«Fiore Ammazzato» in scena al Moa di Eboli, così la cronaca diventa teatro

La compagnia del Teatro del Grimaldello
di Lucia Gallotta

Sceneggiatura penetrante, una delicatezza attoriale che fa da contraltare alla cruda efferatezza dei temi trattati.  Dopo il debutto al Piccolo Teatro del Giullare di Salerno, in cartellone nel dicembre scorso al Teatro del Centro Sociale di Pagani, lo spettacolo “Fiore Ammazzato” arriva e Eboli e il 24 febbraio prossimo andrà in scena al Moa (20:30).

Sul palco la compagnia del Teatro del Grimaldello  diretta da Antonio Grimaldo, i testi sono del giornalista Alfonso Tramontato Guerritore tra gli attori insieme ad Alessandro Gioia ed Andrea Torre. Una miscellanea ben equilibrata tra realtà, dimensione del gioco e apertura visionaria su un tema non semplice.  

 “Cuore dello spettacolo è quello che ci circonda -afferma il giornalista Alfonso Tramontano Guerritore-. Racconta e si ispira a fatti di cronaca accaduti nell’Agro Nocerino-Sarnese e l’hinterland vesuviano. Amori rinnegati, gioventù, droga e bastardi. Mentre la voce del popolo continua a bisbigliare quello che tutti già sanno. Racconta una storia di vita e malavita, nata tra i vicoli di un quartiere popolare È uno spettacolo visionario che si struttura anche intorno al tema dell’infanzia. Abbiamo lavorato in maniera collettiva, dalla scrittura alla messa in scena abbiamo mescolato le nostre visioni e le abbiamo rese visibili, palpabili”.

La camorra, pallottole vaganti che colpiscono chi è nel fiore degli anni. Un fiore ammazzato.  Tutto accade in un limbo che mischia verità e ricordi, un colpo sbagliato e una vittima che non c’entrava nulla. I due assassini, due giovani incaricati del servizio, si muovono in una dimensione altra, violenti e smarriti insieme, sospesi come il ragazzo incolpevole. Pochi stereotipi. La scenografia è minimale e nella sua semplicità lascia allo spettatore la possibilità di completare la scena come fosse l'inquadratura di un film.

Il corpo spiega le parole. I movimenti richiamano al ciclo della nascita e della morte intesa anche come consapevolezza. Un ciclo sospeso tra la luce che illumina le coscienze e il buio che invece le oscura, un ciclo che porta al bivio atavico della scelta tra il bene e il male. In questo viaggio qualcuno ha preso la vita, sua e degli altri, come un gioco, credendo di poterne fare ciò che gli pare. E quella voce quasi fuori campo è un po' come il grillo parlante che mette il pubblico davanti alla realtà.

Le foto di scena sono realizzate da Anna Paola Montuoro.

“La verità non comprende la fantasia. La ispira, la supera. In questo caso tutto è già accaduto, e ancora accade nel cuore nero delle nostre città, nelle nostre fanciullezze -continua l’autore dei testi- dove la differenza la un amico sbagliato, un si o un no. Un pugno o una pistola”.
Giovedì 1 Febbraio 2018, 11:42 - Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio, 22:00
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