Napoli, il rap-trap di Siciliano: «Gomorra? Stereotipo come la pizza»

Venerdì 14 Agosto 2020 di Federico Vacalebre
Classe 2002, da Secondigliano: Nicola Siciliano, con Geolier, che ha appena un paio di anni più di lui e le sue stesse origini, ha (ri)portato il napoletano in classifica, ha trasformato il dialetto nell'hype rap-trap del momento. Detta così potrebbe sembrare solo una moda, e magari lo sarà, e magari ha aggiunto finora poco alla lingua di Di Giacomo e Bonagura, ma è una storia importante, nell'Italietta che non ha saputo passare alla radio, nel momento giusto, Pino Daniele o gli Almamegretta, mentre ora non c'è singolo del momento senza qualche parolina o un «feat» verace. Nicola oggi tira fuori il suo primo album, «Napoli 51: primo contatto» (Sony), che presenta stasera al Soraya beach di Marina di Camerota.

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Iniziamo dal titolo?
«Mi sento un alieno, il mio hip hop è pieno di riferimenti, nei testi e nel sound, alla fantascienza, per cui ho portato nella mia città la famigerata Area 51. E racconto una Napoli che, se non è futuribile, di sicuro non è costretta su vecchie e nuove oleografie».

Né pizza e mandolino né Gomorra e cocaina, insomma?
«Proprio così. Io sono nato a Secondigliano, ho trovato il successo con P' Secondigliano, ma l'italiano medio, ormai anche il napoletano medio, crede che il mio quartiere sia quello di Genny Savastano e di Ciro l'Immortale. O sistema ci sta, ma io ho incontrato più brave persone che malamente».

Eppure le tue rime non hanno peli sulla lingua.
«Ma non sono violente, se non in qualche immagine. Faccio rap dal 2011, folgorato come tanti di noi dalla poesia cruda dei Co'Sang: Chi more pe'mme ha fatto nascere più artisti rap che bambini una canzone di Nino D'Angelo al tempo del caschetto».

A proposito a melodia partenopea come siamo messi?
«Mio padre mi ha aperto le orecchie e fatto ascoltare di tutto. Ho iniziato con D'Angelo, con Mario Merola, poi è arrivato il rap».

Nel tuo disco c'è l'hip hop, la trap, la melodia. Il flow è stradaiolo ma anche romantico.
«Sono un ragazzo, quante esperienze di strada posso avere? E perché non dovrei cantare le ragazze, l'amore, le delusioni e le illusioni di un rapporto?».

Firmi tu gran parte delle produzioni (fronte in cui ti eri già fatto notare all'epoca di «Trip» di Nayt), e sembri sentirti sicuro di te al punto da non aver cercato «featuring» importanti. Ci sono giusto Enzo Dong, Mida e Lil Busso.
«Il primo è un fratello, un'altra delle voci importanti del rap newpolitano, le altre due sono promesse milanesi. Sto imparando a guardare oltre il mio naso. E poi c'è la modella e cantante Clara Soccini. Ho prodotto io i beat, tranne quelli di Sole (2nd Roof) e Garfield (Andry the Hitmaker)».

Torniamo ai versi: canti di avere la «capa» solo «pe' fa' a guerra», di fidarti «solo d''e pistole».
«Ma è una canzone d'amore, c'è il contrasto tra uno scugnizzo che pensa solo alla vitalità disperata quotidiana e una lei che tiene a capa solo pe' fa'ammore».

«P' Secondigliano» ha superato i 26 milioni di visualizzazioni. Ora devi confermare quei numeri.
«No, devo fare nuovi numeri, devo capire e far capire chi sono, ho scritto il disco in gran parte durante il lockdown, con una concentrazione disperata».

Perché scegliere «Sole» come singolo?
«Perché racconta me e il disco, sto bene con il sole, con il calore, quando la situazione si fa rovente».

Il dialetto è stretto, ma scrivi bene anche in italiano.
«Capita, ad esempio nella mia strofa in Passo dopo passo, di Mida. Ma non rinuncio alla mia lingua, suona meglio e mi spiego meglio usandola».

«Gonfie vele» è molto underground.
«Sa di Co'Sang, di radici. Dal sole al vento, alla barca che non c'è, per dire ancora di ragazze, di amici».

«Tomorrow» è roba da trottolini amorosi, non da trapper duri e puri.
«Ma è scritta durante la clausura, quando ci si sentiva e vedeva senza incontrarsi, senza toccarsi. È un modo per dire, quando serve davvero: ti mando il cuore a casa».

Con Dong ti diverti.
«Abbiamo fatto un pezzo funky trap, senza pensieri, purissimo pariamento».

«Alta marea» è storia vera?
«Sì, penso a quando, a 15 anni, stavo a scuola e non è che brillassi molto secondo i miei insegnanti. Oggi la gente inizia a fermarmi per strada. Tutto è iniziato con P' Secondigliano, ma so che tutto può finire com'è iniziato. Ci sono alte e basse maree».

Bisogna sapersi tenere a galla, che magari per un giovane non è un obiettivo così stimolante.
«Preferisco imparare a nuotare». © RIPRODUZIONE RISERVATA