Spacer Woman, la hit che nel 1983 fu un flop e ora è esplosa nelle disco di mezzo mondo

di Claudio Fabretti

Il tipico battito italodisco, ma ancor più robotico e futuristico, con quella drum machine incalzante, la melodia del sintetizzatore arpeggiato, una voce femminile filtrata dal vocoder. Era il 1983, ma potrebbe essere anche oggi, odomani. Perché “Spacer Woman”, la canzone di Maurizio Cavalieri alias Charlie, è diventata negli ultimi anni un cult neanche troppo sotterraneo delle discoteche di mezzo mondo.

 

Lo testimoniano le cifre, e non solo quegli impressionanti 15 milioni di visualizzazioni su Facebook che non possono essere sfuggiti all’internauta attento. «Abbiamo venduto già 5.000 vinili, ne sto ristampando 500 copie ogni due mesi, tutte in vinili colorati – racconta Claudio Donato, produttore e proprietario dello storico negozio di dischi romano Goody Music, nonché detentore dei diritti sul brano – Spopola in particolare tra i giovanissimi, dai 18 ai 26 anni, che frequentano i club underground, tra gli appassionati dell’elettronica berlinese e delle tendenze più di culto. E del brano non esiste un videoclip ufficiale: tutti quelli che girano su YouTube, con più di 5 milioni di visualizzazioni, sono opera di cultori»
 


Nata nel 1983, in piena febbre synth-pop, come variante danzabile e “mediterranea” degli esperimenti elettronici di marca britannica di Depeche Mode e Heaven 17, “Spacer Womanfu all’epoca un clamoroso flop. «Vendette solo 500 copie, e in quegli anni anche venderne 10.000 era un insuccesso… - ricorda Donato – Eppure in qualche modo è riuscita a superare la prova del tempo. Ha risalito la corrente, fin da quando nel 1988 è diventata la sigla di una importante discoteca di Francoforte. Grazie al passaparola, il suo culto è cresciuto negli anni, perché aveva suoni moderni, molto vicini a quelli dell’elettronica da club degli ultimi decenni. Poi – racconta ancora Donato – tre anni fa è esplosa negli Stati Uniti. Da allora, è una pioggia continua di richieste da tutto il mondo: dalla Germania al Giappone, dall’Olanda all’Inghilterra. È richiestissima anche per sample e per colonne sonore di serie televisive, come Narcos. E nelle serate revival anni 80, è praticamente immancabile». Ma anche il mercato della pubblicità si è accorto di “Spacer Woman”: infatti è nata una collaborazione con Lacoste.
 


Nel 1983 Cavalieri, reduce dall’esperienza disco-music dei Firefly, aveva reclutato l’amico Giorgio Stefani per scrivere le musiche e comporre il testo del brano, registrato a Vicenza dalla Mr. Disc Organization, di proprietà dello stesso Cavalieri. Per darle vita, sono bastati una drum machine Italo Linn, un Roland TR-808 e uno Yamaha DX7, uniti ai vocalizzi al vocoder a cura della moglie di Stefani. Inclusa nella storica compilation di I-f “Mixed Up In The Hague” nel 2001, "Spacer Woman" condensa in poco più di 7 minuti una classica love-story dell’era spaziale. Uno dei tanti miracoli di una saga, quella della italo disco, spesso più fortunata all’estero che in patria. «Forse la colpa è dell’ondata di monnezza che dal 1983 in poi uscì sotto quella sigla – osserva Donato – Ma il fenomeno italodisco attirò musicisti e compositori importanti, che ne plasmarono i contorni originali, da Celso Valli a Mauro Malavasi, da Fio Zanotti a Claudio Simonetti, di cui ristamperò a breve i vinili dell’era Easy Going. È una vera miniera di idee e di suoni, che spesso erano molto avanti rispetto all’epoca, tanto è vero che resistono ancora alla prova del tempo». O addirittura si trovano a vivere una nuova vita, decisamente più esaltante. Proprio come la “Spacer Woman” di Charlie.
 
 
Venerdì 30 Agosto 2019, 15:51 - Ultimo aggiornamento: 30-08-2019 15:54
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