Sanremo 2020, Elodie si svela: «Da cameriera e cubista fino all'Ariston, mi piace cambiare pelle»

Mercoledì 29 Gennaio 2020 di Federico Vacalebre

L'incipit è «Dici sono una grande stronza che non ci sa fare». Il sound è urban come nessun altro dei brani in gara al Sanremo 2020, non a caso «Adromeda» porta la firma di Mahmood e di Dardust.

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Un brano dall'enorme potenziale radiofonico, Elodie. Non c'è il rischio che l'orchestra ne infici il tiro?
«No, non cambia molto, conserva il suo mordente e acquista anche una cosina in più. Io, intanto, studio il pezzo, cerco di indossarlo il meglio che posso, di possederlo».

«Andromeda» è stato scritto per te?
«I due autori mi hanno chiamato quando hanno saputo che pensavo di propormi al Festival e mi hanno detto: Te la scriviamo noi la canzone. E hanno fatto centro: mi rappresenta così tanto da sentirla mia, è Elodie al cento per cento».

Ma chi, e cosa, è oggi Elodie (Di Patrizi), scognomata come si deve, venendo anche tu dalla legione dei talent show (seconda ad «Amici» 15)?
«Sono una cantante, e una donna, irrequieta di natura, che non ha paura del giudizio degli altri. Sono femminile, favolosa e anche un po' coattella. Sono una ragazza a cui piace giocare con le contraddizioni, con gli accostamenti forti, che prima di cantare ha fatto la cameriera in Puglia, la cubista. Sono figlia di padre italiano e madre della Antille francesi, un'espressione di inevitabile melting pot culturale che va all'Ariston per spaccare, per far sentire la sua canzone, ma soprattutto per essere felice».

E se dovesse andare male?
«Non penso alla classifica, ma a fare bella figura. Certo, c'è il rischio di sbagliare, servirà voce, ma anche cazzimma, parola che ho imparato ascoltando Pino Daniele».

Nel testo di «Andromeda» dai un'altra indicazione dei tuoi artisti preferiti citando Nina Simone.
«Vedi che dentro ci sono davvero io? Lei è la mia preferita, quando sto giù d'umore mi curo sparandomi la sua Feeling good. Nina è un mito».

Sei partita da un pop abbastanza classico, nel nuovo album «This is Elodie» raccogli quanto seminato in questi anni puntando su un suono sospeso tra hip hop, pop e nu soul.
«Il titolo spiega bene tutto: quella che sentiranno nel disco è Elodie oggi».

È anche un album affollato di collaborazioni.
«La musica è comunicazione, condivisione. Sto bene con Gemitaiz, Fabri Fibra, Lazza, Ernia, Margherita Vicario, The Kolors, Ghemon».

Poi ci sono produttori come Dardust, appunto, Takagi e Ketra, Neffa, Michele Canova e Big Fish. E il tuo compagno Marracash, di cui riprendi «Niente canzoni d'amore» per piano e voce.
«Ero un po' timorosa a fargliela ascoltare, ma poi mi ha fatto i complimenti».

Bella, brava, stilosissima, con un fidanzato famoso. Paura di finire nel tritacarne del gossip sanremese?
«Proprio no, difficile fare pettegolezzi su una che non penserà ad altro che a cantare».

Marra ti accompagnerà?
«Credo proprio di no».

Prima domanda inevitabile: Amadeus e le donne che devono stare «un passo indietro» i loro uomini?
«Espressione infelice, ma in buona fede, viviamo in una cultura dove da sempre è il maschio che prende decisioni.
Qualcosa sta cambiando, ma ci vorrà tempo».

Seconda domanda inevitabile, corollario della precedente: le cantanti sono 7 su 24 concorrenti. Un po' poche?
«Certo, ma siamo nella media sanremese e non se ne erano presentate molto di più. Quelle che arriveranno all'Ariston, però, sono valide, vedrete, ed è quello che conta».

Terza ed ultima domanda inevitabile: il caso Junior Cally?
«Non si censura una canzone, ancor meno si censura un cantante per una sua canzone del passato. Io posso cantare una storia cattiva, malvagia, e non per questo essere cattiva e malvagia, proprio come un attore in un film».

Nella serata di giovedì 6 febbraio hai scelto di intonare «E adesso tu», del 1986.
«Eros Ramazzotti veniva da una borgata come me. Sarò accompagnata da Aeham Ahmad, il pianista che suonava sotto le bombe del Libano. Una canzone di borgata cantata da una ragazza nata ai bordi di periferia, quartiere Quartaccio, Roma, e suonata da un artista che viene dalla periferia del mondo: figo e coerente, no?».

Che arrangiamento hai scelto? Urban?
«No melodico, orchestrale, adatto ai 70 anni di Sanremo. Te l'ho detto che mi piace cambiare».

Ultimo aggiornamento: 10:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA