Il teatro Sannazaro cambia pelle: da Scarpetta al concerto-evento di Senese

A sinistra l'interno del teatro Sannazaro, a destra James Senese suona il sax
di Gennaro Morra

Guardare avanti e rinnovarsi, ma nel segno della tradizione. È questo lo spirito con cui il teatro Sannazaro cambia pelle, aprendo il suo palco ai concerti dei musicisti “made in Naples”. Una piccola rivoluzione voluta da Lara Sansone e Salvatore Vanorio, che della sala di via Chiaia ne gestiscono le sorti. Una storia antica quella del Sannazaro, inaugurato nel 1874 con “La petite Marquise” di Henri Meilhac, messo in scena dalla compagnia Le Roy-Clarence. Poi da lì passeranno i più grandi attori e autori teatrali, soprattutto partenopei: da Roberto Bracco ed Eleonora Duse a Eduardo Scarpetta e i fratelli De Filippo. Dai primi anni 30 del Novecento, però, il teatro intraprende una lenta decadenza che lo porta a diventare un cinema scadente. Un declino che perdura fino al 1969, quando a rilevarne la gestione sono Nino Veglia e Luisa Conte, compagni nel lavoro e nella vita, che lo ristrutturano e lo riportano in auge, facendolo tornare a essere il salotto di Napoli.
 
Con la morte del marito Nino, la guida del Sannazaro resta alla Conte, che ne fa la sua “casa artistica”, affiancata dalla figlia Brigida e dal genero Mario Sansone. E il suo palcoscenico rimane un punto di riferimento per i tanti protagonisti del teatro partenopeo, che ne animano le diverse stagioni, anche dopo morte della grande attrice avvenuta nel 1994. Il suo lavoro, infatti, viene portato avanti prima dalla figlia e poi dalle nipoti.
 
Una lunga tradizione, insomma, che ancora oggi viene perpetrata, nonostante il teatro debba difendersi anche dalla concorrenza di internet, oltre che da quelle classiche costituite da cinema e tv. Concorrenti che Lara Sansone e Salvatore Vanorio non temono: «La gente a teatro si porta con le idee e con la serietà e la professionalità che si mette nel lavoro – sostengono –. Credere nelle proprie idee e non tradire le aspettative del pubblico sono le basi per un rapporto solido con lo stesso. Spettacoli ed eventi, studiati a fondo e portati avanti con determinazione avvicinano spettatori di ogni età e ceto sociale al nostro mondo, anche nell’epoca della tv e di internet, perché il teatro è vivo». Una vitalità che anche in questi tempi moderni vede la storia come sua fonte principale. Soprattutto quando si parla del Sannazaro: «Il nostro teatro è da molti considerato il tempio della tradizione popolare partenopea in città – spiega ancora la coppia Sansone-Vanorio, unita anche nella vita –. Per noi andare avanti nel solco della tradizione è ormai una missione. Attraverso mille difficoltà proviamo a difendere il nostro grande patrimonio vernacolare, portando in scena testi dei più emblematici autori del nostro territorio». Difficoltà che sono le stesse che incontra qualsiasi impresa che vuole operare al sud, ma Napoli sa dare anche molti impulsi a chi promuove questo tipo di attività: «È una città controversa, che offre spunti incredibili e stimoli sempre nuovi – osservano –. A Napoli gli spettatori sono preparati e critici. Sono abituati al teatro. Ed è molto bello rivolgersi a una platea spesso molto competente».
 
Proprio da queste considerazioni nasce l’idea di dar vita alla rassegna “Sound of the city”, che vedrà vecchi e nuovi protagonisti del napolitan power alternarsi sul palcoscenico dello storico teatro. A debuttare è stato Maldestro lo scorso 15 novembre, poi nei prossimi mesi toccherà a Raiz & Radicanto, Ciccio Merolla, Peppe Servillo e Pietra Montecorvino. Uno spettacolo al mese da novembre ad aprile. Ma il vero concerto-evento sarà quello che si terrà il 12 dicembre, quando a calcare le tavole del Sannazzaro sarà James Senese. Un live, prodotto dalla Jesce sole, che diventerà un disco per celebrare i 50 anni di carriera del sassofonista. Un’occasione speciale che merita una scaletta altrettanto speciale. Infatti, in quella circostanza Senese eseguirà anche pezzi storici che da molti anni non propone più dal vivo. Il pubblico potrà perciò riascoltare canzoni come “Love supreme”, “Sott ‘e lenzole”, “’Ngazzate nire”, “Hey James”, “Arò vaje”. Oltre ai grandi classici: “Campagna”, “Viecchie, mugliere, muort’ e criature”, “’O nonno mio” e “Acquaiuò l’acqua è fresca”.
 
«Senese è un volto meraviglioso della nostra città e della nostra storia – spiega Vanorio –. Sarà un grande onore averlo in teatro. Lui è la sintesi perfetta, il tres d’union tra passato e presente che non conosce barriere e che conferma quanto detto in precedenza. L’arte per andare avanti non può dimenticare le sue radici». E Lara Sansone non ha dubbi sul fatto che sua nonna avrebbe approvato questo nuovo corso del suo teatro: «Luisa Conte ha avuto un passato da attrice di varietà, affrontando spesso la canzone umoristica partenopea. E suo marito è stato un cantante famoso. Da imprenditrice ha prodotto moltissimi spettacoli musicali e concerti. Ricordo per esempio l’ultimo concerto di Sergio Bruni, al quale partecipai bambina avendo il grande onore di leggere la poesia che Eduardo dedicò al celebre cantante. Concerto che si avvaleva delle musiche rielaborate da Roberto de Simone, prodotto dalla nonna e che proprio al Sannazaro replicò un anno. Lei amava la musica in tutte le sue declinazioni».
Venerdì 8 Dicembre 2017, 11:52 - Ultimo aggiornamento: 08-12-2017 14:41
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