Loredana Berté svela: «Mia Martini, un inedito con la sua voce nella fiction Rai»

Venerdì 10 Agosto 2018 di Andrea Spinelli
Stregata dalla luna. Una luna platino come il disco incassato una decina di giorni fa da Loredana Bertè per le cinquantamila copie vendute da «Non ti dico di no», la hit dell'estate interpretata assieme ai BoomDasBash, ma «se punto al doppio platino, perché questo singolo è una bomba», proclama lei: «Quando la posse salentina mi ha proposto d'interpretare assieme un pezzo rock che ritenevano perfetta per le mie corde, ho detto di no chiedendogli un reggae che echeggiasse le atmosfere di E la luna bussò. Mi hanno ascoltata e questo è il risultato. Merito quindi a loro, alla produzione di Takagi & Ketra e a Loredana Bertè». Gli uomini non cambiano, cantava sua sorella Mimì.
E nemmeno lei.

Parliamo del suo nuovo album, in uscita a settembre. C'è un titolo?
«Il titolo c'è, ma è ancora top secret. Gli autori che hanno collaborato o scritto per me le nuove canzoni sono tutti eccezionali. E li stimo tutti molto; dal produttore Luca Chiaravalli al grande Gaetano Curreri ad Ivano Fossati, passando per altri un po' più giovani, ma bravissimi, come Fabio Ilaqua, che ha scritto Occidentali's karma con Gabbani».

Fossati?
«Sì. E sono felicissima di lavorare nuovamente con lui. Ha scritto un pezzo sulla Bertè così come la conosce lui».

L'ultima vostra collaborazione era stata il testo di «Petala», nell'84. Poi cos'è accaduto? Come vi siete ritrovati?
«Sono successe tante cose e ci siamo persi. Poi, di getto, ho deciso di scrivergli una mail col cuore e lui mi ha risposto con altrettanto affetto. Per me è come un fratello».

Il pezzo di Ilaqua è quello che aveva presentato all'ultimo Sanremo, escluso, come si è sfogata sui social, per aver rifiutato l'offerta di cantare un pezzo di Biagio Antonacci. Le piacerebbe riprovarci?
«Certo che a dicembre ci riprovo. E, dopo questo successo estivo, spero di essere trattata un po' meglio».

Ha realizzato con Luca Barbareschi «Io sono Mia», una fiction su sua sorella per Raiuno, che la trasmetterà in autunno. Che effetto le ha fatto trovarsi davanti Serena Rossi nei panni di Mimì?
«Ho collaborato alla sceneggiatura fornendo aneddoti e correggendone altri Serena Rossi è napoletana, e questo sarebbe piaciuto a Mimì, è brava e spero che saprà cogliere l'essenza di mia sorella».

Lei ha sempre sognato di sentirsi dire, almeno per una volta, da Mimì «Loredana, sono fiera di te». Ma non è mai accaduto. Per questa fiction pensa di meritarsi finalmente quelle parole di riconoscenza?
«Spero tanto di sì. Ho voluto seguire personalmente la stesura della fiction proprio perché la memoria di mia sorella fosse ben tutelata».

 

Barbareschi ha parlato della presenza nella colonna sonora di un inedito proposto da Caterina Caselli. Di cosa si tratta?
«Caterina ha custodito gelosamente per anni questo meraviglioso pezzo inciso da Mimì. Abbiamo pensato che potesse essere l'occasione giusta per rendergli giustizia».

Col repertorio (e le storie) che si ritrova, nessuno s'è mai proposto di fare un musical sulla sua vita?
«In verità arrivano ogni giorno proposte per fare fiction o musical sulla vita mia e di Mimì... delle sorelle. Stiamo valutando le offerte».

Nel libro «Traslocando. È andata così», tornando indietro negli anni, dice che da ragazze «fare casino era il primo dei nostri comandamenti». E il secondo?
«Arrivare a fine mese! Il mio è un libro pieno di rabbia, dolore, rimpianti, di sbagli; come dice Nietzsche, l'infinità circolare del tempo determina un eterno ritorno che ci costringe ciclicamente a rifare gli stessi errori».

Quanto deve a Bill Conti per averla spronata a cantare?
«Moltissimo. Bill era un mostro sacro e sono stata molto fortunata ad averlo incrociato nel mio cammino, durante le prove di Hair al Sistina».

Ha scritto una canzone sul suo funerale. Perché nelle interviste dice che il fatidico giorno (più tardi possibile, naturalmente) vorrebbe essere vestita come Mercoledì Addams ed essere sepolta nel cimitero di Praga?
«Perché io sono Mercoledì Addams!».

A proposito di «Il cimitero di Praga», Umberto Eco prima di andarsene disse a suo figlio «quando starai per morire capirai che hai passato la vita circondato da deficienti». Esagerato?
«Mica tanto. Le persone valide, alla fine, le puoi contare sulle dita di una mano».
  Ultimo aggiornamento: 11:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA