Sanremo, Volo e Antonacci deludono: standing ovation per Pippo Baudo

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di Federico Vacalebre

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Inviato a Sanremo

Come un gatto sulla tangenziale, la canzone italiana cerca di sopravvivere tra big (?) in gara e ospiti, canzonette del presente e canzonissime del passato. Intanto, si gode il bagno di folla portato a casa nella prima serata sanremese, 11.603.000 telespettatori, una media del 52.1%, battuti anche i record degli ultimi tre anni stabiliti da Carlo Conti, è il miglior risultato dal 2005. Tutti contenti, il dg Orfeo ringrazia Baglioni, Hunziker e Favino, e un po' anche se stesso per aver creduto nella squadra, naturalmente a fare la goleada è stato SuperFiorello, ora bisognerà vedere chi andrà in rete al posto suo. La seconda serata, per tradizione, coincide con un calo fisiologico, un po' perché è venuta meno la curiosità della vigilia, un po' perché serve tempo per riprendersi da quanto visto&ascoltato, un po' perché la manche inizia con i primi quattro Giovani in gara, e ormai sono lontani gli anni in cui i ragazzi erano il meglio del Festival: anche la categoria juniores, proprio come quella dei Campioni, ignora i suoni preferiti dalle nuove generazioni.
 
 

Sgravati dall'ansia del debutto, CB, MH E PF sono più distesi, il lavoro autoriale continua a non aiutarli molto, ma forse anche questo è piaciuto in tv: il misto di entusiasmo aulico-retorico del cantautore, simpatia sghangherata dello showgirl e il tuttofarismo dell'attore che vuole farsi scoprire come entertainer a tutto campo. In rosso, con le gambe a vista dopo le scollature della prima serata, Michelle cialtroneggia con il dittatore artistico, ma il numero del pozzo dei desideri rubato a «Biancaneve e i sette nani» non è davvero all'altezza del compito, per non dire dell'incipit della serata precedente. Claudio sembra aver voglia di giocare come ai tempi di «Anima mia», ma lì si sguazzava nel trash retromodernista e la complicità di Fazio guardava all'estetica dell'inorganico nel sollecitare ogni sdoganamento subculturale possibile. Ora che tutto è sdoganato i Giovani Lorenzo Baglioni (con la sua coreografia alla ricerca del congiuntivo perduto), Giulia Casieri, Mirkoeilcane e Alice Caioli (in testa alla classifica parziale demoscopica) passano più che inosservati, nè la gara dei big vive di emozioni molto più forti (Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico, Ron con l'inedito di Dalla e i Decibel bowiani tra le poche cose da segnalare). Il Volo riesce in un colpo solo a far infuriare melomani («Nessun dorma», povero Puccini) e appassionati della canzone d'autore («Canzone per te», povero Endrigo), Roberto Vecchioni prova a rimediare con la sua «Samarcanda» e Lucio «Violino» Fabbri, Biagio Antonacci si aggiunge alla lista infinita dei duetti con Baglioni (ma «Mille giorni di te e di me» non è fatta per la sua vocalità), Sting fa spettacolo con Shaggy («Don't make me wait») e in italiano («Muoio per te»). Franca Leosini veste i panni di se stessa per l'intervista-sketch con il padrone di casa sulle note di «Questo piccolo grande amore», che per molte delle sue fans di ogni età erano le note più attese di questa edizione, altro che Annalisa o Rubino, chiamato all'ultimo momento a sostituire Ermal Meta e Fabrizio Moro, sospettati di essersi presentati con una canzone parzialmente edita: la Rai ha preso tempo, ma oggi dovrà decidere che cosa farsene di loro.
 

Impossibile, anche impietoso, fin qui, cercare l'equivalente degli highlight di Fiorello, così Baudo si riprende quello che fu il suo teatro, si commuove all'amarcord di questi cinquant'anni dal suo primo Festival, dei suoi tredici Sanremo: il 68 con Armstrong, l'86 di Ramazzotti, l'87 di Whitney Houston, il 93 della Pausini, il 94 di Bocelli, il 95 di Giorgia e di Madonna, il 96 di Springsteen, il 2002 di Benigni, il 2003 di Sharon Stone... Baudo si commuove, si racconta in una lettera al Festival: «Carissimo e amatissimo Sanremo...». Si esalta, si autocelebra, alla fine si gode il rito della presentazione dei concorrenti con sguardo nostalgico: gli toccano Elio e le Storie Tese («questi sono nati con me»), loro dicono «Arrivededorci», lui pure, ma aggiunge «all'anno prossimo». E stasera la standing ovation dell'Ariston è tutta per lui, un'ultima serata da SuperPippo, nell'attesa che i dati di ascolti fino a sabato ci dicano se è tempo di parlare dell'inizio dell'era del Baglionissimo, supercantauconduttoredirettoreartistico che duetta con tutti, ma sa stare anche un passo indietro.
Giovedì 8 Febbraio 2018, 06:26 - Ultimo aggiornamento: 08-02-2018 12:31
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1 di 1 commenti presenti
2018-02-08 12:42:03
Vedrete come si abbasserà in concomitanza delle partite di serie A a partire da venerdì e da sabato sera! Del festival classico di una volta con belle canzoni questo è solo una brutta copia con tanti ospiti e basso livello musicale delle canzoni. Il festival , quello vero, ormai è solo un ricordo!

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