Daniela Cenciotti e il successo con Sal Da Vinci: «Io, genovese, sono diventata napoletana d'adozione»

Mercoledì 19 Gennaio 2022 di Alessandra Farro
Daniela Cenciotti e il successo con Sal Da Vinci: «Io, genovese, sono diventata napoletana d'adozione»

Daniela Cenciotti, classe '62, genovese di adozione napoletana, è appena reduce da "La fabbrica dei sogni", il musical di Sal Da Vinci al Cilea a Napoli, insieme a Fatima Trotta. 

'La fabbrica dei sogni' è andato finalmente in scena, di nuovo.
«Dal 2 dicembre. Abbiamo ripreso lo spettacolo che avevamo lasciato a febbraio 2020, purtroppo con mille difficoltà, perché esibirsi a teatro in questo momento non è facile. Anche il pubblico non ha la stessa voglia di prima. Lo spettacolo in sé è bellissimo, con un cast eccezionale, performance di danza aerea e altre sorprese e il pubblico c'è, nonostante le difficoltà».

Che significa andare in scena oggi?
«Se pensiamo che prima del covid, eravamo all"Augusteo e c'era la gente fuori che aspettava di entrare... Sempre sold-out, nonostate i due orari: alle nove e all'una. Purtroppo però non è un nostro problema se le cose stanno andando così, non è colpa di una nostra incopetenza. Ci sono un terrore e un terrorismo diffusi. Non possono esserci queste regole e contestualmente una seria volontà di riaprire. Chi è del nostro mestiere lo sa. Anche il pubblico va invogliato, la situazione del teatro era già difficile prima della pandemia, ma si riusciva a vivere. Adesso la gente ha paura di contagiarsi, come glielo spieghi che non è vero? Siamo aperti in teoria ma con quale progettualità? Con quali aiuti? Se noi risultiamo positivi al tampone, che facciamo quotidianamente per poter lavorare, non andiamo in scena e non andiamo in malattia. Non lavoriamo e basta. Facciamo un mestiere complicato, legato ai sentimento e meno legato a regole ferree».

Poi c'è il Festival del cinema di Castel Volturno, di cui è direttrice artistica. Cosa dobbiamo aspettarci per le prossime edizioni?
«Il festival continua a essere un modo per convogliare a Castel Volturno le idee, le novità e le menti. Continueremo a fare i lavori di workshop con le scuole e a proporre la nostra giuria young, che è in pgni caso un momento istruttivo per i più piccoli. In concorso ci saranno sia corti che film. Dalla scorsa edizione abbiamo aggiunte anche la sezione animata e un laboratorio ad hoc. Quest'anno, poi, apriamo un'altra sezione dedicata ai documentari».

Poi c'è il Castel Volturno Experience, il tour dei vari set svolti sul luogo, come 'Gomorra' e 'Dogman' di Garrone.
«Vorremmo che questo diventasse un tour alla stregua di Napoli Sotterranea, quindi aperto al pubblico tutto l'anno. La nostra idea è quella di mortare i posti più degradati e i posti più interessanti di Castel Volturno, che hanno ispirato il cinema più volte. Per esempio, i Regi Lagni, dove è stata girata la sparatoria con i fucili di 'Gomorra' è un posto di grande rilevanza storica, nel film mostrato nel suo lato oscuro. Spero sarà èresto a fruizione del pubblico. Castel Volturno ha molto da mostrare».

Lei ha vinto anche il riconoscimento speciale all’interno del Premio Starlight International Cinema Award a Venezia grazie al festival.
«Abbiamo vinto il premio proprio in virtù del fatto che facciamo un lavoro di divulgazione sociale, anche del territorio che ha delle oggettive difficoltà. Cerchiamo di rendere omogenei le possibilità date ai ragazzi, che altrimenti non avrebbero atri modi di approcciare al mondo del cinema. A Castel Volturno c'è un unico cinema ed è chiuso da anni e non sappiamo neanche se riaprirà mai. Le offerte culturali sono rarefatte. Proteggere il cinema è importante ed è quello che facciamo».

Progetti futuri?
«Mi manca insegnare ai ragazzi, mi manca il corso di dizione. Ho piccoli progetti, ma vediamo cosa ci riserva il futuro prima di sbilanciarci».

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