Morto Mory Kante, griot elettrico e padre della world music

Venerdì 22 Maggio 2020 di Federico Vacalebre
Enzo Avitabile e Mory Kante
«Giorno triste per me e per la musica. Ci ha lasciato un altro grande artista grande amico: Mory Kante con cui ho scritto la canzone “Mane e mane” ed ho ho suonato insieme sullo stesso palco più volte», ha postato pochi minuti fa Enzo Avitabile sui social network, annunciando anche all'Italia la morte, a 70 anni, dopo una lunga malattia, del cantante e musicista originario della Guinea, noto come «il griot elettrico» dopo il successo di «Yeke yeke», uno dei primi successi della world music.

Da vero griot, i cantori popolari africani che preservano l'arte orale, suonava la kora, arpa dell'etnia mandinka, come gli avevano insegnato i genitori, cantastorie. La sua voce e il suo suono erano scritte nella memoria collettiva del suo paese, del suo continente. 

Nato nel 1951 a Kissidougou, in Guinea, a 15 anni si era sposato nella capitale del Mali Bamako unendosi al gruppo più famoso del paese, la Rail Band, in cui militò sette anni sino a quando, per diverbi con il maestro orchestratore Salif Keita, se ne andò per esibirsi prima con Les Ambassadeurs e poi, in Costa d'Avorio, con Les Milieus Branches, ben 35 elementi. Poi l'idea di innestare le radici nella modernità, l'influsso del soul e degli altri suoni occidentali, l'incontro con il produttore Abdoulaye Soumare, che gli raccontava del suo lavoro con Stevie Wonder. La moderna musica mandinga nasce nel 1981 con «Corougnegne», la Francia diventa il primo mercato europeo a intuirne le possibilità comunicative da alternativa ai suoni angloamericani dominanti. «Yeke yeke» è una hit che deve ancora essere scoperta, però, naascosta sotto la sabbia del deserto, è fuoco che cova sotto la cenere: alla prima versione ne segue una seconda, più acustica, nell'album «a Paris» e poi, nel 1987, una molto più elettronica, quasi house, che spopola in tutto il mondo. Difficile ripetere quel successo, ma Mory Kante ci prova con album come «Touma», «Nongo village», «Un amour de prix», «Tatebola», spesso smarrendo però le ragioni stesse del suo fare musica, prima di decidere, con il nuovo millennio, di tornare alle radici, ai suoni acustici, persino al balafon, con lavori come «Sabou», «Tamala» e «La Guinéenne», dedicato alle donne del suo paese. 

«Apprendo con dolore del ritorno a Dio del mio fratello maggiore e punto di riferimento, il maestro Mory Kanté. Oggi sento un grande vuoto per la scomparsa di questo baobab della cultura africana. Riposa in pace», lo ha salutato ieri Youssou N'Dour.  Ultimo aggiornamento: 18:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA