Il Maestro Daniele Gatti presenta il “Barbiere” che inaugura il Costanzi su Rai3: «Un’opera-film per un teatro che non molla»

Martedì 1 Dicembre 2020 di Simona Antonucci
Vasilisa Berzhanskaya è Rosina nel Barbiere di Siviglia cinematografico che inaugura il Teatro dell Opera di Roma

Al Circo Massimo ha diretto un Rigoletto moltiplicato con steadycam su un maxi-schermo, che presto sarà un film per il cinema; al Teatro Costanzi nella Zaide di Mozart, con la sua bacchetta ha indirizzato gesti e voce di un attore teatrale, Remo Girone, quasi fosse un cantante.

 

E ora sale su un podio per un’opera-film, il Barbiere di Siviglia, girato in un teatro vuoto con il cast “sguinzagliato” in platea, nel foyer, sul palco e sui palchi, pensato per la televisione generalista. Ma che musica, Maestro.

ANTI-COVID

«È la musica di una Fondazione che non si adagia sull’usato “garantito” e propone idee». Daniele Gatti, milanese, 59 anni, direttore musicale del Teatro dell’Opera di Roma , dell’Orchestra Mozart e consulente artistico della Mahler Chamber Orchestra, già sul podio del Concertgebouw e dell’Accademia di Santa Cecilia, racconta la nuova avventura del lirico capitolino, la terza produzione anti-Covid da giugno, la prima “cinematografica”, realizzata in una sala senza spettatori che diventa set e testimonianza creativa dei giorni della pandemia.

ROSINA IMBRIGLIATA

Dentro un labirinto di cime che “ingabbia” lo spazio scenico, dalle poltrone fino su, quasi a sfiorare il lampadario monumentale, con Rosina imbrigliata da lacci, come il mondo dello spettacolo e la nostra vita, tra restrizioni, confini, distanziamenti, si “gira” il capolavoro di Rossini che inaugura la stagione 2020/21. A porte chiuse, con gli artisti in costumi d’epoca (Don Bartolo si muove su una sedia a rotelle), sarà trasmesso da Rai Cultura su Rai 3, alle 16 di sabato 5 dicembre, due giorni prima dell’apertura della Scala. E la notte di Capodanno su Rai5. Una produzione “cinematografica” con la regia di Mario Martone e la direzione musicale di Daniele Gatti, protagonista entusiasta di questa nuova sfida.

 

Come si è arrivati alla scelta del Barbiere di Siviglia?

«Partendo da lontano. Dalla Clemenza di Tito, passando per il Don Giovanni. Titoli impossibili da realizzare come si deve in questa situazione. Ci siamo imposti un nostro protocollo, non soltanto sanitario, ma anche artistico. E quest’opera, che tra l’altro debuttò proprio a Roma, si può realizzare con 18 coristi e un’orchestra snella di una quarantina di musicisti. Avremmo potuto aggrapparci ad “ancore di salvataggio” come l’Aida, Tosca, Traviata e magari riempire le locandine di star. E invece, abbiamo scelto di non piegarci e trovare una nostra strada, nuova».

 

Nella crisi si sperimenta?

«La nostra è un’idea in più. Che completa il parco offerta di questo periodo. Ci sono concerti in streaming in presa diretta, titoli d’opera registrati e mandati in onda. Questa è invece una produzione in forma scenica destinata alla tv. Un’opera-film».

Un po’ opera e un po’ film? Spieghi meglio.

«Le registrazioni di un allestimento montato su un palco, in modo tradizionale, amplificano in streaming un evento che già c’è. Ma senza pubblico. E quindi finiscono per amplificare un evento che non è un evento. Il nostro Barbiere di Siviglia nasce appositamente per la televisione e non per una platea fantasma».

Chi sta dove?

«Abbiamo a disposizione tutto il teatro. Che diventa la scenografia. Con un doppio palcoscenico, quello vero e proprio e la platea. L’orchestra sarà regolarmente in buca con schermi di plexiglass per i fiati. E io con loro. Le macchine da presa sono ovunque e filmano seguendo un linguaggio propriamente cinematografico».

E lei come fa a dirigere i cantanti, tutti in giro?

«Le prove servono proprio a questo. Quando sono alle mie spalle, mi volto. Un lavoro che assomiglia molto a quello che si fa in sala di registrazione per le incisioni discografiche».

Chi dice “Ciak”? “Buona la prima”?

«L’intesa con il regista Mario Martone è totale. E vorrei sottolineare che questo spettacolo, così come il Rigoletto al Circo Massimo, con la regia di Damiano Michieletto, è assolutamente in linea con le mie aspettative musicali».

Esperimenti innovativi: verso quale direzione?

«Quella di tornare presto in sala con il pubblico. Anche se, sinceramente, sono molto incuriosito dal risultato».

E dopo il Barbiere di Siviglia?

«Il 4 dicembre debutta il nostro progetto sinfonico in diretta sul canale YouTube del Teatro dell’Opera, alle 19. Tre concerti “prudenti” e interessanti, perché riuniti da un fil rouge che lega il Settecento al Novecento. Due li dirigo io, il 4 e l’18 dicembre, uno, l’11, il Maestro Michele Mariotti. Un cammino sull’evoluzione musicale dal barocco al neobarocco, da Bach, con i Brandeburghesi, a Pulcinella di Stravinsky, Ravel, passando per Mozart e Beethoven. Un teatro deve produrre accostamenti, suggerimenti e inediti percorsi culturali».

E la stagione che inaugurate? Come sarà? Esisteva un progetto Wagner...

«Abbiamo un piano A e un piano B. I contratti sono già firmati. Aspettiamo di vedere che cosa succederà a gennaio. Il futuro sarà comunque in linea con la nostra identità e il cammino percorso finora».

Un futuro da “precari”?

«Così pare. Anche se dietro le parole “attività non fondamentali per la sopravvivenza”, come la nostra, si nascondono percezioni imprecise. Se con un lavoro si mantiene una famiglia, come fa a rientrare nella categoria “non fondamentale”? Noi produciamo cibo per dei figli e cibo per l’anima. Non credo che, soprattutto in questi momenti, se ne possa fare a meno». 

Ultimo aggiornamento: 18:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA