende, e la famigerata passeggiata sul lungomare Liberato. Il sound è fedele a quanto disseminato sino ad adesso, con la trap e l'autotune - più pitch di così si muore - che va a braccetto con l'evoluzione del girone neomelodico, ma anche con le tendenze urban, latin e chi più ne ha più ne metta.

E c'è «Je te voglio bene assaje», titolo forse presuntuoso eppure efficacissimo per una storia di un'amore finito, di un amore nuovo, «baby tell me why, je te voglio bene assaje... mo' che chiagne a ffa, mo stongo co' n'ata e nun saccio c'aggia fa». Il sound qui è ancora più house, con sfumature da garage sound made in London.
Se il product placement della Converse è la novità del primo videoclip, non lo è certamente la dedica finale: «A tutto il Calcio Napoli, a chi si è impegnato, a chi ci ha creduto, a chi ce crede ancora». L'immaginario sportivo del rapper senza volto è, da sempre, intriso di fede azzurra, e anche in questo caso non mancano i dettagli di «appartenenza» disseminati tra una inquadratura e l'altra. Quasi che l'«apparizione» sulla rotonda Diaz possa essere anche un'occasione per festeggiare comunque quel terzo scudetto così agognato e meritato.

La storia, comunque, proprio come quella dei ragazzi che abbiamo visto crescere nei sei - per un disco servono 8-10 pezzi, insomma ci siamo quasi per un bel concept rap  album- video di Liberato & Lettieri, continua, come nella prima trap soap opera della storia: stay tuned, aspettando il 9 maggio.

Ultimo aggiornamento: 4 Maggio, 13:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA