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Ultimo in concerto a Napoli, nessuno come lui: doppio sold out allo stadio Maradona

Sabato 25 Giugno 2022 di Federico Vacalebre
Ultimo in concerto a Napoli, nessuno come lui: doppio sold out allo stadio Maradona

I record di Ultimo sono clamorosi: nessuno prima di lui - non il genius loci Pino Daniele, non il rocker n.1 Vasco Rossi, non i Rolling Stones - ha mai riempito per due sere consecutive quello che un tempo si chiamava San Paolo e che ora porta il nome di Diego Armando Maradona, ben più venerato da queste parti dell’evangelista convertito sulla via di Damasco. 

E se Niccolò Moriconi, così all’anagrafe, sarà ricordato come il più giovane artista italiano ad aver riempito stadi come il nostro, il Franchi di Firenze (doppio sold out), l’Olimpico di Torino, San Siro a Milano (doppio sold out) più il Circo Massimo a Roma, il Guiness dei primati parlerà di un exploit a 26 anni, ma le prevendite ci ricordano che questi «tutto esaurito», 550.000 biglietti staccati, di cui quasi novantamila a Napoli tra stasera e domani, risalgono a due anni fa, prima della pandemia, quando di anni ne aveva «solo» 24.

Record che - dopo aver finalmente intascato l’affetto del pubblico, aver constatato che i suoi ascoltatori sono sì cresciuti, ma non sono andati altrove - hanno addolcito il cuore di Ultimo che, proprio quando si sentiva sul tetto del (suo) mondo ha visto cadergli la casa in testa: «A 23 anni rimandi il tour che era il sogno della tua vita, ti manca la terra sotto i piedi, hai paura di perderti. Sono stati anni cupi, come ho raccontato nell’album “Solo”, in cui ho provato ad essere più fedele possibile con le mie sensazioni: ho provato una profonda solitudine e quelle canzoni lo dicono, sono domande che sul palco stanno trovando la risposta», confessa lui.

Ecco allora la gigantesca «U», iniziale del suo nome d’arte, sotto cui appare in scena per rompere il ghiaccio con «Buongiorno vita». Il tripudio delle fans e dei fans addolcisce la sua amarezza, il suo risentimento, il carattere di chi non ha ancora dimenticato le difficoltà da cui è venuto. Quando la «U» si illumina è come se la carriera della giovane popstar venuta da San Basilio fosse raccontata nel passaggio dall’oscurità alle luci abbaglianti, da 0 a un milione, dal muretto sotto casa allo stadio pieno, lasciando che la costruzione dello show tratteggi il suo clamoroso exploit: un set elettrico, un set acustico, un altro da solo al pianoforte. Come i suoi maestri-amici-esempi Venditti e Baglioni, solo che loro si sono concessi tour diversificati dopo decenni di gavetta e di successo, lui ha conquistato tutto in un attimo, o quasi, e concentra tutto in una notte, o quasi: «La sfida di chi fa questo mestiere è far sì che i cambiamenti che la gente inevitabilmente vive lascino immuni le passioni», riflette. E la domanda, prima del debutto a Bibione, prima delle conferme raccolte finora show dopo show, era: ma il pubblico di Ultimo gli sarà rimasto fedele in questi due anni? O, come, spesso succede, nel caso delle giovani generazioni, un veloce mutamento del gusto avrà rimescolato le carte a terra?

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I boati che accoglieranno stasera e domani «La stella più fragile» o l’inno di questo periodo, «Vieni nel mio cuore», cancelleranno ogni dubbio, se qualcuno ne ha ancora: i ragazzi e le ragazze italiane che avevano eletto Ultimo a loro portavoce non hanno cambiato idea. Piaccia o non piaccia, bisognerà farsene una ragione, capire perché in quei versi-mal di pancia, in quelle melodie rabbiosamente nichiliste si ritrovano gli abitanti di quest’Italietta allo sbando che non è un paese per giovani: «Ho iniziato a suonare nella mia cameretta, guardate com’è diventata grande ora», urla lui, che vorrebbe trasformare gli stadi nella sua cameretta, mentre sul prato, nelle tribune, nelle curve, a migliaia si stanno lasciando alle spalle l’orizzonte stretto della loro, di cameretta. «Negli ultimi due anni ho pensato al ritorno al live in ogni momento della giornata. Non avevo una prospettiva». Ora ce l’ha e guarda il suo popolo dall’alto del palco: «Posso dare un senso alla mia vita, non conta più quanti hanno scritto che sarei finito, che nun potevo regge’ il successo iniziale. Sto persino lavorando per essere meno rancoroso».

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Il palco è rimasto dov’era per Vasco Rossi il 25 giugno scorso, è più piccolo, è scoperto, ma ha un design particolare, a suo modo innovativo. I cancelli dovrebbero aprire alle 16.30, ai botteghini dovrebbe esserci ancora qualche biglietto. Il record di Ultimo è quello di essere diventato il primo, piaccia o non piaccia, bisogna fare i conti con lui, la sua rabbia, la sua sfacciataggine, la sua umanità di periferia diventata centrale nello showbiz italiano, nell’immaginario delle generazioni a cui è affidato il futuro di questo scalcagnato paese che un titolo come «Il ballo delle incertezze» potrebbe raccontare benissimo. 

Ultimo aggiornamento: 20:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA