Sanremo 2022, Rkomi fa l'outsider: «Io il più venduto in gara al festival? Mi servono novità»

Lunedì 24 Gennaio 2022 di Federico Vacalebre
Sanremo 2022, Rkomi fa l'outsider: «Io il più venduto in gara al festival? Mi servono novità»

Il primo mistero del Sanremo prossimo venturo è: perché Rkomi, all'anagrafe Mirko Manuele Martorana, milanese, classe 1994, autore dell'album più venduto in Italia nel 2021, «Taxi driver», si è messo in gara al Festival?

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Già, Rkomi, perché? Di solito all'Ariston si viene per acchiappare il successo che stenta ad arrivare o riacchiappare il successo appannato o perduto, non certo all'apice del successo, come è capitato a te con un disco ricchissimo di «feat».
«È atipica come scelta, certo, ma tutto quello che è nuovo mi attrae: dopo un anno di risultati importanti avevo bisogno di stimoli freschi, dopo due anni di clausura da Covid, interrotti per me dal tour della scorsa estate, avevo bisogno di rimettermi alla prova, di risalire su un palco».

Con «Taxi driver» avevi già gettato un ponte tra il rap dei tuoi primi passi, quando eri coinquilino di Tedua, e sonorità diverse, meno legate all'hip hop.
«È vero, ero un rapper, oggi lo sono ancora, ma non tutto quello che faccio è rap, sto studiando pianoforte, mi sono avvicinato al teatro sul fronte della performance: cresco».

Ti senti un «nuovo cantautore»?
«La canzone d'autore, inevitabilmente, si rinnova nei tempi che attraversa, ma io non mi sento un cantautore, soprattutto se quella parola si usa per i giganti del passato, i Dalla, i De Gregori. Mi piacerebbe, un domani, essere in grado di arrivare alle loro profondità, senza rinunciare al diritto di essere superficiale, epidermico. Dargen D'Amico, lui si è che è un nuovo cantautore».

Restiamo a Sanremo: con «Insuperabile» fondi trap e rock, versi prevedibili («L'amore per me è elettricità», dice l'incipit) e meno («l'ultima curva», insuperabile, cambia le carte in tavola: «Le sabbie sono diventate rosse/ abbiamo rovinato anche il cognome dei nostri/ siamo una sconfitta perfetta, bambina»).
«Musicalmente è un riassunto del mio percorso: l'appeal rock, l'elettronica, il ritornello ipermelodico stanno insieme con l'attitudine hip hop della strofa. Si chiude il cerchio, in questo senso l'ultima curva del testo può completare il disegno, o segnare una rottura, anticipare l'impatto finale per la coppia protagonista del testo».

Tra i versi spunta il titolo del tuo album.
«La macchina c'è, anche se non è un taxi, ma una coupé che corre sull'asfalto. Qualcosa del personaggio di Travis Bickle nel capolavoro di Scorsese del 76 è rimasta anche nel personaggio della canzone, alle prese con una storia d'amore importante, di fronte ad un bivio fondamentale».

I tuoi testi sono molto cinematografici. Se fosse un film, «Insuperabile» che film sarebbe?
«Grindhouse, uno splatter del 2007 diretto da Quentin Tarantino, Robert Rodriguez, Edgar Wright, Rob Zombie ed Eli Roth. Quando uscirà il videoclip del brano si capiranno meglio le attinenze».

E a Sanremo come proporrai il pezzo? Le esperienze performative ti suggeriranno una messinscena particolare?
«Sì, mi proporrò in una maniera nuova. Anche se non ballo mi sto appassionando alla grandezza di alcuni coreografi, ai microgesti di Marina Abramovic».

Voliamo alto, non sarà troppo per la terra dei cachi?
«I modelli alti non garantiscono altezze ai principianti».

Vediamoli, questi nuovi modelli. In musica?
«Il rock, il blues, il jazz sono pianeti che sto esplorando. Il rap, e la trap, di oggi non mi dicono molto, anche se è da lì che vengo, rimangono i soliti maestri come Kendrick Lamar. Così scopro i Primus».

È al cinema?
«Ormai guardo quasi solo film d'epoca».

D'epoca? Quale?
«Truffaut, tanto cinema francese. L'Antonioni di Blow up, Jodorowsky. Mi sembra non brucino il tempo, lasciandolo a me per entrare nella storia».

Veniamo a venerdì 5 febbraio, serata delle cover: dividerai un medley di Vasco Rossi con i Calibro 35, mettendo al centro quella «Fegato fegato spappolato» inclusa nella nuova versione di «Taxi driver» in uscita nella settimana festivaliera.
«Vasco, con Jovanotti, è l'artista pop che più ammiro, non è un cantante ma canta, non è un rapper ma usa le parole come un rapper. È nella mia vita da sempre, l'ho scoperto alle medie ed è ancora qui. Fegato fegato spappolato è il flusso di coscienza di un uomo incazzatissimo. I Calibro 35 sono grandi musicisti, cinematograficissimi. Bello fare musica con loro, sono professionisti aperti all'improvvisazione».

Quali altre novità troveremo nel repack del disco più venduto del 2021?
«Il singolo con Elodie, La coda del diavolo, poi Maleducata con Dargen D'Amico».

Tuo rivale all'Ariston. Mi piace nel nuovo «Taxi driver» il suono compresso e rock di «Ho paura di te» con i Karakaz.
«Vengono da X Factor, sono forti».

Se dovessi vincere Sanremo?
«Non ci credo e non succederà. Ma, nel caso, festeggerò rivedendo il mio festival per capire tutte le mie lacune».

Se dovessi arrivare agli ultimi posti?
«Potrebbe succedere, non mi dispererei, tirerei fuori il precedente di Vasco con Vita spericolata, e mi leccherei le ferite rivedendo il mio festival per capire tutte le mie lacune».

Ma guardavi Sanremo?
«No, però lo conosco e lo rispetto. E a casa mia si ascoltava Massimo Ranieri: mio fratello, mio zio, mamma naturalmente che è di Fuorigrotta, a Napoli ha avuto tre ristoranti». 

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