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Salmo a San Siro: «Semplicemente grazie». Un concerto estremo. Tra gli ospiti sul palco, arriva Fedez: «Un brindisi alla felicità»

Mercoledì 6 Luglio 2022 di Rita Vecchio
Salmo, il primo concerto a San Siro (Foto Credits: Emanuela Giurano)

«Prego, sedetevi comodi. Sta cominciando lo show. È come volare in economy»​. Anche se più che economy, il rap con cui Salmo ha esordito ieri sera al Meazza è la promessa mantenuta del suo «sarà un concerto “estremo”». É il primo San Siro per il rapper di Olbia. L’attesa di due anni per un battesimo nello stadio milanese che è un girone rosso fuoco della sua musica che fa sprofondare negli abissi di un rap che ha una storia, una gavetta, una carriera. Come fosse «Un brindisi alla felicità». Quello che urla Fedez che irrompe a sorpresa sul palco verso la fine del concerto, con una bottiglia in mano che scaglia sulla testa Salmo, aprendo così il sipario sul set dj, quasi a festeggiare il traguardo del ritrovato amico, primo artista rap-crossover rock allo Stadio San Siro. 

 

Luci disegnate da Blearred Davide Perotti, Led, effetti speciali, fuochi e fiamme, suoni ad alta potenza, palloni giganti tra il pubblico. E l’energia di Salmo, al secolo Maurizio Pisciottu, che corre instancabile tra le due passerelle che abbracciano circa 3000 fan di un parterre che oramai scatenato si trasforma in ring. Uno show pensato nell’immaginario figurativo e simbolico di Salmo che si slaccia su un palco fronte scena di 60 metri disegnato da Andrea Staleni (di Soup2nuts). 

Come il simbolo del semaforo, che compare tra le immagini dei tre maxi schermi, che passa dal rosso al verde senza vie di mezzo. Come una gara di auto in corsa che si scontrano. Come il teschio che aleggia sul palco. Come la Cadillac Fleetwood modello usato nella copertina dell’ultimo disco "Flop" (certificato doppio disco di platino e più di 150 milioni di streaming totale).

Sono le luci dei cellulari a fare da countdown all’inizio. A petto nudo dalla terza canzone ("Stai zitto"), occhiali scuri abbandonati sul palco e via. «C’erano tanti discorsi su cui potevo prepararmi. Ma c’è solo un grazie da dire. Grazie Milano». Con San Siro che risponde con un “alé alé alé oh oh”. Sono in 50mila: San Siro c’è e si fa sentire. Mentre la maschera di Hellvisback, simbolo di Salmo, compare ritratta in più parti del concerto. Tra i titoli di una scaletta che parte in quinta con “90min” e “Mic Taser” e senza pausa scivola su “Stai zitto”, “Antipatico”, “Ricchi e Morti”, “Russel Crowe”. Tra gli ospiti annunciati e non. Fedez che durante una diretta della mattina aveva smentito le voci che lo davano ospite: «Con Salmo mi sono chiarito. Andrò al concerto da spettatore. Ma non abbiamo un brano insieme, non so perché circolino voci su un mio duetto di stasera. Sono felice per lui e gli auguro il meglio». E invece, seppure davvero non ha cantato, Fedez è sul palco, in chiusura su “S.A.L.M.O”. Mentre poco prima, nel backstage, postava tra le stories di Instagram l’incontro con Rovazzi e il bacio tra i due sulla guancia (della pace, dopo anni di silenzi e frecciatine?). 

Ospiti anche Blanco ("La canzone nostra"), Ensi, Guè Pequeno, Lazza, che con il dj Slait aveva aperto il concerto dedicandolo a «chi non si è mai arreso nella vita», prima che un Salmo estremo ricoprisse il palco. E poi Noyz Narcos, Damianito, e Dj Treeplo. Tutto in finale dove il palco si è trasformato in dj set da cui farsi letteralmente trasportare. 

La disposizione della sua official band Le Carie - con Daniele Mungai aka Frenetik chitarrista, Jacopo Volpe batterista, Marco Azara chitarrista, Riccardo Puddu aka Verano, Davide Pavanello aka Dade bassista - è piramidale. 

Reduce da Blocco 181, la serie in otto puntate di Sky Original, a San Siro Salmo si difende benissimo. Dopo Milano, per lui le altre date e i palazzetti in autunno, dove replicherà lo show degli stadi in 12 città (29 novembre al Palazzo dello Sport di Roma, 12 dicembre al Mediolanum Forum di Milano). Un concerto simbolico, immaginifico, una bomba di suoni e di energia che è l'altra faccia dei successi del rapper: oltre 2,3 miliardi di streaming totali, 63 dischi di platino e 38 dischi d’oro. Due ore piene di live che si chiudono con «Le facce che cercano schiaffi. Ma trovano sempre gli applausi. Applausi, applausi. Applausi, applausi». E gli applausi, ma anche gli “Alé Alé oh oh” se li è presi, meritatamente, tutti. 

Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 10:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA