Vasco e la «Colpa di Alfredo»:
«Rifarei la canzone tale e quale»

Martedì 24 Novembre 2020 di Federico Vacalebre
Vasco Rossi, 1980

Ha annunciato il suo nuovo singolo per l'1 gennaio 2021 e lo presenterà - non danzando, siamo seri - in tv con Roberto Bolle. A 68 anni Vasco Rossi non appende la poesia rock al chiodo anzi, ma si lascia «storicizzare». «Colpa d'Alfredo», suo terzo lp, uscito nell'aprile 1980, è il terzo volume che la Sony dedica ai quarantesimi anniversari dei suoi dischi: nel 2018 il primo, «Ma ...ma cosa vuoi che sia una canzone...», l'anno scorso «Non siamo mica gli Americani!», nel 2020 il disco della svolta rock, quello di «è andata a casa con il negro la troia», che tante polemiche ha causato e che, al tempo, non uscì come singolo per ovvie ragioni, ma fu determinante nel regalargli notorietà (e airplay) fuori dalla sua Emilia Romagna.
Una riedizione strenna, come si usa sotto Natale, ultima nicchia di mercato importante per la musica su supporto, in dimensione «fisica»: niente inediti, nella versione de luxe, c'è il corto animato di «Anima fragile» realizzato per l'occasione; un libretto con foto inedite ed una lunga, intrigante, intervista di Marco Mangiarotti al cantautore di Zocca; le copie anastatiche di cd, vinile, cassetta, 45 giri, la maschera di Vasco con l'occhio pesto, come nella copertina ritrovata. Tutto, naturalmente, rimasterizzato dal mitico Maurizio Biancani dai nastri originali. Il costo? 85 euro.
«In copertina doveva esserci la mia faccia, quella di uno un po' pestato dalla vita e dalla critica (che in realtà non mi aveva neanche pestato, ma non considerato proprio). Volevo un'immagine forte, truccato come se avessi preso delle botte». La foto finì sul retro, sostituita dalla nuca del rocker, che ha ora ristabilito l'ordine delle cose. Cosa successe? L'autore dello scatto, Mauro Balletti, non lo sa, Vasco parla di «una rapallata», riferendosi a Mario Rapallo, il discografico dei suoi esordi, con la Targa. Lui, secondo l'autore, «Colpa d'Alfredo» non l'aveva neanche sentita, «e quindi non poté censurare (avrebbe avuto sicuramente qualcosa da dire sul fatto della troia).

La cosa sicura è che, se non fossi stato sotto contratto con la sua casa discografica indipendente ma con una major, non sarebbe mai stata registrata. Questa è una cosa fondamentale. Una multinazionale mi avrebbe sicuramente cassato la frase e fatto cambiare il testo. Mi ricordo, ai tempi, altri artisti massacrati da questi direttori artistici». Il verso incriminato? Storia vera, un dopo-discoteca - siamo al mitico Snoopy di Modena - in cui il sesso programmato era sfumato: lui si era fermato a perdere tempo con dei videogiochi, lei aveva scelto «l'altro», piantandolo in asso, con il solito complesso di inferiorità nei confronti delle prestazioni sessuali degli afroamericani, risolto, nelle chiacchiere con Massimo Riva, con quella battutaccia: «È la verace versione padana della Febbre del sabato sera, non quella con i balletti di John Travolta (non ho mai visto il film e non ho mai sopportato i falsetti dei Bee Gees). Per me che facevo il dj e vedevo la realtà delle discoteche modenesi, bolognesi, di Rimini e Riccione, era tutta un'altra cosa: non è che arrivava uno e si faceva il balletto, no, in discoteca si andava per cercare la femmina, per accoppiarsi. Ed erano tutte lì, girava così», Vasco dixit a Mangiarotti, confermando: «Non cambierei una parola di quel pezzo, nemmeno... quella».

La band delle session, con Riva, con Maurizio Solieri, diventerà a breve la Steve Rogers Band. «Alibi» nasce imitando un giro di basso alla Sting/Police sugli accordi di «On Broadway» di George Benson: «Volevo fare la stessa onda, ma in realtà l'ho rovesciata e ne è uscito un rap, con delle divisioni particolari delle frasi su due accordi». «Sensazioni» è un inno al piacere lussurioso, liberatorio, sfrenato: «Vogliamo godere, godere, godere»: «La risposta al pensiero dominante fine anni Settanta, dopo le grandi delusioni di tutti i sogni di rivoluzione e cambiamento di quando avevamo vent'anni... E qui potrei addirittura tirarti fuori Lacan, con la figura del godimento al posto di quella del desiderio. Il godimento che è mortifero, è quasi un istinto di morte, in realtà, e poi, se tu invece proibisci il godimento, ecco che nasce il desiderio. E il desiderio è una cosa che costruisce, crea tutto quello che c'è, ed è infinito, mentre il godimento finisce tutte le volte con il godimento della cosa». Il Blasco con il giornalista parla anche di «Tropico del cancro» e, soprattutto, di Desiderio, godimento e soggettivazione di Massimo Recalcati, confessando di non aver solo vissuto (spericolatamente), ma anche letto. «Anima fragile», una ballata piano e voce, è l'ultima volta in cui Gaetano Curreri suona in un disco dell'amico. Stava formando gli Stadio per accompagnare Lucio Dalla, registrò il suo contributo al piano in un solo take, «buona la prima».

Poi, qualcuno azzarda, Vasco divenne rock, libero dall'amico detto «Beethoten», degli ingombranti e fuori tempo echi prog dei primi due lavori. «Asilo republic» chiude il disco con spirito punk ma chitarre heavy metal. È il pezzo politico dell'album, c'è il fantasma del Pinelli che «cade dalla finestra del commissariato» dietro il testo, l'ideale anarco-libertario, cose da «anarchici idealisti, dei primi tempi di Bakunin, per capire, dell'Ottocento; facevamo teatro per la strada, facevamo sensibilizzazione, cercavamo di migliorare noi stessi, di diventare l'uomo anarchico capace di vivere senza bisogno della polizia che lo controlla. Questo era il concetto che io avevo nella testa a vent'anni, e tutto quello che ho fatto poi sempre è stato in quel modo lì, cercando di cambiare me stesso, di migliorare, di affrontare le paure che avevo e di vincerle... Non ero fascista, per niente, il contrario».

A curare il tutto, con la fondamentale Tania Sachs, storico megafono del Komandante, Arturo Bertusi, che firma anche la regia del corto di «Anima fragile», animato da Rosanna Mezzanotte. L'anno prossimo tocca a «Siamo solo noi». Ma il 2021 sarà aperto, il primo dell'anno, dall'atteso nuovo singolo: «A Capodanno.... ballo con Bolle!», conferma via social il cantautore, protagonista della prima puntata di «Danza con me» su Raiuno. «Ballo», si fa per dire, non vi aspettate un tutù o sceneggiate tipo Milly Carlucci.

Ultimo aggiornamento: 21:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA