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Ligabue da record a Campovolo: Pino Daniele e Totò nel pantheon del rocker emiliano

Domenica 5 Giugno 2022 di Federico Vacalebre
Ligabue da record a Campovolo: Pino Daniele e Totò nel pantheon del rocker emiliano

Inviato a Reggio Emilia

Sul palco sventola la bandiera della pace e Ligabue apre con la sua ultima canzone, «Non cambierei questa vita con nessun'altra», per dire al suo popolo, 103.000 persone radunate nella neonata Rcf arena di Campovolo: «Abbiamo vinto noi». La folla accaldata ha aspettato tutta la giornata in tenuta da spiaggia questo momento, e lo ripete convinta, urlando contro il cielo: «Abbiamo vinto noi». Il fronte del palco sta reagendo, comprensibilmente, agli anni di silenzio coatto per pandemia con un'overdose di tour, di eventi, di concerti with friends, ma stanotte tutto ha un senso diverso, e non tanto per il numero dei presenti, la qualità degli ospiti, la maestosità del palco o per i trent'anni di carriera festeggiati da Luciano (scadevano nel 2020, contandoli dal primo albun, ma sono decisamente di più, visto che il primo singolo con gli Orazero, «Anime in plexiglass/Bar Mario», risale al 1986), ma perché si inaugura uno spazio creato apposta per la musica, cosa più unica che rara in Italia, 12 milioni di investimenti tra privati e Regione, sulla scorta delle precedenti esperienze qui del rocker di Correggio: l'ingresso è scandito dalle installazioni luminose di Marco Lodola dedicate ai miti del rock, da Elvis a Hendrix, un declivio e la costruzione orizzontale permettono una visuale ottimale, l'ascolto è buono, i punti ristoro sono interrati per non rovinare la stessa. «Una struttura unica in Europa, non dico nel mondo temendo di essere smentito», spiega Ferdinando Salzano di Friends & Partners, che qui bisserà l'11 giugno con «Una. Nessuna. Centomila», il concertone contro la violenza di genere che vedrà impegnate Fiorella Mannoia, Emma, Alessandra Amoroso, Giorgia, Elisa, Gianna Nannini e Laura Pausini.

Ecco, allora, che, accanto alla bandiera arcobaleno, Claudio Maioli, storico manager del sessantaduenne rocker di Correggio, issa proprio lo stendardo della Rcf arena, come a chiarire, appunto, in che senso si può dire «che abbiamo vinto noi», visto che guerre et similia non lasciano molta speranza di vittoria alle donne e gli uomini di buona volontà. L'evento era schedulato per il 2020, ha aspettato, come il pubblico e i Liga in crisi di astinenza dichiarata: la prima canzone scritta, «Balliamo sul mondo» accende la notte, che vede in scena le tre formazioni che hanno accompagnato il cantautore in questi trent'anni e passa, si inizia con Il Gruppo, poi verranno I ClanDestino e La Banda. In «L'odore del sesso» Fede Poggipollini e Max Cottafavi si sfidano a colpi di assoli. Loredana Berté è la prima ospite, invitata a condividere con il protagonista «Ho smesso di tacere», scritta per lei, dopo un'intervista in cui confessava di essere stata violentata a 16 anni. Un boato accoglie la sua grinta.

I cambi di set e line up, memori di incidenti passati, sono veloci, quasi indolore. Se ne potrebbe fare a meno? Servono davvero? Il gigantismo è regola nello showbusiness, ormai, anche se poi l'emozione viene provocata da altro, come il tuffo nel passato, il ritorno alle origini, di «Bar Mario»: Maioli serve il caffè in scena, indossando una maglietta che sul retro riporta una frase di Gino Strada: «Io non sono un pacifista, io sono contro la guerra».

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Luciano passa dalla chitarra elettrica a quella acustica per «Non è tempo per noi», rock saturo di elettricità e ballate esistenzialista si alternano, alla narrazione di un'umanità periferica dei primi periodi si susseguono canzoni che preferiscono raccontare i sentimenti piuttosto che le storie, i personaggi. Eugenio Finardi, che fu tra quelli che convinsero il manager Angelo Carrara ad investire sul Luciano giovane esordiente, porta con sé «Musica ribelle», inno d'altri tempi, e immagini delle lotte degli anni 70, compreso il simbolo del disarmo: qui si canta e si balla e si sballa, ma nessuno dimentica la guerra a pochi passi.

«Ho messo via», «Piccola stella senza cielo», i Rem di «A che ora è la fine del mondo?» invitano al karaoke, poi spunta Gazzelle per «L'amore conta», a svecchiare l'età media, a dire come Ligabue sia stato d'esempio per le giovani generazioni. Ma poi bisogna dire di chi è servito da esempio e ispirazione a lui, come Francesco De Gregori, «il capo» lo presenta il padrone di casa: un occhio di bue illumina i due per «Buonanotte all'Italia», mentre a raccontare il Belpaese arrivano i volti da pantheon (sempre in aggiornamento, tour dopo tour) di Totò e Augusto Daolio, Eduardo e De André, Calvino e Fellini, Falcone e Borsellino, Rame e Fo, Gaber e Gassman, Dalla e Morricone, Berlinguer e Pertini, Pino Daniele e Pasolini, Troisi e Vitti, Morricone e Pantani, Carrà e Papa Francesco (l'unico vivo), Ciccio e Franco... Quella canzone, spiega il cantautore, «rimane una lettera d'amore frustrato per il mio Paese, com'era all'origine. Sono sempre più sentimentale, provo sempre più amore per l'Italia e disprezzo per le cose che non funzionano».

Piero Pelù, reduce da una caduta in concerto, è costretto al forfait. Jovanotti, invitato, era impegnato. Ma arriva in soccorso Mauro Pagani, ci si arrangia come si può, stanotte «Il mio nome è mai più» non può mancare, era stata scritta per la guerra in Jugoslavia, viene buona, purtroppo, per ogni conflitto assurdo insanguini il pianeta, stavolta tocca all'Ucraina. «Nel 1999 quando facemmo questa canzone nel libretto del cd singolo c'era la mappa di tutti i conflitti in corso del mondo, non solo quelli che hanno risonanza mediatica. Allora, come ora, l'allarme è grandissimo, la rincorsa agli armamenti è una bomba che si innesca».

«I ragazzi sono in giro» ha un'atmosfera grunge, «Eri bellissima» e «Il giorno di dolore che uno ha» alternano ricatti sentimentali diversi, «Certe notti» esplode nella consapevolezza che i 103.000 la ricorderanno a lungo questa notte. Il gran finale è trainato da «Una vita da mediano», «A modo tuo» porta in scena Elisa, «Tra palco e realtà» sembra raccontare il sogno della Rcf arena, i bis non possono che essere «Urlando contro il cielo» e «Sogni di rock and roll». «30 anni in un giorno» diceva il titolo del concerto. Piuttosto: tutto in una notte.
 

Ultimo aggiornamento: 17:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA