«Re Clauditel» e il successo boomerang: Baglioni dopo Baglioni a Sanremo?

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di Federico Vacalebre

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Inviato a Sanremo

Adesso il gioco si fa più duro. Già perché i record di ascolti - anche la quarta puntata fa registrare il risultato migliore dal 1999, una media di 10.108.000 telespettatori con uno share del 51,1%, più 4 punti rispetto al 2017 - del Baglioni I presumerebbe un Baglioni II, ma l'interessato taglia corto: «Non penso al Festival 2019». Anche perché per celebrare il mezzo secolo di carriera deve preparare un album da far uscire in autunno e un tour al via il 15 settembre dall'Arena di Verona, in diretta su Raiuno certo, per continuare al chiuso, fino al 24 novembre, con due date al PalaSele di Eboli, tra l'altro. Possibile che il cantautore trovi il tempo per un bis da dittatore artistico? Celentano non ha dubbi e manda un messaggio al collega: «Finalmente i cantanti possono, come un tempo, ritornare a non essere più i valletti dei grandi ospiti. Un'impresa non facile che solo a un Passerotto come te poteva riuscire. Oltre che un grande cantante, hai dimostrato di essere un grande organizzatore e direttore artistico. La Rai non potrà più fare a meno di te. Della tua bravura, del tuo gusto e della tua classe».
 
 

Se si chiudesse subito un accordo, forse, per il Baglionissimo che fa benissimo allo share ci sarebbe il modo di tenere il piede in due scarpe, ma il corteggiamento non è ancora partito «e un po' mi dispiace», ammette lui. Il direttore di Raiuno Teodoli è tiepido, forse sa che non c'è niente da fare: «Non sarà un corteggiamento, ma almeno invitiamo Baglioni a cena. La collaborazione con lui continuerà con il suo concerto, ma... Sanremo è un'altra cosa: si parte da un progetto, un impianto, un'idea, le esigenze dell'azienda, poi si discutono i dettagli. Questo non vuol dire che Baglioni non sia un buon ingrediente, anzi».

Che il trionfo si trasformi in un boomerang? Con chi sostituire Clauditel? Fiorello al telefono la spara grossa: «Hanno già contattato il Papa e Melania Trump». Tornando con i piedi per terra, Conti potrebbe essere disponibile, ma anche no, visto che i suoi tre Festival dei record sono stati surclassati. Bonolis si era candidato e potrebbe soprassedere alla richiesta di un contenitore più ampio dell'Ariston, la cui costruzione non è prevista nell'immediato futuro. Michelle Hunziker ha detto no. Fiorello e Virgina Raffaele hanno dimostrato ancora una volta quel che valgono, ma il direttore non sembra eccitarsi più di tanto, e l'ora del Rosario non coincide ancora con quella di un Sanremo intero.
 

E allora? Alessandro Cattelan si autopropone su Instagram, postando una foto in cui indossa un cappellino con la scritta «make Sanremo great again». Amadeus resterà come sempre in panchina. Un altro cantante? La Pausini? La Mannoia? In mezzo, tra l'altro, c'è il 4 marzo, non inteso come compleanno di Lucio Dalla. Se vincesse il centrodestra: la De Filippi? Se il Pd non perdesse troppo: Fazio? Se la Lega sfondasse: la Isoardi? E se servissero larghe intese? «È molto importante assumersi le responsabilità delle proprie scelte. In questo Paese, al di là delle idee e dei compiti, manca l'abitudine di dire: io rischio perché le cose, i beni comuni possano andare meglio. Temevo che il Festival fosse indeformabile, alla fine siamo riusciti a metterlo sulle nostre forme, sporcandoci le mani», sintetizza il Gentiloni della canzone, l'uomo del piccolo grande amore re di share.
 
Domenica 11 Febbraio 2018, 13:11 - Ultimo aggiornamento: 11-02-2018 16:33
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