Premio Tenco, canzoni «senza aggettivi»

Martedì 28 Settembre 2021 di Federico Vacalebre
Premio Tenco, canzoni «senza aggettivi»

Chissà che cosa ne diranno ora gli eredi dell'uomo di «Lontano lontano», già critici con le ultime edizioni, accusate di snaturamento pop. Parliamo del Premio Tenco 2021, edizione n.44, in programma dal 21 al 23 ottobre, con un tema di quelli destinati a restare negli annali: «Una canzone senza aggettivi». Ma come, «senza aggettivi»? Il Tenco è la più blasonata rassegna della canzone d'autore, per anni è stato l'antiSanremo, fondato da un Amicalre Rambaldi pentito di aver in qualche modo contribuito a far nascere il Festivalone. Perché «una canzone senza aggettivi» proprio qui dove, nei più vacui anni canzonettari, furono coltivati come fiori carbonari Guccini e Vecchioni, dove abbiamo applaudito Brassens e Ferrè, Waits e la Mitchell, Yupanqui e Cohen, Rodriguez e Newman, Trenet e Milanes, Murolo e Costello, Carosone e Nascimento?

«Perché siamo dei giapponesi che si sono finalmente accorti che la guerra è finita da decenni, che non la stava combattendo più nessuno», spiega il direttore artistico Sergio Secondiano Sacchi, «perché una volta la canzone aveva bisogno di posizionarsi, impegnata contro disimpegnata, alternativa contro sanremese, politica contro commerciale, poetica o leggera. Ma quando i cantautori hanno sfondato in classifica, quando è caduta la conventio ad escludendum nei loro confronti non abbiamo saputo capire che i tempi stavano cambiando e che anche noi dovevamo cambiare. Il muro del Tenco è durato più di quello di Berlino, avevano ragione Berio e Leydi, esistono solo due tipi di canzoni, quella bella e quella brutta».

La riforma/dismissione della sinistra italiana passa anche dal Premio Tenco, non più riserva indiana cantautorale, ma aperta al mercato, al pop, al rap, al suono urban, e questo già da diversi anni, ora anche decisa a riparare a torti ed esclusioni eccellenti. Ecco allora che i riconoscimenti di quest'anno vanno a Mogol ed Enrico Ruggeri, il primo mai preso in considerazione, il secondo invitato una volta sola, nel lontano 1988, accomunati dal sospetto di essere «di destra». Una «svolta importante», conferma il presidente Staino, soprattutto se si pensa che il riconoscimento alla carriera a Giulio Rapetti è specifico per il lavoro fatto con Lucio Battisti, a cui sarà così finalmente reso omaggio (anche se mancherà il periodo panelliano, sic!). Premio alla carriera anche a Paolo Pietrangeli, più per la sua vis ironica, di narratore-voce di dentro di un universo tra un impegnato e un nonsoche, che per gli inni militanti di «Contessa» e «Valle Giulia» (però fategliele cantare, please!).

Più «normali» gli altri Premi Tenco: Fiorella Mannoia (la donna più premiata della kermesse), Stefano Bollani, Vittorio De Scalzi, il novantenne maestro della fisarmonica Gianni Coscia e la tropicalista Marisa Monte che si aggiungeranno alle Targhe Tenco, votate dai giornalisti specializzati: Samuele Bersani (miglior album), Madame (album d'esordio e canzone), i Fratelli Mancuso (dialetto), Peppe Voltarelli (inteprete). All'Ariston, come ospiti, anche l'Oscar Jorge Drexler, Mimmo Locasciulli, Claudo Bisio, tributi a Brassens a 40 anni dalla scomparsa (29 ottobre 1981) e 100 dalla nascita (22 ottobre 1921)...
Se premiare Mogol (si è a lungo dibattuto se Battisti fosse o meno un cantautore, visto che non cantava parole sue) e Ruggeri è sacrosanto, può far paura pensare a un Tenco palco di una «canzone senza aggettivi», che non sappia distinguere tra Dylan e tormentini stagionali. Le polemiche sono già tante, sulla fine della «diversità» culturale della rassegna, sul rischio di gettare il bambino con l'acqua sporca. «È stata una traversata lunga e sofferta», racconta Staino, che ha chiesto ad amici-colleghi un disegno per ogni artista da premiare: «Canzonettari e fumettari sono stati, per decenni, uniti nella lotta contro chi li riteneva sottocultura, incultura, serie B. Oggi nessuno si azzarderebbe a ripetere una simile eresia».

La chiosa a Ruggeri, vincitore due volte a Sanremo, mai al Tenco: «Sto pensando alla mia esibizione, vorrei iniziarla dicendo: Manco da 33 anni, vorrei farvi sentire quello che ho fatto in questo periodo, ma sono 29 album, non finirei più. Ringrazio per il riconoscimento e a chi mi chiede se mi mancava il Premio Tenco rispondo alla Ibrahimovic: sarò mancato io al Premio Tenco?». E a Mogol, si intende: «Ringrazio e non recrimino. Io un premio da Tenco l'ho avuto collaborando con lui ed essendogli amico. Era un artista di spessore, come cantautore, certo, ma anche come interprete. Il Nat King Cole italiano».
 

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