Massimo Ranieri torna a Sanremo: «Al festival per cantare la vita di tutti»

Martedì 14 Dicembre 2021 di Federico Vacalebre
Massimo Ranieri torna a Sanremo: «Al festival per cantare la vita di tutti»

La leggenda di Massimo «Stakanov» Ranieri continua. Mentre usciva la sua biografia Tutti i sogni ancora in volo lui era in tour con l'ennesimo show dei record, «Sogno e son desto... oggi è un altro giorno». Ed era in tour anche quando Amadeus ha annunciato il suo ritorno a Sanremo, per la sesta volta in gara (più l'ospitata del 2020 con Tiziano Ferro): nel 1968 arrivò settimo con «Da bambino», l'anno dopo decimo con «Quando l'amore diventa poesia», nel 1988 trionfò con «Perdere l'amore», nel 1992 si piazzò quinto con «Ti penso», nel 95 addirittura quindicesimo con «La vestaglia» che meritava ben altro, nel 97 nono con «Ti parlerò d'amore». Prima e dopo dell'Ariston volerà a Parigi a preparare il suo nuovo album.

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Massimone, perché tornare al Festival con tutto quello che hai da fare?
«Perché ho una gran bella canzone, adatta a me, all'italiana, alla Massimo Ranieri, alla Perdere l'amore».

Addirittura?
«Se ho fiuto direi di sì. È una canzone matura, importante, ci ho riflettuto a lungo prima di ripresentarmi in gara, anche se ci avevo fatto un pensierino anche con Mia ragione, che poi portai come ospite due anni fa».

Il titolo resterà segreto fino a dopodomani, quando Amadeus lo annuncerà nella finale di Sanremo Giovani. Parla d'amore?
«Parla di vita, della vita di tutti i giorni. Ha un bel testo oltre a una grande melodia».

E com'è la vita di Giovanni Calone, 70 anni? E com'è stata?
«È partita in salita, una salitona. Dura, difficile. Oggi marcia in pianura e in discesa, ogni tanto c'è ancora qualche salitella e inizia a diventare difficile affrontarla, mi viene il fiatone dove un tempo ingranavo la marcia e scattavo. L'età inizia a farsi sentire».

Bugiardo. Canti, balli, reciti, ti racconti quasi avessi ancora l'energia di Gianni Rock. E a Sanremo ti scontrerai contro i giovanotti dell'ultima onda, da Sangiovanni ad Aka 7even.
«Mi piace questa cosa del derby generazionale, non perché penso alla gara, ma perché mi diverte accettare il confronto con chi potrebbe essere mio nipote».

Troverai anche Gianni Morandi ed Iva Zanicchi: generazione di fenomeni la vostra?
«Purtroppo tanti non ci sono più. Con Gianni c'è un rapporto speciale. Il giorno dopo dell'annuncio del cast mi ha chiamato e mi ha detto: Allora andiamo?. Era felice della canzone di Jovanotti che porterà. Ma sì, dai andiamo, è una boccata d'aria, gli ho detto, ci divertiamo, mica possono pensare che badiamo al risultato, vero?. Io e lui siamo stati i due cantanti rivali, saremo gli acerrimi amici-nemici che dopo tanti anni si ritrovano in una manifestazione, come in un flashback di Canzonissima, quando lui vinceva con Scende la pioggia (69) e io l'anno dopo con Vent'anni e poi, nel 73, con Erba di casa mia. Quasi 50 anni dopo eccoci qua, Gianni è anche più grande di me, ha 77 anni, ma ci sembra di avere la stessa curiosità e voglia di fare di allora. Sembriamo due ragazzini che si incontrano di nuovo per una partita di pallone dopo tanti anni. O, almeno, così ci illudiamo di essere e di sembrare».

Perché snobbasti il Festival dal 1969 al 1988?
«Non lo snobbavo, ne avevo paura. O, meglio, ne avevano paura i miei discografici: a Sanremo potevi essere eliminato dopo i tre minuti di una canzone, preferivano mandarmi a Canzonissima, dove c'erano più manche, più serate, più chance. Avevo esordito al Festival nel fatidico 1968, in mezzo a mostri sacri e a personaggi come Louis Armstrong. Frastornato come un bambino che avevano portato alle giostre, vedeva la ruota, le luci e non sapeva dove andare».

Poi arrivò «Perdere l'amore» di Giampiero Artegiani e Marcello Marrocchi e anche l'Ariston diventò... erba di casa tua. Era stata proposta a Franco Califano, ma aveva note troppo alte per lui. Nel 1987 Gianni Nazzaro la portò in gara proprio a Sanremo, ma non fu ammesso. L'anno successivo la facesti tua, trionfando nel voto popolare. Nella versione su disco l'introduzione al pianoforte era di Sergio Conforti, futuro Rocco Tanica con Elio e le Storie Tese, da cui veniva anche il sassofonista Paolo Panigada, alias Feiez, mentre l'arrangiamento, come di tutto l'album omonimo, era di Lucio Fabbri.
«La canzone centrale della mia vita. Avevo lasciato la musica per vent'anni di teatro, quel bagno d'amore mi fece riavvicinare al mio primo mestiere, alla mia prima passione. Anche se c'era sempre il teatro di mezzo: la domenica dopo la vittoria ripartii per Napoli, mi aspettava Rinaldo in campo, mica bruscolini».

La canterai nella serata di venerdì 4 febbraio dedicata alle cover? Va bene che non pensi a vincere, ma potrebbe essere un bell'aiuto per la classifica.
«No, è troppo importante, non mi sembra il caso. Sto scegliendo tra un pugno di brani: di Charles Aznavour, di Pino Daniele, di Fabrizio De André, di Franco Battiato. Dopo aver deciso il pezzo deciderò anche l'amico o l'amica da invitare sul palco con me».

Intanto ti aspetta Gino Vannelli.
«Sì, dopo un album come Qui e adesso la voglia di lavorare con lui è persino cresciuta in me. Mi aspetta a Parigi, lo raggiungerò, l'album uscirà in ritardo rispetto al Festival, ma poco importa».

Che album sarà?
«Anche qui sto ancora scegliendo le canzoni. Ce ne sarà una di Mauro Pagani, una di Pacifico, un inedito di Ivano Fossati e poi qualcosa di autori giovani, li sto selezionando».

Ma ti piace la nuova musica che ci gira intorno?
«Io appartengo ad un altro mondo sonoro rispetto a loro, ma molti dei nuovi autori sono bravi, hanno cose da dire e lo sanno dire, sia pure in un linguaggio che spesso è lontano da quello che ho fatto mio. Non mi piace contrapporre la mia generazione a quella dei ragazzi. Morandi, la Zanicchi e io abbiamo avuto le nostre possibilità, adesso tocca a loro». 

Intanto, dopo il forfait della Tim, per cinque anni consecutivi sponsor della manifestazione, Sanremo cerca nuove alleanze economiche: 8 milioni e mezzo i soldi versati a Viale Mazzini l'anno scorso dalla società. Potrebbe farsi avanti la rivale WindTre, forte anche dell'eventuale presenza del suo testimonial Fiorello, ma si guarda anche a Ferrero, che ha sostenuto in questi anni la manifestazione fuori dall'Ariston, mentre Suzuki, sponsor dal 2014, ha già ribadito di voler essere della partita.

Domani, con la Finale di Sanremo Giovani, sapremo i titoli delle canzoni dei big, il nome dei due giovani promossi nella categoria superiore e... forse anche l'estensione della stessa a 26 concorrenti. 

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