Eduardo De Filippo, spunta la lettera inedita: «Grazie cara maestra, mia o di Peppino»

Martedì 12 Gennaio 2021 di Giovanni Chianelli

«Voglia scusare il ritardo nella risposta, con la mia compagnia viaggiamo sempre, e specialmente ora facciamo un giro di un giorno o due per ogni Capoluogo di provincia». Una lettera, datata 24 febbraio 1956, a firma di Eduardo De Filippo, nascosta da decenni. Salta fuori durante un trasloco dall'archivio privato di un quarantenne napoletano, Giovanni Conforti.

È la risposta che il grande drammaturgo dà alla bisnonna di Conforti, Amelia Napolitano, maestra elementare che forse aveva avuto tra i suoi allievi uno dei fratelli De Filippo (e di cui Eduardo trascrive per errore il cognome come Napoletano); non molto diligente, come si deduce dal testo: «Probabile che quell'alunno poco assiduo fossi io, o forse mio fratello Peppino», scrive. Nella lettera è testimoniato anche un esordio importante per lui: «Apprezzo l'augurio per il debutto di mio figlio Luca». È proprio il periodo in cui un giovanissimo Luca De Filippo, neanche 8 anni, inizia a lavorare con il padre nei panni di Peppeniello in «Miseria e nobiltà».

Da un erede all'altro, un curioso destino vuole che Bruno Napolitano, figlio di quella maestra che si scrisse con Eduardo, sia diventato divulgatore del teatro eduardiano all'estero. Si trasferì da Napoli in Australia a fine anni '60, dopo esperienze come autore di canzoni (tra cui «Nun spezzà sta catena», interpretata da Mirna Doris nella Piedigrotta 1967) e divenne voce della radio della comunità italiana di Perth. La sua trasmissione «Filo diretto» si trasformò nel salotto culturale degli italiani d'Australia: intrattenimento vario sulla società italiana, dal calcio al costume, dalla cucina alla musica. E quando i maggiori cantanti del Belpaese si trovavano in tour da quelle parti passavano spesso per il suo microfono: «Renzo Arbore, Ricchi e Poveri, Toto Cutugno, Matia Bazar ed altri furono miei ospiti. Non solo in radio, anche a tavola, cucinavo per loro specialità partenopee» racconta Napolitano.

All'inizio degli anni '80 cominciò la sua esperienza teatrale, mettendo in scena «Natale in casa Cupiello», «Questi fantasmi», «La fortuna con la F maiuscola» e «Miseria e nobiltà» da capocomico e interprete dei ruoli di Eduardo: «Fu mia madre a trasmettermi l'amore per il drammaturgo. Io volevo creare un collegamento con la cultura del luogo d'origine per i tanti emigrati napoletani», spiega, «e far conoscere alle seconde generazioni di oriundi, nate in Australia e mai state a Napoli, il grande patrimonio di uno dei maggiori autori del nostro tempo. Tra i miei intenti c'era quello di divulgare la lingua napoletana».

Oggi Napolitano ha 90 anni e si è ritirato dalle scene dopo quasi 40 di attività. Nel 2016, durante una sua lunga permanenza a Napoli, ha girato un cameo nel film «Il manutentore» del regista partenopeo Claudio D'Avascio. 

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