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Pino Daniele, il figlio Alex: «C'è un album di inediti pronto per il decennale della morte»

Sabato 19 Marzo 2022 di Federico Vacalebre
Pino Daniele con il figlio Alex, foto di Giovanni Canitano gentilmente concessa dalla Fondazione Pino Daniele

Ha scelto un giorno non certo casuale, il 19 marzo, quando suo padre avrebbe festeggiato il suo sessantasettesimo compleanno, ed onomastico, e le pagine del giornale, questo, che hanno seguito la sua carriera dagli inizi alla fine, anzi dagli esordi all'infinito. Alex Daniele, figlio di Pino, l'uomo in blues che Napoli ricorda stasera al Palapartenope con il memorial «Je sto vicino a te» (in scena il fratello Nello e la nipote Loredana, tra Ron, Negrita, Barra, Raiz, La Nina, Gragnaniello...), ha finalmente avviato la Fondazione Pino Daniele con la ristampa su picture disc di «Bella mbriana», capolavoro che compie 40 anni. E ha voglia di annunciare ora e qui come intende proseguire.

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Allora, Alex, c'è voluto un po' di tempo, ma ci siamo.
«Da quel 4 gennaio 2015 il tempo per me ha cambiato senso. Intanto, ho deciso, anzi direi ho capito, che le canzoni di mio padre, con cui ho lavorato così a lungo, con cui sono cresciuto umanamente e professionalmente, dovevano continuare a vivere, essere di stimolo per i giovani in cui lui credeva così tanto. Ho iniziato con l'ente non profit Pino Daniele Trust Onlus, ora c'è la fondazione, nata per continuare a preservare la sua memoria e promuovere iniziative culturali e musicali in suo nome, ispirandoci ed applicando sempre di più i principi del terzo settore. Perseguiremo finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, supporteremo laboratori di ricerca musicale, progetti audiovisivi innovativi, e la formazione artistica dei giovani talenti. Promuoveremo la musica come strumento per il benessere psicofisico e per un'elevazione sociale e spirituale».

Iniziamo da cosa succederà nel 2022.
«Dal Premio Nazionale delle Arti, sezione pop rock, che consegneremo per l'ultima volta a Milano, nascerà il Musicante Academy Awards, contest rivolto all'istruzione superiore artistica in ambito musicale, ai conservatori: dopo il debutto a Milano, in settembre, vorrei portarlo a Napoli, al conservatorio, con il sindaco c'è intesa, ne stiamo parlando anche con l'avvocato Tozzi, che è tra i consulenti di Manfredi per la cultura».

«Musicante» era un album del 1984.
«Che nel 2024 ristamperemo, magari in versione espansa. Lavoreremo sulla sua discografia, con attenzione agli anniversari, alle cifre tonde, alle sorprese trovate negli archivi: c'è tanto davvero».

Parlacene.
«Ho aperto master, registrazioni complete e non, ho trovato cose bellissime, emozionanti, ma anche semplici appunti. Mi aspetta una riunione con i discografici della Warner per capire bene cosa e come fare, ma per il decennale della scomparsa, nel 2025, vorrei far uscire un album inedito».

Un intero disco di inediti?
«Sì, ho tanta roba, l'ho ascoltata e riascoltata, vale la pena non tenerla chiusa nel cassetto, è di valore. Ma è un'operazione che va fatta con il rispetto che meritano papà, i suoi fan e gli ascoltatori che verranno: mi rivolgo anche a loro, vorrei che i ragazzi di oggi lo scoprissero, non lo avvertissero come una voce del passato. Niente duetti posticci, niente rincorsa al mainstream. Alcuni brani sono completi, persino masterizzati, altri potrebbero essere finiti, altri resteranno per sempre un abbozzo, uno schizzo, un'intuizione di cui non conosceremo mai lo sviluppo. Ci sono melodie senza testo, versi senza suoni, assoli, arrangiamenti in divenire...».

I fan del Lazzaro Felice non vedranno l'ora. Almeno un titolo?
«My spanish heart, un pezzo in inglese, probabilmente pensato anche come omaggio al suo mito di sempre Chick Corea, ma scritto per la voce di Placido Domingo, sullo stile di Melodramma, molto latino, molto da belcanto italiano, completato da Phil Palmer. C'è la voce guida di Pino, anche in un inglese maccheronico, lui voleva farne arrangiare gli archivi a Vince Mendoza. Si potrebbe proporglielo e se anche Domingo ci stesse...».

Poi c'è un libro da cui dovrebbe nascere un film.
«Avrò ricevuto almeno quattro richieste per scrivere un libro su mio padre e circa una decina per la realizzazione di un film sulla sua vita. Allora ho iniziato a tracciare una linea, sono diventato un portadocumenti tanto ero immerso nella ricerca, ma restando un testimone. Sono partito dalle chiacchierate con papà, dai suoi racconti.. quelli che ascoltavo avvolto nella nube del fumo del suo sigaro dopo il caffè delle 14.30. Questo è il racconto che avrei voluto scrivere con lui, come iniziammo a fare per una sua autobiografia che pubblicammo nel sito web ad inizio nuovo millennio. Sono certo avrebbe omesso tante cose, il tempo cela pagine di dolori e dispiaceri, probabilmente farò così anche io. Ci sto lavorando, accanto alla mia memoria ci sarà quella di familiari, amici d'infanzia, collaboratori, medici. Destinerò i ricavi delle vendite ai progetti benefici della fondazione».

C'è un'altra iniziativa a cui tieni molto.
«È vero: il progetto Melody, sospeso tra musica, salute e medicina. In questo caso la musica è uno strumento di dialogo, relazione ed espressione. Melody è il titolo di uno dei brani di mio padre ed è il nome di mia figlia, che ha quattro anni. Il progetto nasce grazie alla collaborazione di Emiliano Toso, biologo cellulare, musicista e compositore a 432hz ed è sviluppato da un'equipe di professionisti nei diversi ambiti della medicina, dell'educazione e della psicologia. Mi piace entrare nel nome del Nero a Metà e di Melody in centri per disabili, nelle scuole primarie e secondarie, in centri olistici...». 

Ultimo aggiornamento: 13:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA