Zucchero, due grandi concerti per i 40 anni di carriera. «A Sanremo? Non mi vogliono nemmeno in gara, si punta agli influencer»

Zucchero, due grandi concerti per i 40 anni di carriera. «A Sanremo? Non mi vogliono nemmeno in gara, si punta agli influencer»
di Rita Vecchio
Venerdì 18 Novembre 2022, 21:20
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«Ce l’abbiamo fatta. E ora ho una bella responsabilità». Zucchero ritorna alle origini. A Reggio Emilia. A casa. Annunciate due date che preludono un grande concerto - il 9 e il 10 giugno alla RCF Arena di Reggio Emilia - per i 40 anni di carriera. Sono le prime parole di “Sugar” Fornaciari mettendo piede per la prima volta nell’area che ospiterà 35mila spettatori per ognuna delle due serate. «E’ l’Arena permanente più grande d’Europa - dice Ferdinando Salzano presidente di Friends & Partner, l’agenzia del live - Siamo orgogliosi sia proprio lui a inaugurarla in questa veste, con posti seduti».

Saranno 40 metri di palco e la pianta è disegnata a forma di “diamante”, come il singolo estratto dall’album “Oro incenso & birra (1989, in collaborazione con Eric Clapton). «Io preferisco suonare nelle arene perché vedo tutti e mi sento abbracciato. Lo stadio? L’ho già fatto (San Siro, 2008, anche qui con posti come in teatro). Magari oggi non lo riempirei più. Oggi si va allo stadio per vedere il ragazzetto cool. Ai miei tempi si andava allo stadio per vedere U2 e Springsteen». E sul concerto: «Ho suonato a Reggio Emilia meno che ne resto del mondo. Tornare qui è per me come fare il concerto dell’amore. Ho un attaccamento viscerale per questi posti». Originario di Roncocesi, ammette che ha quasi «paura di tornare» perché teme «di vedere cambiata la gente che allora era molto genuina. Al paesello c’era ironia e sarcasmo. Voglio salvaguardare quella parte fanciullesca e naïf che ho e che salva pure me. Se non fosse così, sarei un rivoluzionario. Molti pensano che io sia burbero, ma non è vero». Esclude il Festival di Sanremo, perché «con quella direzione lì (Amadeus, ndr) non mi vogliono nemmeno in gara, e anche perché credo sia tutto mirato a fare audience, all’insegna della nuova musica e degli influencer».

E sui giovani artisti dice: «Partono bene ma dopo due successi diventano pop». In scaletta ci saranno tutti i suoi successi e sarà un grande festa. Sul brano “Partigiano Reggiano” racconta: «C’era una casa colonica qui vicino con la scritta di qualche frase della canzone che volevano abbattere perché distraeva. A poca distanza c’era poi un cartellone pubblicitario con il lato b di una modella. Non so quale distraesse di più».

E a proposito della politica attuale si definisce un disilluso: «Non ci sono reazioni, ai tempi miei e di Guccini sarebbe successo qualcosa. Le abbiamo provate tutte e proveremo anche questa. Hanno dato un segnale con la legge sui rave, e ho pensato che magari avrebbero vietato pure le Feste dell’Unità (ride, ndr). Io faccio il mio mestiere e vado avanti lo stesso. E’ il popolo che ha deciso, d’altronde siamo in democrazia». E a differenza  di Laura Pausini che si è rifiutata di cantare Bella Ciao: «Ognuno la pensa a suo modo, ma per me non è divisiva. E’ talmente una bella canzone conosciuta in tutto il mondo che non vedo il problema. Negli ultimi anni sembra che tutti debbano essere buoni, ma sono redenzioni patetiche. Io l’ho cantata e la ricanterei e non mi farei tante menate».

E sulla direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, nominata consigliera per il ministero della Cultura da Gennaro Sangiuliano dice: «L’idea è buona ma la musica non è solo quella colta. Sarebbe stato più giusto mettere anche un consigliere per l’altra faccia della musica. Morgan? E’ bravo ma è umorale (sorride, ndr). Se mi piacerebbe essere io un consigliere? Lo farei, perché no? Mi piacerebbe».

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