Random ultimo a Sanremo: «Ma a 19 anni vale come una vittoria»

Mercoledì 31 Marzo 2021 di Federico Vacalebre
Random ultimo a Sanremo: «Ma a 19 anni vale come una vittoria»

Le discese ardite e le risalite. Random, alias Emanuele Caso da Massa di Somma, 20 anni il prossimo 26 aprile, con Madame era uno dei pochi «veri giovani» di un Sanremo ringiovanito più nei suoni che nell'età. A lei è andata benissimo, a lui un po' meno: ventiseiesimo su 26 big, con esibizioni a dir poco stonate sia quando si misurava con la sua «Torno a te» che nella cover di «Ragazzo fortunato». «Innanzitutto, meglio ultimo che penultimo o a metà classifica, anonimo. Elio e le Storie Tese da sempre inseguono un simile piazzamento», prova a sdrammatizzare lui, «e, poi, puoi vedere la classifica anche in un altro modo, come faccio io, che mi sento sul gradino n. 26 dei 2-300 che hanno tentato di partecipare al secondo Festival di Amadeus».

Potrebbe sembrare un modo per evitare l'autocritica magari rispolverando uno dei suoi successi, «Sono un bravo ragazzo un po' fuori di testa», ma non è così: «Non sono tanto fuori di testa da non aver fatto esperienza di quell'esordio. Praticamente era il mio primo live, senza pubblico in sala ma con milioni di telespettatori. Io sono nato con il rap e mi sono messo a cantare, sul palco di Sanremo l'emozione mi attanagliava, mi spezzava il respiro. So riconoscere i miei limiti: appena tornato a casa, ho iniziato a prendere lezioni di canto».

Il cui, primo, parziale, risultato ha mostrato ieri pomeriggio, in un live streaming sul tetto del palazzo dei congressi di Riccione, per presentare «Nuvole», album in uscita il 2 aprile: «Qui sono cresciuto, qui mi sono innamorato della musica, qui ho fatto i miei primi freestyle, qui voglio dimostrare cosa valgo davvero, senza badare ai numeri: l'ultima posizione all'Ariston come i 210 milioni di ascolti sulle varie piattaforme. Voglio mostrare come sto crescendo». 

Fedele alla coppia produttiva formata con Zenit (ma «Altrove» è prodotta da Junior K), Random conferma la scelta di voltare le spalle al rap, di puntare su melodie semplici e testi giovanilisti, tira fuori collaborazioni eccellenti: in «Sole quando piove» c'è Gio Evan («lo stimo da sempre, ho quasi tutti i suoi libri di poesie, adoro la sua semplicità profonda, ma l'ho conosciuto a Sanremo»), in «Vacci piano» Guè Pequeno («per uno come me che è partito dall'hip hop lui è un mito»), in «Cielo nero» Carl Brave e il napoletano Samurai Jay («la collaborazione perfetta, tre mondi distanti che stanno benissimo insieme sino a diventare un nuovo mondo»), in «Voglio essere» l'antico sodale Etnico («siamo cresciuti insieme: ci smezzavamo i pacchetti di sigarette, lui mi offriva da mangiare mentre inseguivamo la musica come un sogno, e, ora, eccoci tutti e due qui, a lavorare con la musica: è una realtà»).

«Vacci piano» e «(La musica dentro») La musica fuori» sono tracce del suo pensiero positivo, della sua fede religiosa (i genitori sono pastori evangelici, lui ogni tanto ancora suona durante le funzioni), del suo voler essere un bravo ragazzo sempre meno fuori di testa: «Da ragazzino ho iniziato a fumare sigarette per essere accettato dal gruppo che frequentavo, erano tutti più grandi di me, ed ancora non riesco a togliermi il vizio. A 16-17 anni ho provato le droghe, da quelle mi sono ripulito velocemente. Con Gué, e lui è molto più credibile di me, invitiamo chi ci ascolta a non correre troppo, a godersi la vita. In La musica fuori auguro a tutti di non finire come fiori morti in mezzo a quella via. Ne ho visti tanti di fiori morti, troppi».

Tra canzoni d'amore, di educazione sentimentale ed esistenziale, c'è spazio anche per «Pugnali»: «Sono piccolo, ma ho già conosciuto il tradimento. Mi ha tradito la mia unica vera fidanzata, mi hanno tradito gli amici. Sto imparando a non voltare le spalle per evitare i pugnali». E al prossimo Sanremo, giura, nessuno potrà più dirgli che è stonato. 

Ultimo aggiornamento: 19:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA