Mammamia, Maneskin dal rock al nudo: «Bel marketing»

Venerdì 8 Ottobre 2021 di Federico Vacalebre
Mammamia, Maneskin dal rock al nudo: «Bel marketing»

Non si ferma l'assalto al cielo dei Maneskin. Dopo il duetto (non epocale, ma, almeno per loro, epico) con Iggy Pop, ecco il nuovo singolo, «Mammamia», scritto tutto attaccato, magari per distinguersi dall'hit degli Abba, che pure erano quattro, ma non hanno mai posato nudi come hanno appena fatto i rocker romani, preparando la strada al lancio planetario del brano, presentato ieri alla stampa internazionale in streaming, come fanno le superstar. «Ma io sono una diva», scherza Damiano David, 22 anni, in inglese, come pretende il loro nuovo allure internazionale.

Il brano è una furbata, rock ma incalzante come un pezzo dance, un basso impietoso sorretto da una batteria egualmente accelerata. Il cantante divide i versi con Victoria De Angelis, in copertina del singolo c'è una mano che si insinua in un jeans con un paio di bottoni aperti che fa tanto «Sticky fingers», a continuare il gioco di citazione/omaggio/superamento (si fa per dire) dei testi sacri del genere. Il sound resta fedele a «Zitti e buoni» e «I wanna be your slave», apparentemente punk (la presentazione in streaming è ospitata dall'SO36, club di Berlino frequentato anche da David Bowie e l'ex Stooges), ma orgogliosamente mainstream in realtà: «Si chiama marketing questo», si lascia scappare alla fine dell'incontro Damiano, senza accorgersi che il microfono è ancora aperto.

Il pezzo è nato, racconta il frontman, «dopo la vittoria all'Eurovision, eravamo carichi ed ispirati». Ed il testo, in qualche modo, riparte dalle accuse dei francesi che, sconfitti, li accusarono di aver sniffato cocaina in diretta tv: «Non sono ubriaco e non prendo droghe. Mi chiedono come faccio ad essere così sexy. Rispondo che sono italiano», canta, «tutti gli occhi su di me, mi sento una superstar». Se la canzone è sulla percezione che gli altri hanno di noi, il ritornello mira alla sfera sessuale, «ma il concetto è lo stesso: si possono avere gusti o preferenze che la gente pensa siano strani, ma che si vivono in maniera molto innocente». Il titolo, invece, è «anche un tentativo di prendere in giro gli stereotipi italiani, da cui, quasi superfluo sottolinearlo, ci sentiamo molto, molto lontani».

«Dopo il trionfo a Sanremo è partito un treno che non abbiamo capito fino a che non siamo arrivati in America, dove abbiamo toccato con mano quello che stava succedendo», riflette la bassista. E la voce: «Restiamo con i piedi per terra e la testa sulle spalle. Se sei un cazzone lo rimani anche quando diventi famoso. Se sei un dritto e diventi famoso non ti fai cambiare dal successo». E dire che la misura del loro successo, 39,8 milioni di ascoltatori mensili su Spotify, un miliardo di streaming tra «I wanna be your slave» e la cover di «Beggin'», ha permesso loro di mettere in fila - «o tempora, o mores» penserà qualcuno - Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin, Queen, Nirvana, Ac/Dc, Guns N' Roses... 

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Revivalisti, retromodernisti, rigorosamente gender fluid, si sentono al centro di un fenomeno planetario: «Tanti coetanei ci mandano le foto delle loro chitarre e ci chiedono consigli. È ganzo sapere che grazie a noi tanti ragazzi in giro per il mondo hanno formato una band, si sono messi a suonare nei garage e nelle cantine come si faceva prima dell'esplosione dei social».

Non c'è spazio per le domande, al massimo un saluto finale ai giornalisti di casa: «Ci mancate». Così non si parla delle foto nude con le stelline a censurare le parti più hot, né del commento al fulmicotone di una che se ne intende di queste cose, la pornostar Valentina Nappi: «Tutto sto casino e alla fine non si vede nulla». 

Chissà se si vedrà qualcosa di più in tour, se Damiano, Victoria, il chitarrista Thomas Raggi e il batterista Ethan Torchio decideranno prima o poi di imitare anche su questo fronte l'Iguana del rock. Per ora si godono il sold out registrato in meno di due ore dal «Loud kids on tour» che li porterà tra febbraio e marzo 2022 nei club europei, e quello successivo nei palasport italiani (con tappa il 26 marzo a Napoli, Palapartenope), preparandosi al gran finale del 9 luglio al Circo Massimo, 30.000 biglietti già venduti.

Poi verrà il tempo di un nuovo disco: «Ci stiamo lavorando, abbiamo dei pezzi in tasca e programmiamo di scriverne altri. Sempre facendo tutto da soli, senza contributi esterni. Non vogliamo farci dire cosa cantare, come cantare». E vai con il marketing nell'era del post-rock.

Ultimo aggiornamento: 12:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA