«Voglia», la canzone di Sannino
che meritava la gara a Sanremo

Domenica 14 Febbraio 2021 di Federico Vacalebre
Andrea Sannino 2021

Nello spiegare il cast del suo secondo Sanremo, ancora più giovane, giovanile, giovanilistico e in sintonia con le ultime tendenze soniche, Amadeus si è fatto - giustamente - forte dei numeri di visualizzazioni e streaming raggiunti da artisti pur poco noti al pubblico generalista come i Coma_Cose, Willie Peyote, La Rappresentante di Lista, Madame... Peccato, soprattutto dopo aver ascoltato le 26 canzoni dei big in gara all'Ariston dal 2 al 6 marzo prossimo, che quei numeri non abbiamo contato nel caso di Andrea Sannino.

La sua «Abbracciame», finora, vale 64 milioni di «views» e streaming, tra YouTube, Spotify e piattaforme varie. Una canzone più indie, nel senso di indipendente almeno, di molte di quelle che hanno trasformato in Campioni Random, Aiello e Gio Evan, tanto per continuare a fare nomi, perché imposta dal basso e in dialetto, perdipiù.

Forse è stato quel dialetto, anzi quella lingua napoletana, la lingua della canzone (italiana nel mondo) per eccellenza, ad aver impedito ad Andrea, ed alla sua «Voglia», di essere in gara quest'anno tra i big, poco importa che «Abbracciame» sia diventata un inno nazionale di resistenza intonato dai balconi di tutt'Italia nel lockdown, che lui sia stato mille volte in tv più dei coetanei che non avrà come rivali. Dice il regolamento che il testo deve essere «in lingua italiana. Si considera in lingua italiana anche il testo che contenga parole e/o locuzioni e/o brevi frasi in lingua dialettale e/o straniera (o di neoidiomi o locuzioni verbali non aventi alcun significato letterale/linguistico), purché tali da non snaturarne il complessivo carattere italiano, sulla base delle valutazioni artistiche/editoriali del direttore artistico».

Dopo aver ascoltato «Voglia» e le 26 canzoni che le sono state preferite, il dubbio che Amadeus e la commissione artistica abbiano preso un abbaglio sorge spontaneo. «Si ll'ammore se perde/ non lo puoi cancella'/ perché quello che resta/ te serve pe' campa'», canta Andrea in una linea melodica antica ma moderna, verace ma soul, figlia di Eduardo De Crescenzo, di Sal Da Vinci, di Gigi Finizio: «L'ho scritta l'anno scorso nei camerini del Diana, aspettando il mio momento di salire in scena alla fine dello show di Alessandro Siani. Ero l'ospite a sorpresa, arrivavo sempre con un bell'anticipo con i miei musicisti e, così, Pippo Seno ha messo un accordo di chitarra e da quello è nato tutto. Poi è arrivato Mauro Spenillo, con me autore di "Abbracciame" e, quando abbiamo finito il pezzo e lo abbiamo registrato, ci è sembrato forte, adatto per Sanremo», racconta Sannino.


Che fosse un pezzo adatto alla pugna festivaliera lo hanno confermato in tanti tra gli addetti ai lavori, da mister Volare, Franco Migliacci, a mister Quando Quando Quando, Tony Renis. Perciò il pezzo è stato adattato per la missione festivaliera, alternano il dialetto all'italiano e chiedendo ad Adriano Pennino di arrangiarne gli archi: «Non è bastato, e se non è piaciuta la canzone pazienza, spero solo che ad essere stata bocciata non sia stata la lingua di Bovio e Di Giacomo, Carosone e Pino Daniele. Forse la pandemia ha reso poco efficaci le nostre strategie per presentarci nel modo giusto, forse non avevamo alle spalle un'etichetta importante, ma poco importa, ci riproveremo l'anno prossimo, se ci verrà di nuovo un pezzo all'altezza del contesto».

Intanto, «Voglia» esce come singolo, quasi a sollecitare il confronto con le 26 canzoni dei big sanremesi che invaderanno il nostro immaginario tra poche settimane: «Non lo presento come il brano che non ce l'ha fatta, nè accendo polemiche. Ma torno - dopo tutto quello che abbiamo passato, io non mi sono fatto mancare nemmeno il Covid - dal mio pubblico con una canzone d'amore, tutta in napoletano, come era stata scritta. E faccio uscire il singolo con la mia etichetta, la Uanema Records, che ho fondato con Pippo e Mauro».
Fuori da martedì 23, «Voglia» ha voglia di dimostrare quello che vale. E che la lingua napoletana non fa mai venir meno «il complessivo carattere italiano» di una canzone»: perché la canzone italiana è nata a Napoli, in dialetto, per poi conquistare il pianeta.

Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio, 20:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA