Napoli, il giovane trapper Plug idolo delle ragazzine dopo pochi singoli

Mercoledì 5 Agosto 2020 di Veronica Bencivenga
Plug, 14 anni, originario del Vasto, quartiere popolare di Napoli è già un idolo tra le ragazzine dopo solo pochi singoli. Con Saint Tropez sbanca tutto in pochi giorni, ora è uscito con un nuovo singolo Peligrosa, 100 mila visualizzazioni in un giorno solo. È un trapper ma sogna il Conservatorio. Plug nome d'arte di Andrea ha iniziato a fare musica a soli 10 anni ma sembra avere già le idee chiare.

Come nasce il nome Plug?
Plug in inglese e spina , connessione, è un po’ quello che cerco di sperimentare tra i vari generi musicali: sperimentare, connettere e innestare anche attraverso le varie influenze musicali.

Cosa ti ha spinto a fare musica così presto?
Faccio musica da quando ho 10 anni, l’influenza della mia famiglia ha sicuramente dato un notevole contributo anche se sento che è come se lo avessi sempre avuto dentro, una cosa innata.

Di dove sei e in che contesto sei cresciuto?
Sono cresciuto in uno dei tanti quartieri di Napoli (Vasto, Arenaccia) in un contesto popolare fatto di partite di calcio, ginocchia  sbucciate e tante esperienze sia positive che negative, è vivendo che prendono forma molte delle mie idee.

Chi sono i tuoi idoli?
Il mio idolo è il mio papà, mentore e guida credo sia fondamentale avere una figura come lui nella mia vita, oltre a supportarmi è anche colui che mi tiene con i piedi ben piantati a terra.

Da quali influenze musicali provieni?
Provengo dal rap "underground” quale quello dei Club Dogo, Clementino , Bassi maestro, ma apprezzo anche esponenti della musica classica napoletana come il matestro Enzo Avitabile, la sua influenza mi ha tanto formato.

Cosa vuoi raccontare nelle tue canzoni?
Nelle mie canzoni racconto scene di vita comune: un litigio, un amore, un’esperienza facendo ritrovare  tanti ragazzi in quello che scrivo, la musica è anche aggregazione.

A chi vorresti assomigliare?
Mi piace Irama come stile , ma non vorrei somigliare a lui, cerco sempre di creare una mia personalità nella musica, una mia identità.

Napoli ha da sempre una tradizione artistica di tutto rispetto, un contenitore di innovazione che il resto del mondo ci invidia. Tu come ti inserisci? Sei la nuova generazione dei trapper?
Provo a farmi spazio con le mie idee e le mie emozioni cercando come ho detto di convertire varie influenze e generi musicali, sono la nuova generazione, la generazione che sperimenta e che non ha ancora un nome , in ogni pezzo provo  a fondere nuove sonorità. In " Saint Tropez" ho giocato tra la dancehall e l’afro trap , direi che è andato bene (ride) , in "Peligrosa" il compito è stato più arduo, unire il reaggeton con la musica club.

Hai altre passioni oltre la musica?
Ho tante passioni, ma la musica è qualcosa di speciale per me che mette in secondo piano tutto il resto.  © RIPRODUZIONE RISERVATA