Sanremo 2020: Fiorello santo subito,
Achille Lauro non si sa poi l'urlo di Rula

Mercoledì 5 Febbraio 2020 di Federico Vacalebre

Sanremo

Fiorello santo subito, Achille Lauro non si sa. Rosario apre il settantesimo Festival della canzone italiana in abito talare: «È quello di Don Matteo, uno dei pochi Matteo che funzionano in Italia, da solo fa il 35%, con me almeno il quaranta: se funziona sta storia dei vestiti domani indosso quello di Maria De Filippi». La leggerezza dello showman siciliano travolge l'Ariston, gli permette persino di rivolgersi al Papa: «Santo padre non disdica il canone Rai, non firmi quella scomunica». Politica e tv finiscono nel frullatore: «È un Festival a rischio del 15%, io sarò il Rocco Casalino del mio amico Amadeus». Il conduttore-direttore artistico è spalla divertita, in prima fila i vertici Rai con Salini, Foa e Coletta. I cantanti fremono dietro le quinte, anche perché «qui si entra papi e si esce Papeete». L'esordio è frizzante, Fiore ha imposto il suo tono scapocchione, irriverente senza oltraggio, nazionalpopolare ma alla siciliana: «Ama ha messo tutti d'accordo contro di lui: donne, uomini, destra, sinistra, il centro che non c'è si è riunito contro di lui. Ha fatto scappare Salmo, Jovanotti, la Bellucci, manco fossero elettori 5s».

Fiorello santo subito, Achille Lauro non si sa. Esce in saio da San Francesco D&G (e piedi scalzi, si intende), poi, ispirandosi alla sua maniera agli affreschi di Giotto, butta alle ortiche il travestimento e rimane in una succinta tutina glitteratissima da «Rocky horror picture show» glam rock: il colpo di scena c'è, la canzone meno. Finirà nel mirino di chi già spara sul Festival del reprobo Junior Cally? «Me ne frego», risponderà nel caso lui con il titolo della sua canzone, preparando per le prossime serate altre sorprese.
 


Intanto, la gara tra i Giovani è un duello fratricida, Tecla Insolia elimina gli Eugenio in Via Di Gioia di «Tsunami», il miglior brano della categoria, il figlio e nipote d'arte Leo Gassmann manda a casa Fadi. Sorpresi? Prendetevela con la giuria demoscopica, che stasera deciderà anche il destino degli altri quattro concorrenti: Fasma, Faustini, Martinelli-Lula e il campano Marco Sentieri, con il brano antibullismo «Billy blu». Prima che inizi la gara tra i Campioni Tiziano Ferro intona da crooner «Nel blu dipinto di blu», poi stecca «Almeno tu nell'universo» e lo confessa in lacrime. Al Bano e Romina Power, introdotti dalla figlia Romina junior, continuano la telenovela della loro riappacificazione ma non troppo tra «Nostalgia canaglia», «Ci sarà» e «Felicità» che riportano l'Ariston ad antichi fervori, ma la nuova «Raccogli l'attimo» sembra un evidente playback. Emma inaugura il palco all'esterno in piazza Colombo, come innovazione è la montagna che partorisce il topolino. O l'effetto della protesta dei discografici contro il palco brandizzato.

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La gara procede senza sussulti, brilla il rap di Anastasio, l'eleganza di Diodato, il sex appeal di Elodie, la grinta di Irene Grandi e quella ancor più leonina di Rita Pavone, che stramerita la standing ovation. Le donne di Amadeus, compito nei panni del bravo presentatore, iniziano a fare il tanto agognato «passo avanti». Diletta Leotta, mai in partita, tira fuori un retoricissimo monologo sulla bellezza sua e di nonna Elena, presente in sala. Rula Jebreal, invece, è uno sparo nella notte: «Lei aveva la biancheria intima quella sera? Si ricorda di aver cercato su Internet un anticoncenzionale quella mattina?»: le domande rivolte ai processi per stupro, poi le bambine cresciute in orfanotrofio, le madri torturate, stuprate ed uccise. «In Italia, in questo paese magnifico che mi ha accolto, i numeri sono spietati: ogni 3 giorni viene uccisa una donna, 6 sono state uccise la scorsa settimana. E nell'85% dei casi, il carnefice non ha bisogno di bussare alla porta: ha le chiavi di casa». La giornalista palestinese ha gli occhi lucidi e un groppo in gola, come il pubblico in sala e a casa. «Domani chiedetevi pure come ero vestita io, mai più com'era vestita una donna stuprata. Mia madre non ha retto a quella domanda». A notte ancora più tarda arriva anche Gessica Notaro, che mette in canzone («La faccia e il cuore») il suo dramma, con la complicità autorale di Ermal Meta e la voce di Antonio Maggio. La prima classifica parziale arriva dopo una telemaratona estenuante. Non arriva, invece, l'annunciato videomessaggio di Roger Waters: censura per qualcosa che ha detto, magari su temi a lui cari come i muri, Trump, Israele?

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