Sergio Caputo spara a zero contro tutti: «La dittatura di radio e talent ha ucciso la musica in Italia»

Sergio Caputo: «La dittatura di radio e talent ha ucciso la musica in Italia»
di Rita Vecchio

Sesso, droga e rock and roll? No, swing. Quello di Un Sabato Italiano. E oggi Sergio Caputo, un po’ Bukowski un po’ Tom Waits, a trentacinque anni da quel successo, torna con un nuovo disco: “Oggetti Smarriti”, album autoprodotto con tre inediti e otto remake che «non hanno mai avuto la notorietà che meritavano».

Si può parlare di un nuovo disco? 
«Potrebbe sembrarlo, visto che tanta gente non era nata quando ho pubblicato Un Sabato Italiano. Ma non lo è. Sono pezzi unplugged che si erano “smarriti” qua e là tra un album e un altro. Ho tolto tutto quello che fa casino, riportando la canzone allo stato naturale, usando strumenti semplici, comprese le maracas dei miei figli. Ho fatto un album bello e da suonare in spiaggia».

Però il singolo “Scrivimi Scrivimi” trae in inganno. 
«È volutamente diverso. Volevo provocare le radio, visto che passano solo i pezzi che vogliono loro seguendo logiche “strane”»

Ce l’ha con le radio? 
«Sono loro che ce l’hanno con me. Non capisco il loro atteggiamento che danneggia la musica. Ho vissuto negli Stati Uniti per tanti anni e lì hanno il problema opposto, non certo quello di artisti ignorati. In Italia, ci sono talmente tanti interessi, con le major intendo, che è difficile far passare l’altra musica. Puoi fare il disco più bello del mondo, ma se loro non ti passano il pubblico pensa tu sia sparito».

Però lei ha lavorato con le major. Un nome fra tutti è Caterina Caselli. 
«Sì, mi ricordo le sue occhiate furtive a raggi X. Ma dal ’90 sono indipendente e non torno indietro». 

Per aggirare la dittatura delle radio, usa i social? 
«Li ho visti nascere. Sono una jungla. Un luogo virtuale di incontri e di solitudine, dove ci mostriamo meglio di come siamo nella realtà. “Scrivimi Scrivimi” parla di tutto questo, ma alla fine resta una canzone d’amore. Nel clip di lancio ho inserito dei video-selfie che mi sono arrivati dai fan... bellissimo esperimento».

E Sanremo? Ci è stato tre volte, ha pensato a tornarci?
«No, no. Solo se mi pagano. Ma, poi, Sanremo che cosa è? Non è musica italiana. Eppure, della musica, avrebbe dovuto rappresentare il meglio. Ci sono sconosciuti usciti dai talent che vanno con canzoni di una miriade di autori». 

Quindi ce l’ha anche con i talent?
«Sì. È solo una moda, che passerà. Come in America. Non credo che lo avrei fatto ai miei tempi e non credo che lo farei oggi, nemmeno come giudice». 

È vero che ha detto che la musica italiana si ferma a De Gregori? 
«Non so se l’ho detto. Ma credo che la musica italiana non esista. Abbiamo tradotto in italiano i generi musicali internazionali. Tutto qui». 

Per questo è scappato dall’Italia? 
«Sono un romano atipico. In parte mi sento esule strappato alle origini. Ho cercato di vivere a Roma, ma far crescere i miei figli in una città così complessa è difficile. E ci ho rinunciato».

Quindi non sa niente di politica italiana e della Raggi? 
«Bello stare lontani dalla politica italiana. La Raggi non l’ho vissuta. E non so... credo sia un bene». 

Ma cosa è rimasto oggi del Caputo pubblicitario? 
«L’artista. Amo l’arte, dipingo, creo, faccio musica». 

E della sua vita dissoluta? 
«E' un miracolo che io sia arrivato a questa età. Poi per fortuna ho incontrato mia moglie Cristina che mi ha addomesticato». 

Niente più donne?
«Ammetto di averle contate (ride, ndr). Non so se arrivo alle quattro cifre. Ma sono davvero tante». 

Tornerà in Italia? 
«Solo per fare concerti. E spero molto presto».
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Giovedì 17 Maggio 2018, 05:10 - Ultimo aggiornamento: 17-05-2018 09:39
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