La musica per scuotere le coscienze: nasce "Kiev", il brano contro le guerre

Il brano è stato composto da un pianista siciliano

La musica per scuotere le coscienze: nasce "Kiev", il brano contro le guerre
La musica per scuotere le coscienze: nasce "Kiev", il brano contro le guerre
Mercoledì 15 Febbraio 2023, 14:33
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Giuseppe Lucenti, in arte Joseph Lu, è l'autore di un brano che nasce per denunciare quanto sta avvenendo in Ucraina. Il pianista, siciliano doc, vuole così mettere sotto i riflettori un dramma umanitario che riguarda uomini, donne e bambini. La collaborazione con padre Roman e il video con immagini inedite del conflitto. Presto, un nuovo brano per accorciare le distanze fra le persone e non avere più paura dell'altro.

Una nota dietro l'altra per denunciare, attraverso la musica, la crudeltà della guerra, il disprezzo per le vite umane, la solitudine dei più deboli. Si intitola "Kiev" il nuovo progetto del pianista siciliano Giuseppe Lucenti, in arte Joseph Lu: «Una notte - racconta Lucenti - ho sentito di esprimere la mia rabbia per quello che sta accadendo in Ucraina e, più in generale, per quello che accade a chi non può difendersi e così mi sono affidato al pentagramma che, da sempre, segna la mia migliore espressione artistica. La musica, del resto, scuote le coscienze, va oltre e riesce a mandare un messaggio.

Stiamo vivendo una tragedia immane, una fuga di persone senza precedenti, ma ciò che fa più male è vedere scappare donne e bambini, verso un futuro incerto, lasciando padri e mariti a combattere».

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Il video che accompagna la composizione mostra immagini inedite di guerra: «Padre Roman - afferma Lucenti - è da un anno impegnato attivamente nella sua terra di origine per aiutare chi soffre. Ha sentito il mio brano e se ne è innamorato. Ha capito come la forza della musica possa travolgere tutto e tutti, spiegare con semplicità le cattiverie del mondo e superare ostacoli solo apparentemente insormontabili. Ne è nata una bella collaborazione che intendo proseguire. Il video nasce anche grazie al suo aiuto e io ne sono orgoglioso. Sono orgoglioso di dare il mio contributo contro le ingiustizie contemporanee che assumono purtroppo parecchie forme. La guerra in Ucraina è quella più lampante ma ce ne sono tante, troppe che passano sotto silenzio».

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Giuseppe Lucenti è un uomo sensibile che arriva da un paese, Pozzallo, frontiera per chi arriva nel nostro Paese alla ricerca di fortuna: «Ho avuto di toccare con mano -sottolinea Lucenti- la disperazione di tanti uomini, donne e bambini che abbandonano la propria casa e si affidano ai Caronte moderni per sperare in una vita migliore. I loro occhi parlano esattamente come la mia musica, sanno esprimere quel dolore che spesso sottovalutiamo, sono capaci di trasmettere sogni che si vogliono raggiungere ma che invece sembrano lontanissimi. Una sensazione che ho provato in prima persona. Il mio sogno era quello di fare il pianista, di comporre e di regalare emozioni. Un sogno che, per 16 anni, si è interrotto ma che ora è ripartito grazie alla forza di volontà e all'inesauribile passione».

La nascita di un artista

Giuseppe studia musica da quando aveva sei anni. Per imparare, era costretto a spostarsi a Caltanissetta più volte alla settimana: «Papà all'inizio, facendo sacrifici, mi accompagnava - ricorda Lucenti - Poi non ha più potuto farlo e io prendevo il treno, quelli di una volta, senza aria condizionata e alcun tipo di comfort. Nonostante tutto, mi piaceva farlo perché ci credevo. Ma la vita ti riserva sempre sorprese e, una volta diventato grande, ho dovuto, per motivi familiari, lasciare. Un giorno, sedici anni dopo, mia moglie ritrova sotto il letto una pianola di cui non ricordavo più l'esistenza e, da lì, è ripartito tutto. Oggi sono 23 le nuove composizioni e l'ultima verrà presentata nei prossimi giorni».

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Una nuova composizione che, di fatto, prosegue il percorso artistico di Joseph Lu: «Si intitola The other me e vuole denunciare un altro aspetto decisamente negativo della società contemporanea - conclude Lucenti. L'altro visto come un diverso, uno scarto, il termine mi sembra, in quella logica, drammaticamente appropriato, da allontanare e da respingere: l'immigrato appunto che arriva da noi per trovare serenità e futuro, ma anche chi fa scelte sessuali lontane dal pensiero comune. Penso alla comunità Lgbtq+ e ai tanti uomini e donne che amano persone del proprio sesso. La diversità fa paura, tira fuori il peggio dell'umanità. E allora cosa meglio della musica, da sempre universale, può essere capace di accorciare le distanze? Io credo che le note possano trasformare in meglio il mondo».

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