Loredana Berté compie 70 anni: voce e corpo dello scandalo

Sabato 19 Settembre 2020 di Federico Vacalebre

«Ma davvero?». Non c'è terrestre, soprattutto se italiano, che si esprima diversamente nell'apprendere dall'egualmente stranito scrivente che Loredana Carmela Rosaria Bertè da Bagnara Calabra compie domani 70 anni, avete letto bene.

Così, accecati d'amore come il protagonista di «Sei bellissima», stiamo a riguardare/riascoltare/rivivere la sua carriera inimitabile, controcorrente, sempre scabrosa: dagli esordi, con il nudo integrale della versione italiana di «Hair» e la gavetta da ballerina di Renato Zero, ad oggi, quasi più personaggio tv che cantante, eppure ancora capace di graffiare, oltre se stessa, la nostra anima quando è concentrata sul microfono, per lei strumento per confessare di aver vissuto. Confermando la caratura assoluta di regina di una canzone non irreggimentata.

Lola, come si firma su Facebook, è stata in Italia la prima spogliarsi su un lp («Streaking» del 1974) e ad usare la parola «cazzo» in una canzone («Il tuo palcoscenico», sempre in quel disco d'esordio, in cui cantava pure versi come «Non so dormire sola/ ho il tuo sapore in gola»). Censuratissima, fu solo l'inizio di una strepitosa vita spericolata cantata in diretta. Bellissima, carnalissima, sorella di quella Mia Martini che già dettava la linea all'italico pop ed era nata nel suo stesso giorno ma tre anni prima, ci ha messo un po' di tempo per farsi prendere sul serio, grazie a «Sei bellissima» del 75, ispirata alla storia d'amore con Panatta e di nuovo censurata («a letto mi diceva sempre/ non vali che un po' più di niente» divenne «e poi mi diceva sempre/ non vali che un po' più di niente») e «Dedicato» (78), di Fossati: qui «ai politici da fiera» si trasformò in «alla faccia che ho stasera», ma Morandi, mondo maschilista!, poté inciderla con le parole originali.

Già, Ivano. Fu lui a dividere le due sorelle, le due gemelle mancate, Mimì voce della fragilità femminile, bisturi dei sentimenti, e Lola, voce della finta spavalderia femminile, dell'emancipazione sfacciata, della sofferenza nascosta dietro la carne offerta in vetrina. Fossati era l'uomo della vita di Mia, «Danza» (78), il loro capolavoro. Gelosissimo si dice, si oppose a che lei incidesse un disco prodotto da Pino Daniele, ma intanto regalò a Loredana il capolavoro «Traslocando» (82). Dalla rottura con il cantautore Mimì non si rialzò più, prigioniera della folle diceria dell'untore che dilagò intorno a lei. La Berté, intanto, aveva liberato le sue ali, facendo l'amore con il pubblico, perfetto coro di voyeur per le sue prove migliori: «Indocina», «Meglio libera», «E la luna bussò» (Pace/Avogadro/Lavezzi) che sdoganò il reggae in Italia, «In alto mare», «Buongiorno a te» (Pino Daniele), «Il mare d'inverno» (Enrico Ruggeri), «Acqua» (Djavan)...
 


Sempre spudorata come ai tempi del Piper, fiera di non essere mai stata «una signora», la Bertè ha reclamato il diritto alla sessualità per se stessa e per tutte le donne italiane represse dal comune senso del pudore bacchettone e democristo. Purissima sexploitation, d'altronde in quel primo lp c'era «S.E.S.S.O.», una cover del gruppo prog dei Leoni, in cui reclamava il diritto a vivere gli uomini solo per piacere carnale. Da personaggio pubblico ormai sotto la luce dei riflettori, ha pagato caro e sulla propria pelle successo e amori (da Berger a Borg), insuccessi e disamori, ha tentato il suicidio (nel 91), ha ritrovato la sorella Mimì cantando nel 93 sul palco dell'Ariston «Stiamo come stiamo», ha mostrato sotto la parrucca blu elettrico l'insulto del tempo alla sua bellezza, mitiche gambe escluse.

Aveva deciso di non celebrare questo compleanno, poi si è lasciata convincere: «Io odio festeggiare ma quest'anno devo farlo. E lo faccio come si deve: per un anno intero». Si comincia ora con la ristampa in vinile di «Loredanabertè», capolavoro del 1980, si continuerà a novembre con il 45 giri «Fiabe/Anima vai», ad aprile 2021 con l'lp del 77 «T.I.R.», per chiudere il 29 settembre 2021, suo settantunesimo compleanno, con «Bandabertè» (79).

Che dire? Auguri Lori, pettirosso da combattimento. Ma davvero compirai 70 anni? E noi, allora, quanti ne abbiamo, 2.400? Però lasciatelo dire, quella volta hai sbagliato di grosso. Come quale volta? Quella in cui non volesti incidere «Pensiero stupendo» (Prudente/Fossati), il cui testo era stato scritto pensando a te, non a Patty Pravo. Auguri, Loredana, che per noi tuoi devoti non avrai mai 70 anni. «May you stay forever young», suggerisce il sommo Dylan. 

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