Rubavano bancomat e pin e prelevavano dai conti: tra le vittime anche un musicista de Lo Stato Sociale

Mercoledì 25 Novembre 2020
Rubavano bancomat e pin e prelevavano dai conti: tra le vittime anche un musicista de Lo Stato Sociale

Dopo aver rubato buste inviate da una banca contenenti nuove tessere bancomat, con una truffa telefonica ottenevano il pin dai clienti, e dopo aver attivato le tessere prelevavano denaro dai conti: era questo il modus operandi di una banda guidata da un 54enne, Alberto Arena, e dal suo braccio destro Nicola Abate, 39 anni, che percepiva il reddito di cittadinanza. I loro complici erano Vincenzo Ferrigno, 51 anni, Eugenio Buompane, 38 e Carlo Gabriele Natale, 55 anni, nei confronti dei quali (come disposto dal gip Rossana Oggioni) i carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di applicazione di misure cautelari in carcere.

 

L'accusa ai loro danni è di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, alla truffa, al possesso e alla fabbricazione di documenti di identificazione falsi oltre a misure patrimoniali come conseguenza dei reati di riciclaggio e indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento. Tra le vittime del raggiro messo in atto dalla banda ci sarebbe anche un musicista della band Lo Stato Sociale e un sacerdote di una parrocchia in provincia di Bologna: le carte venivano rubate dai compartimenti postali di Bologna, Padova e Peschiera Borromeo (Milano).

 

Dagli accertamenti, scattati nell'aprile dello scorso anno dopo la denuncia di un anziano che ha visto sparire dal suo conto in banca 6.500 euro, i carabinieri della Compagnia Bologna Centro e della Stazione Bologna San Ruffillo hanno ricostruito come agiva il gruppo: le buste rubate - sulle modalità sono ancora in corso accertamenti - venivano inviate a una telefonista che contattava i clienti. La donna, fingendosi dipendente dell'istituto di credito, riferiva al correntista che c'erano stati problemi con l'invio della tessera e lo invitava, con raggiri, a digitare sulla tastiera del telefono il pin della carta magnetica, ricevuto prima via sms come da prassi per quella banca.

 

 

Una volta in possesso del codice, secondo la ricostruzione dei militari, entrava azione il 'corriere di provincia' che, con tessera e pin, attivava, come da procedura, il bancomat nel territorio di residenza del correntista. Poi iniziavano i prelievi dagli sportelli automatici, tutte le comunicazione tra i diversi membri del gruppo avvenivano con telefoni di vecchia generazione intestati a utenti inesistenti. Una somma di denaro che avrebbe permesso al capo della banda e al cognato, secondo i Carabinieri, di condurre una vita agiata. 

Ultimo aggiornamento: 16:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA