Addio Bobò, il gigante buono del teatro con Pippo Del Bono

Era tornato a casa dai suoi familiari per trascorrere le vacanze di Natale, non lo faceva spesso dato che le tournee teatrali con Pippo Del Bono lo impegnavano per tutto l’anno. Come un segno premonitore, a dicembre, Vincenzo Cannavacciuolo, in arte Bobò, ha deciso di trascorrere le festività con i suoi cari, a San Cipriano d’Aversa, non immaginando che non sarebbe più ritornato a Bologna dal suo mentore Del Bono.

Bobò è morto ieri per le complicazioni di una broncopolmonite, dopo essere stato ricoverato nell’ospedale Moscati di Aversa.

La bella storia di Cannavacciuolo inizia quando, alla chiusura dei manicomi, ad Aversa, invitata da Annagioia Trasacco, una giovane volontaria del luogo, arriva un’associazione teatrale presso la quale il regista genovese Delbono tiene delle lezioni alle quali partecipa anche l’ex paziente, originario di Villa di Briano, sordomuto, microcefalo e con problemi di deambulazione.

Tra i due nasce un rapporto artistico particolare con Bobò che riesce ad intuire tutto quanto voluto dal regista, al di là delle sue menomazioni, divenendo, a 60 anni, il personaggio di punta dell’opera “Barboni” e punto fermo della compagnia. Nel 2016 il consiglio comunale di Aversa, tra mille tensioni, decise di concedere a Bobò la cittadinanza onoraria, che fu deliberata ma mai effettivamente consegnata.

«È un peccato che Bobò non abbia potuto ricevere il giusto tributo a una carriera straordinaria – afferma Trasacco – gli avrebbe fatto piacere ritirare il premio. Con lui muore una parte di me, ero molto legata a quest’uomo intenso e dalla grande anima».

 
Sabato 2 Febbraio 2019, 15:40
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