Marisa Monte con Jorge Drexler al Premio Tenco: «Resistiamo armati di poesia e amore»

Sabato 23 Ottobre 2021 di Federico Vacalebre
Marisa Monte con Jorge Drexler al Premio Tenco: «Resistiamo armati di poesia e amore»

Inviato a Sanremo

Per fortuna, ai festival della canzone capita anche di parlare di canzoni. Di un'altra canzone possibile. Quella che nella seconda serata del Premio Tenco 2021 portano in scena, insieme e separati, Marisa Monte da Rio de Janeiro, 54 anni, 15 milioni di dischi venduti e un album («Portas») appena uscito, e Jorge Drexler, da Montevideo, 57 anni e un premio Oscar, quello per «Al otro lado del río», scritta per «I diari della motocicletta» di Walter Salles. Tutti e due felici di dividere per la prima volta dal vivo la loro «Vento sardo», scritta 14 anni fa durante un viaggio, ma soprattutto curiosi di tornare in hotel e di metter su le cuffie per ascoltare «Meu coco»: «Caetano Veloso non faceva un album da nove anni, per me è un richiamo irresistibile», racconta la voce carioca arrivata al successo anche da noi grazie ai Tribalistas di «Ja sei namorar»: «Sono la prima brasiliana a vincere il Premio Tenco, e lo dedico alle donne del mio paese che mi hanno aperto la strada. Ma la strada me l'hanno aperta anche i maestri come Veloso, Vinicius de Moraes, Milton Nascimento, Chico Buarque de Hollanda, Gilberto Gil, Antonio Carlos Jobim, tutti premiati qui al teatro Ariston: davvero orgogliosa di tutto questo, lo sento come un'iniezione di amore che mi servirà, che servirebbe a tutti noi brasiliani: nella doppia crisi che stiamo vivendo, sanitaria e politica, la nostra resistenza si nutre di poesia, di bellezza, di amore. Come quello che rubo ai dischi di Pino Daniele: quando venni in Italia a 18 anni mi nutrivo dei suoi dischi, ho persino tradotto nella mia lingua E po' che fa. E ho appena saputo che gli era piaciuta la mia versione: obrigada». 

Anche Drexler non vede l'ora di capire la direzione artistica presa dal nuovo disco di Veloso: «È l'arte, il coraggio, il cuore che fanno un musicista. A me, ad esempio, tutti chiedono ancora dell'Oscar. Che dire? È stato bello, mi ha dato visibilità grande, per fortuna avevo le spalle larghe se non forti. Mi ha investito come un vento, ho dovuto faticare per capire in che direzione soffiasse e se la volessi seguire. Non a caso dopo ho fatto il mio disco più intimo, difficile, forse anche più triste». 

L'altro riconoscimento alla carriera della serata - Pietrangeli ha dato forfait per motivi di salute - va a Fiorella Mannoia, sei Targhe Tenco vinte più questo Premio, roba da recordman, anzi recordwoman: «Sono cresciuta qui, ricordo tante serate, soprattutto nottate, i dopofestival con Guccini, le cene, le indianate... E, poi l'incontro con Jobim... E chi lo scorda più»: la «rossa dei cantautori», che la sua passione brasileira, più volte manifestata, nel 2006 l'aveva condensata in un disco come «Onda tropicale», approfitta della trasferta sanremese (anche per lei, accompagnata da Danilo Rea, un omaggio a Battisti, nel segno di Mogol, atteso per il gran finale di oggi) per lanciare il suo ritorno su Raitre, da lunedì in seconda serata, con «La versione di Fiorella»: «Sarà una sorta di almanacco del giorno: celebreremo anniversari, compleanni... Mi sono ispirata al mitico Almanacco del giorno dopo di Raiuno: per tre giorni a settimana fino a febbraio avremo molti spunti e molti ospiti, senza badare a quote rosa». E, visto che siamo all'Ariston, impossibile non chiederle se, ora che si trova così a suo agio in tv, non si senta pronta per una conduzione sanremese: «Io oggi come oggi non escludo niente. A fare la conduttrice tv non ci pensavo, eppure eccomi qui su Raitre, ad iniziare un programma festeggiando con Gennaro Esposito la giornata della pasta». 

Chi vivrà vedrà, intanto tutti con le cuffie ad ascoltare «Meu coco»: in Veloso veritas.

Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre, 12:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA