Maurizio Pollini, gli ottant'anni di una leggenda del pianoforte: «Con la musica, il tempo si ferma»

Lunedì 3 Gennaio 2022 di Riccardo De Palo
Maurizio Pollini, gli ottant'anni di una leggenda del pianoforte: «Con la musica, il tempo si ferma»

«Questo giovane suona tecnicamente già meglio di tutti noi», disse compiaciuto Arthur Rubinstein nel 1960, quando Maurizio Pollini, appena diciottenne, vinse il premio Chopin a Varsavia. Quell’ex ragazzo di talento - che il 5 gennaio compirà ottant’anni - oggi è entrato nella leggenda, tra i più grandi pianisti di fama internazionale. Un traguardo dovuto certamente alle doti naturali, ma anche a decenni di studio e di durissima disciplina.

 

Oggi il maestro ammette di cominciare a provare una certa fatica: «I pianisti invecchiano, certo - racconta - ma dalla loro hanno un ottimo antidoto, la musica. Suonare ogni giorno per ore e ore fa meglio dell'andare in palestra: tiene sveglio il cervello, agili le mani. Alla tastiera passano i dolori, si dimenticano gli anni. Soli, immersi nella musica, il tempo si ferma. A volte persino va indietro e si torna giovani».

La vita di una leggenda del pianoforte

Maurizio Pollini nasce a Milano il 5 gennaio 1942, figlio dell'architetto razionalista Gino Pollini e della musicista Renata Melotti. «Sono cresciuto in un ambiente di entusiasmo per l’arte in genere - ha raccontato a Simona Antonucci del Messaggero, qualche anno fa - Mio padre suonava il violino, mamma amava cantare, mio zio suonava il pianoforte e considerava la musica una grande fonte d’ispirazione per i suoi lavori. Quello che ricordo bene e con piacere è la presa di posizione nei confronti del moderno: l’amore per il nuovo, sempre».


 

Pollini ha avuto una carriera straordinaria: il perfezionamento con Arturo Benedetti Michelangeli, l’uomo dal tocco magico, uno dei più celebrati pianisti del Novecento; il sodalizio con Claudio Abbado, che inevitabilmente assume i toni dell’impegno politico, quando porta la musica nelle fabbriche negli anni Settanta o prende posizione contro la guerra in Vietnam.

L'impegno politico

«Non avevo la pretesa di fare propaganda politica - spiegò poi al Corriere della Sera - era una semplice protesta contro un efferato episodio di guerra». L’impegno politico di Pollini - il cui cuore batte invariabilmente a sinistra - tuttavia è spesso stato evidente: nel 2011 firmò una petizione firmata da tanti intellettuali come Umberto Eco e Roberto Saviano per chiedere le dimissioni dell’allora premier Silvio Berlusconi. 

 

In musica, la sua fede nello spartito è enorme, ma con molta modernità nell’interpretazione. Dalla sua versione “romantica” di Bach alla varietà di timbri e di sfaccettature che ha portato in Mozart, Pollini ha sempre cercato di coinvolgere il pubblico nel proprio lavoro: «Bisogna - ha spiegato - imparare a capire il silenzio, le pause, come parte essenziale della musica, se si vuole arrivare a comprendere i contemporanei. Le novità, del resto, hanno sempre spaventato e richiesto un certo tempo per affermarsi: quando Beethoven scrisse l'Eroica, tanti dissero “speriamo che torni a comporre una musica più gentile”. Ma intanto la creazione va avanti». Auguri, maestro.

 

Ultimo aggiornamento: 4 Gennaio, 13:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA