Il Marchese, al PalArti di Capodrise in scena il silenzio delle donne

Martedì 19 Novembre 2019
Un’altra donna, un’altra storia. Dopo aver attraversato il mito di Mirra e le vite tormentate di Artemisia Gentileschi e di Frida Kahlo, Claudia Balsamo è Giulia ne Il Marchese di Claudio Lombardi, un monologo in nove quadri che si aprono a scandire un dramma borghese, una vicenda intima e contemporanea che sottende domande universali.

Il Marchese, reduce da un felice debutto al Teatro Rostocco di Acerra, il 22 novembre, alle 19:00, sarà in scena al Palazzo delle Arti Capodrise, Caserta, in un evento che celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. La regia è dello stesso Lombardi; le immagini e i suoni, di Alessandro Musone; il taglio luci, di Luigi Sorvillo; il visual design, di Angelo Tartaglione. Assistente alla regia, Titti Smaldone. In sala, opere pittoriche dell’artista Claudia Mazzitelli.

Nel ruolo di Giulia bambina, in un dialogo ideale tra passato e presente, cinema e teatro, Zaira Musone. Ironico, irriverente, malinconico, spietato, Il Marchese è uno spettacolo dall’inusuale struttura in quadri, tessere di un puzzle schizofrenico che solo alla fine si ricompone nella sua drammatica verità. Dalla regia asciutta, pulita, ma dai grandi contenuti drammaturgici, nell’atto unico di Lombardi, giornalista e pubblicitario prestato all’arte scenica, ogni parola è stata pesata, sentita, assaporata. A ogni parola è stato attribuito un suono, un colore, un’emozione. Giulia, poi, è uno di quei personaggi che ti restano dentro; quelli a cui chiederesti un consiglio quando sei assalito dai dubbi; quelli da cui prenderesti volentieri le distanze, ma la cui assenza è insopportabile.

«Darle voce – ha dichiarato Balsamo – è stato come dar voce a milioni di donne che non hanno la forza o il coraggio di denunciare uno stupro, cui si aggiunge, in questo caso, il dramma ulteriore dell’impossibilità di avere un figlio; la sterilità di Giulia è una sterilità di un corpo violato e di un’anima repressa. È stato un lavoro impegnativo: ho camminato sul filo sottile che divideva l’essere dall’apparire, la lucidità dalla follia, l’amore dall’odio».

Lo spettatore è catapultato in una camera da letto, tra la platea e il proscenio, dinanzi a un sipario tagliafuoco che non si alzerà mai. In questa terra di mezzo, si muove il personaggio-persona di Giulia, che sfugge alla sua rappresentazione. I preparativi per il trasloco nascondono il desiderio di mettere ordine prima di tutto nella sua testa e si alternano al tempo sincopato delle riflessioni e dei silenzi malinconici, in un migrare sentimentale tra attese e delusioni, speranze e conflitti. Le uniche fughe possibili sono della fantasia: in una solitudine vertiginosa, il quotidiano si deforma e assume le sembianze di una vitalità comica, lucida, prepotente, mai eroica, che sublima in un pensiero straniante, con esiti definitivi, quasi testamentari.

«L’opera – rivela Lombardi – è trafitta dal rapporto feroce con un passato di moralità e di pregiudizi, di amori immaginati e di sessualità ostentata, di violenta prevaricazione e di voglia di libertà e di pienezza. Quella di Giulia non è una semplice confessione, è un flusso continuo e disordinato in cui risuonano il caotico vorticare del mondo, la perdita di direzione e, soprattutto, il profondo, straziante, senso di inutilità. Eppure, da questa allucinata periferia di macerie, affiorano balugini di coraggio, di tenerezza, di commozione. La messinscena è sobria, a sottolineare con più forza la sospensione tragica del racconto, e disvela ciò che si nasconde e pulsa in ogni sguardo, in ogni gesto, in ogni centimetro di pelle. Non volevo altra mediazione alle parole se non il corpo e la voce di Claudia Balsamo». Il Marchese è l’espressione di un teatro essenziale ma temerario, di una regia concepita per l’attore, di una drammaturgia al servizio del personaggio. © RIPRODUZIONE RISERVATA