Franco Zeffirelli: «Violetta ha tutti i sapori della femminilità»

Franco Zeffirelli con Cecilia Gasdia e Maurizio Millenotti
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di Simona Antonucci

«Traviata, una donna senza tempo. È stata il fantasma e l’amore della mia vita». Elegante, sorridente, Franco Zeffirelli accoglie gli ospiti nel suo salotto museo a Roma con Blanche accovacciata sulle gambe, mentre la cagnolina sorellastra scorrazza ai suoi piedi: «Lei», scherza il Maestro indicandola, «è troppo grassottella».
 
 


E presenta, con un filo di voce e gli occhi pieni di vita, la sua Traviata, la nona di una lunga carriera (nel ‘58 l’affrontò con la Callas), ma la prima per l’Arena di Verona. «Violetta è l’immagine perfetta della donna di oggi e di sempre. Se trascorri una giornata con lei assaggi tutti i gusti della femminilità», aggiunge per presentare il nuovo allestimento che inaugurerà la stagione del lirico il 21 giugno (repliche fino a settembre).

«Il coronamento di un sogno», racconta Cecilia Gadia, grande cantante lirica, ora sovrintendente della Fondazione «Zeffirelli mi chiamò, giovanissima, nell’84, per interpretare proprio questo capolavoro di Verdi, a Firenze, con Kleiber sul podio. Ora, per me, è un onore restituire il dono immenso che mi fece. Sarà uno spettacolo kolossal, nel rispetto della tradizione, che resterà nel repertorio del nostro teatro. Come è successo per la sua Carmen che riproporremo nel 2021 e la sua Aida che torna nella prossima stagione. Un investimento importante che ci consente comunque di chiudere il bilancio in attivo, pensato per restituire lustro a questa magnifica Arena, da 13.500 posti».

Il coronamento di un sogno anche per Zeffirelli che già da una decina di anni inseguiva l’idea di accompagnare la sua Violetta, immortalata in una memorabile versione cinematografica del 1983, a Verona.

I bozzetti che il maestro mostra insieme con il costumista Maurizio Millenotti e il vice direttore artistico Stefano Trespidi sono già uno spettacolo, saloni sontuosi, scalinate sinuose («devono accompagnare il canto», ha spiegato), statue, colonne, tappeti ori e il letto originale del film.

Gonne vaporose, veli e taffetà: a casa di Flora Violetta è in bianco, tulle e balze. «L’ispirazione parte dal lavoro di Piero Tosi», spiega Millenotti, «in abiti semplici per l’incontro con Germont, una sposa per l’ultimo atto».

«Si vedono Traviate di ogni tipo», aggiunge l’équipe, «la nostra sarà rispettosa della drammaturgia». Ma con un colpo di teatro: un sipario, proprio come successe in occasione della Carmen del ‘95, montato sulla pedana sotto le stelle che si aprirà dopo l’esecuzione dell’ouverture. A sorreggerlo due logge “boccascena” che ruotando permetteranno cambi di scena a vista. 
Giovedì 14 Febbraio 2019, 20:05 - Ultimo aggiornamento: 14-02-2019 20:06
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