Tommaso Primo, nel 3103 l'esodo dalla città-pianeta

Venerdì 15 Giugno 2018
Tommaso Primo, nel 3103 l'esodo dalla città-pianeta

Federico Vacalebre
L'ondata cantautorale newpolitana ha talento da vendere, ma non riesce ancora a metterlo a fuoco come merita, forse anche per scelte produttive, per una filiera troppo autarchica che impedisce cortocircuiti fertili e fertilizzanti. Nella scia dei Foja di Dario Sansone, dell'avventura estera di Gnut, del ritorno di Flo alle atmosfere del suo primo pigmalione Daniele Sepe, ecco ora il secondo album di Tommaso Primo, classe 1990, tropicalista della Napoli sotto forza d'urto gentrificante, tanto da immaginare un futuro, un «3103», in cui la città-pianeta è costretta a prepararsi all'esodo.
Un concept album diviso in due parti, due lati avremmo detto una volta, quella della preparazione del viaggio, più terrestre e sconsolata, e quella poi astrale, con la ballad «Cassiopea» a fare da cesura a una narrazione sonora meno tropicalista del passato, più soul-pop, ancora alla ricerca di una propria identità, basandosi per ora su quella della città «capitale di sonorità», dove anche Superman sarebbe stato diverso (migliore?) se ci fosse nato. Superate le cronache del dopobomba, Primo canta le sue cronache postatomiche e torna indietro, «prima di Cristo, di Buddha e del funk», per capire dove abbiamo sbagliato, quando ci siamo ipotecati il futuro.
Ogni tanto la narrazione sacrifica il sound, lascia spazio al talkin', e crede a salvifiche forze da trovare, come sempre, dentro noi stessi. La fantascienza è di casa nella sua versione più mainstrean e contemporanea, che tiene insieme l'anime - i cartoon giapponesi, chiedo perdono agli iniziati per la semplificazione - da «I cavalieri dello zodiaco» a «Godzilla», alla lotta «Zombie vs Alien», svegli contro dormienti. Tommaso cita anche Eraclito e Pico della Mirandola, chiede scusa alla Madre Terra, incontra il veliero pirata alieno «Magellano astroboat» con la sua ciurma indisciplinata e resistente di partigiani dello spazio. Tanta carne al fuoco, anche a costo di perdere per strada certe gioiose intuizioni melodiche che potrebbero venire fuori meglio.
Ma il sincretismo, tropicalista e non, è ancora alla base di tutto, tiene insieme mondi diversi, mentre Primo produce anche il disco, con Daniele Chessa, e l'aiuto di un'ottima schiera di musicisti veraci, ma non si smarrisce nel cosmo e racconta quello che vede ogni giorno: «Lega nordista/ nuovi fascisti/ chiachielle ' ca s'atteggiano/ ca vonno fa e tronisti/ finti buddhisti/ Despacito dint ' 'a playlist/ se vedono Gomorra/ e vonno fa po' e scissionisti/ I Love mammà/ e la libertà/ te passano pe' cuollo e o fanno senza ce penza'». 3103, odissea fuori da Napoli.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA