Sanremo 2020, Diodato vince e fa rumore davanti a Gabbani e ai Pinguini

Domenica 9 Febbraio 2020 di Federico Vacalebre

E, come previsto da Fiorello, inevitabilmente a suo agio nella Riviera dei fiori, «all'Ariston chi entra Papa esce Papeete». Come a dire che le previsioni della vigilia di bookmaker e tuttologi, convinti della vittoria quasi inevitabile di Anastasio non si sono realizzate. Il ragazzo di Meta di Sorrento ha ben altro motivo per essere «Rosso di rabbia», ma l'edizione festivaliera più rap di tutti i tempi ha penalizzato decisamente il contingente hip hop, nonostante le ottime cose fatte sentire anche da Rancore e Junior Cally - vittima della tempesta perfetta mediatica scatenatasi contro di lui - e quelle fatte vedere da Achille Lauro, che ha chiuso la sua maratona di look in abiti da Elisabetta I Tudor, trasparenze bianche postmoderne per la «regina vergine» in gorgera e perlage a go go.

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Nel tentativo di rappresentare le varie anime canore dell'ascoltatore italiano di fronte alla musica (pop) che ci gira intorno attraverso un giudizio affidato a triplice valutazione (giuria demoscopica, televoto e sala stampa), il Sanremo 2020 ha celebrato la sua settantesima edizione con la vittoria di Diodato, pugliese d'Aosta, 38 anni, che «Fa rumore» con la canzone della maturità, chicca di un album di pop obliquo, che parla d'amore, Amazon e Ilva, che si intitola, quasi a mo' di esorcismo, quasi a mo' di promemoria, «Che vita meravigliosa», proprio come il pezzo prestato alla colonna sonora di «La dea fortuna» di Ozpetek. Alle sue spalle Francesco Gabbani («Viceversa»), la sorpresa Pinguini Tattici Nucleari («Ringo Starr»), Le Vibrazioni, Piero Pelù... Ultimo, meritatamente Riki.
 

 

Nel tentativo di non finire all'alba, lo show della finalissima ha cercato di rimettere al centro la gara senza perdere il ritmo spettacolare conquistato nelle prime quattro serate di ascolti record (benissimo anche venerdì, 9.504.000 spettatori e il 53,3% di share, il miglior risultato dal 1999). Amadeus I, nuovo re di Sanremo, ha indossato lui la parrucca di Maria De Filippi, ormai onnipresente a Sanremo in una maniera o nell'altra, a dimostrazione di un talento (anche) mediatico sempre più raro. Fiorello ha scelto di cantare, chiamando in causa il Gianni Morandi di «Un mondo d'amore», ma anche rendendo omaggio al da poco scomparso Fred Bongusto («Amore fermati»), senza rinunciare a battute sul Sanremo fagocitatutto («Salvini, Zingaretti che fine avete fatto? Siete scomparsi»): «I vertici Rai dopo il successo ci hanno proposto di fare il bis l'anno prossimo. La risposta la daremo alla fine della serata, ovvero la prossima settimana». Una battuta, ma anche una (mezza) notizia: sul balconcino di Mollica, prima dell'ultimo collegamento da inviato a Sanremo di Vincenzone, l'ad Salini ha sollecitato la coppia a prepararsi per il 2021. Fiore non sarebbe molto propenso, Ama è pronto.

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Viale Mazzini porta a casa un successo insperato, oltre che imprevedibile in queste dimensioni, laurea Amadeus nuovo capitano della rete ammiraglia, ma può anche sperare - una volta rotto il ghiaccio come successo - in un maggior coinvolgimento in chiave generalista, e non solo sanremese, del mattatore siciliano, non solo in coppia con l'amico, coppia già ribattezzata: gli Amarello.
 

 

Il direttore Coletta, che ha gestito con disinvoltura una creatura non sua, ereditata dalla gestione precedente di Teresa De Santis, proverà a mettere a frutto l'exploit. Tiziano Ferro ha concluso la sua personale maratona indicando forse ai suoi colleghi una maniera diversa di pensarsi superospiti all'Ariston: il Biagio Antonacci nella manche conclusiva, come Zucchero o Gianna Nannini per restare agli artisti visti nelle serate precedenti, o magari il Jovanotti assente per gita in bicicletta, potrebbero domani mettersi al servizio del progetto, magari non solo come cantanti. 

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Con zia Mara Venier a piedi scalzi new entry sul fronte femminile, sono tornate Sabrina Salerno, Diletta Leotta e Francesca Sofia Novello, confermando di avere ben poco da dire/dare oltre al belvedere regalato agli ammiratori. Dopo il rush finale a tre, l'omaggio aziendale alla fiction Rai con Edoardo Pesce nei panni di Albertone Sordi, ma anche l'esibizione di Vittorio Grigolo sospesa tra «E lucean le stelle» e i Queen, ma anche il ritmo cubano dei Gente de Zona. Perché Sanremo è Sanremo, anche senza Bugo e Morgan. Ma con ben altra coppia vincente: gli Amarello. 

Ultimo aggiornamento: 10:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA