A Max Gazzè la cittadinanza onoraria del Comune di Vieste per la leggenda di Cristalda e Pizzomunno

A Max Gazzè la cittadinanza onoraria del Comune di Vieste per la leggenda di 'Cristalda e Pizzomunno'
di Ida Di Grazia

Cittadinanza onoraria del Comune di Vieste a Max Gazzè che con la sua canzona al Festival di Sanremo ha fatto "conoscere al grande pubblico la leggenda di 'Cristalda e Pizzomunno' che riguarda la storia d'amore tra il giovane pescatore Pizzomunno e la sua amata Cristalda.
 "Un riconoscimento - afferma all'Ansa il sindaco Giuseppe Nobiletti - che con orgoglio vogliamo tributare a Max Gazzè, per questo grande dono che, senza che nessuno glielo ha mai chiesto, ha voluto fare a Vieste. L'aver portato alla ribalta di Sanremo, sul palco del più prestigioso festival della canzone italiana, un pezzo significativo nella nostra cultura popolare, ci riempie di gioia". "Vieste, già conosciuta e apprezzata quale principale località turistica pugliese - aggiunge il primo cittadino - grazie a Max Gazze, e agli autori dello stupendo testo, sarà ora ancor più conosciuta e in tanti, come già stiamo verificando, vorranno conoscere la leggenda di Cristalda e Pizzomunno e visitare il luogo dove si erge il maestoso monolite".

Tutta Vieste , sindaco in testa, tifa per il cantautore romano.

"La storia - ha raccontato Gazzè - me l’ha raccontata mio fratello Francesco, che ha scritto il testo. Racconta la storia di un marinaio che è così innamorato della sua Cristalda da resistere al canto delle sirene; queste, però, si infastidiscono, e trascinano la sua amata in fondo al mare con le catene. Lui non riesce a salvarla e rimane pietrificato, diventando così il monolite di Pizzomunno che si trova sulla spiaggia di Vieste. Ogni cento anni, però, le sirene concedono una notte di libertà ai due amanti".

L'ESIBIZIONE DI MARTEDI' 6 AL FESTIVAL DI SANREMO - GUARDA

Il testo de "La leggenda di Cristalda e Pizzomunno"
di F. Gazzè - F. De Benedittis - M. Gazzè

Tu che ora 
Non temi, 
Ignorane 
Il canto…
Quel coro ammaliante 
Che irrompe alla mente 
E per quanto
Mulini 
Le braccia oramai
Non potrai 
Far più niente. 
Ma se ti rilassi
E abbandoni
Il tuo viso 
A un lunghissimo 
Sonno, 
O mio Pizzomunno,
Tu guarda 
Quell’onda 
Beffarda
Che affonda 
Il tuo amore indifeso. 
Io ti resterò 
Per la vita fedele
E se fossero
Pochi, anche altri cent’anni!
Così addolcirai gli inganni
Delle tue sirene… 
Cristalda era bella
E lui da lontano 
Poteva vederla 
Ancora così 
Con la mano
Protesa
E forse una lacrima scesa 
Nel vento.
Fu solo un momento,
Poi lui sparì 
Al largo
E lei in casa cantando…
Neppure il sospetto
Che intanto 
Da sotto
La loro vendetta 
Ed il loro lamento! 
Perché poveretta
Già avevano in cuore
I muscoli tesi
Del bel pescatore,
E all’ennesimo 
Suo rifiuto
Un giorno fu punito! 
Ma io ti aspetterò…
Io ti aspetterò,
Fosse anche per cent’anni aspetterò…
Fosse anche per cent’anni!
E allora dal mare
Salirono insieme
Alle spiagge 
Di Vieste
Malvage 
Sirene…
Qualcuno le ha viste
Portare 
Nel fondo 
Cristalda in catene.
E quando 
Le urla
Raggiunsero il cielo,
Lui impazzì davvero 
Provando 
A salvarla,
Perché più non c’era…
E quell’ira 
Accecante
Lo fermò per sempre.
E così la gente
Lo ammira 
Da allora,
Gigante 
Di bianco calcare
Che aspetta tuttora 
Il suo amore
Rapito
E mai più tornato!
Ma io ti aspetterò…
Fosse anche per cent’anni aspetterò…
Fosse anche per cent’anni aspetterò…
Fosse anche per cent’anni!
Io ti aspetterò 
Fosse anche per cent’anni!
Si dice che adesso,
E non sia leggenda,
In un’alba 
D’agosto
La bella Cristalda
Risalga 
Dall’onda 
A vivere ancora 
Una storia 
Stupenda. 
Mercoledì 7 Febbraio 2018, 17:52 - Ultimo aggiornamento: 07-02-2018 19:02
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