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"Trasformazioni", il nuovo album dei Radical Kitsch al First Floor di Pomigliano

Sabato 21 Maggio 2022 di Giovanni Chianelli
"Trasformazioni", il nuovo album dei Radical Kitsch al First Floor di Pomigliano

A volte ritornano. Con un album, un lp, come non accadeva da 10 anni quando uscì “Limo”: i Radical Kitsch, la band composta dalla voce di Conforti, le tastiere di Francesco Capriello e la chitarra di Gianluca Capurro sono di nuovo in scena con “Trasformazioni”, stavolta una prova elettronica. Viene presentato con un concerto domani, alle 22 al First floor di Pomigliano D’Arco.

10 anni, ma non di silenzio. Prima di “Trasformazioni” ci sono state le incursioni interdisciplinari di “Le nozze di Roma col Fuoco” del 2014, che vide tra i protagonisti anche Giusi Merli, la “santa” de “La grande bellezza”, oppure l’ep “Seasons” realizzato in collaborazione con la cantante Alana Sinkey (2019) e la rielaborazione elettrodark dell’evergreen  “E mo e mo” di dicapriana memoria, in duetto con Zaira Zigante dei Golden Rain; il remix di quest’ultimo brano ha tenuto banco per mesi nelle radio specializzate ed è stato distribuito dall’etichetta Energy.

Adesso propongono otto tracce, alcune nuove e altre trasformate, ed in parte è spiegato il titolo. Oltre a segnare uno dei singoli, la prima traccia dell’album, “Trasformazioni” descrive il processo che è avvenuto nel gruppo in questi oltre vent’anni, ma ribadisce al contempo la cifra di una dichiarazione di intenti che era già presente agli albori della band: “La trasformazione è il modus operandi dei nostri propositi proteiformi” spiega Conforti. “Con Capriello e Capurro siamo triumviri di una repubblica estetica che da sempre tradisce i risultati espressi e proprio così conferma la propria poetica, quella dello sperimentare, di giocare con i generi e le forme espressive”.

Nel disco sono presenti brani recenti: la già citata “Trasformazioni”, ironica e robotica, tra i Kraftwerk e Lindo Ferretti, che si avvale di un video firmato di animazione da Walton Zed, in uscita il 22 maggio. E l’unico brano in lingua napoletana, “Dint’o’ scuro”, che recupera lo smalto dub e newpolitano del gruppo.

La vera trasformazione riguarda i brani storici come “Echi di mare”, con cui il gruppo vinse il premio “Artemare” a Riposto, che da interplay jazz, così come fu proposto allora, riprende adesso la vena psichedelica della sua composizione originaria, arricchendo l’idea elettronica di vent’anni prima con degli spunti contemporanei ai limiti della trap e delle ultime sonorità. Lo stesso accade per “Visnu in Bombay”, presente nell’album “Flowers” di Fabiana Martone, che in questo disco rinnova le sue vesti ma al tempo stesso recupera qualcosa di più autentico rispetto alle versioni che ha avuto nel tempo.  C’è spazio anche per due tracce più intimiste, la “Lingua degli stambecchi”, che pur valse l’attenzione del Musicultura di Macerata nel 2007, una delle rare canzoni d’amore del sodalizio napoletano, e “Statuaria”. Proprio quest’ultimo titolo rappresenta “il punto d’origine dell’avventura di questo gruppo strano ed indefinibile, per certi versi ectoplasmico: "Statuaria" era un progetto di opera elettronica, erano gli anni in cui la mia voce di si affiancava a quella di tenori e soprani” racconta ancora Conforti. Eppure, proprio "Statuaria" perde in questa raccolta le sue connotazioni elettroniche, per aprirsi al contemporary jazz, una sperimentazione spigolosissima dove la quasi salmodia poetica del cantato va in controtempo con il contrabbasso di Vincenzo Lamagna e la batteria di Agostino Mennella che raggiunge architetture estreme, quasi impossibili. Decisamente freak le tracce "Movida" e soprattutto "Love", dove spuntano echi pulp e new wave, ma anche suggestioni lisergiche e glam alla Lou Reed, impreziosita dai cori dell’altra producer Sabrina Carnevale.

Su tutti i brani la misura e l’eleganza delle chitarre di Capurro, che si contende i colori e gli arrangiamenti con Capriello, che in questo disco ritorna anche a sonorità squisitamente pianistiche ed introspettive. I testi e le melodie sono sempre quelle di Conforti, la cui voce viene trasformata - appunto - dal lavoro del producer Marco De Falco e viene condita da effetti sperimentali ma anche tagliata e cucita, come in un quadro di arte contemporanea. Completa l’ensemble il dub master Dj Spike, Stanislao Costabile, da anni in coppia fissa con Zulu Persico. Un’opera che nel suo complesso è resa possibile dal solito Nino Mecenate, generoso e fantomatico produttore, e dall’etichetta Drop and Spiral. Per restare in tema di arte e mecenatismo, in copertina una tavola del pittore napoletano Antonio Bertè tratta dalla pubblicazione di tavole "Commento a Kafka".

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