Premio Tenco 2020, alla Nuova Compagnia di Canto Popolare la Targa per il miglior album in dialetto

Giovedì 2 Luglio 2020 di Federico Vacalebre
Cinquantatre anni dopo la sua formazione; 46 anni dopo un lp come «Li sarracini adorano lu sole» che portò il folk revival napoletano (e quindi italiano) in hit parade; 44 anni dopo un capolavoro come «La Gatta Cenerentola»: la Nuova Compagnia di Canto Popolare vince la Targa Tenco 2020 per il miglior album in dialetto, con «Napoli 1534. Tra moresche e villanelle», superando Alfio Antico e Daniele Sepe.

Non ce ne vogliano gli altri vincitori (il miglior album è «Cip!» di Brunori Sas, il miglior debutto «Canterò» di Paolino Jannacci, la miglior canzone «Ho amato tutto» scritta da Piero Cantarelli per Tosca che si afferma anche come miglior interprete per «Morabeza» prodotto da Joe Barbieri, tra i progetti ex aequo quelli dedicati a Francesco Guccini e Gianni Siviero) ma non è campanilismo se si sottolinea l'importanza di questa scelta dei giurati del Premio Tenco: la Nccp è una gloria (inter)nazionale, anche se parzialmente offuscata dal tempo, le fuoriuscite, le polemiche interne al movimento neofolk. E il cd-libretto pubblicato da Squilibri è la cronaca di un discorso interrotto troppo presto, per paura di anatemi etnoantropologici, e ripreso appena in tempo da Corrado Sfogli, vera anima e mente di questa sfida, scomparso il 25 marzo scorso.

«L'avesse sape' che finalmente abbiamo vinto il Tenco», commenta felice e commossa Fausta Vetere, compagna di vita oltre che d'arte del chitarrista-direttore artistico dello storico ensemble: «A volte, quando ci capitava di incontrare qualcuno degli organizzatori del premio intitolato al grande cantautore finivamo per litigare tra di noi. Ma perché non ce lo danno? Lo hanno dato a quasi tutti i nostri compagni d'avventura, dicevo io con cipiglio. E Corrado, sornione, come sempre: Ma che ti preoccupi a fare, Faustina? Vedrai che ci facciamo ancora un po' più vecchietti e poi ci danno un bel riconoscimento alla carriera, quello non si nega a nessuno».

In qualche modo, il premio per «Napoli 1534» è davvero alla carriera: «Lui a quelle villanelle, insieme fedeli alle radici ma anche d'autore, ci aveva lavorato per anni, e per anni le avevamo tenute nel cassetto, spaventati tutti noi dal verdetto dei dottoroni e dei sapientoni della musica popolare che per anni, dopo il periodo dell'impazzimento collettivo per quello che facevamo, ci hanno in qualche modo boicottato. Corrado ha insistito, io avevo un po' di paura, ma ha avuto, come sempre, ragione lui: è bello dire che a 53 anni dalla nascita la Nccp può ancora emozionarsi per un premio vinto, è bello sperare che questa targa, superato l'incubo Covid-19, possa darci una mano a girare di più e meglio l'Italia con le canzoni di una carriera ormai lunga, di una cultura importante. E con le villanelle di Corrado tra brani d'autore e non».

Quanto agli altri, Dario Brunori vede consacrato il suo talento cantautorale, nel 2017 aveva già vinto una targa per una canzone come «La verità», mentre per Tosca (già premiata nel 97) si tratta di qualcosa di più: il doppio riconoscimento, per il brano portato a Sanremo (che vince davanti a quello di Diodato, che invece aveva trionfato all'Ariston) e l'album che lo contiene arriva quasi contemporaneamente con un Nastro speciale come protagonista dell'anno (per la prova in «Il suono della voce» di Emanuela Giordano) e un duetto con Tiziano Ferro sulle note di «Accetto miracoli». Il riconoscimento a Paolino Jannacci, infine, non è da segnare nella categoria «figli d'arte» quanto come un riconoscimento del lungo lavoro fatto dietro le quinte con e per papà Enzo, talento immenso ancora da valutare adeguatamente, e un augurio di buon viaggio per la carriera solista iniziata solo adesso, con un pudore che, quello sì, è di famiglia.

La consegna dei premi? Coronavirus permettendo, in novembre, come sempre all'Ariston di Sanremo.  © RIPRODUZIONE RISERVATA