Ferzan Ozpetek si prende il Teatro San Carlo: «Con me gli sposi faranno l'amore»

di Donatella Longobardi

«Ho voluto che il pubblico respirasse le atmosfere dell'opera, entrando si sentirà il rumore del mare, quattro geishe, quattro Butterfly si muoveranno in platea spargendo odore di petali di rosa, un omaggio all'Oriente evocato da Puccini e anche al San Carlo che sorge al posto dell'antico giardino delle rose di Palazzo Reale». Ferzan Ozpetek punta a coinvolgere tutti i sensi degli spettatori con la sua «Madama Butterfly» al debutto martedì con repliche fino al 20 aprile già tutte sold out. Domenica la prova generale aperta al pubblico con incasso devoluto alla Opsomai onlus. Nel cast la Cio-Cio-San di Evgenia Muraveva e il Pinkerton di Saimir Pirgu sotto la direzione di Gabriele Ferro. «Un incontro magico», lo definisce Ozpetek quello con il direttore siciliano ma anche con lo scenografo Sergio Tramonti, il costumista Alessandro Lai, il datore luci Pasquale Mari con lui nei primi film («Bagno turco», «Le fate ignoranti») e ora ancora insieme in questa nuova produzione sulla quale il teatro, forte del successo della «Traviata» del 2012, punta molto, tanto da aver già programmato una ripresa dal 25 maggio all'1 giugno.

Ozpetek, perché proprio «Madama Butterfly»?
«In effetti è stato un caso. Avevo debuttato nella lirica con Aida al Maggio Fiorentino con Zubin Mehta e fu un'esperienza fantastica. Poi arrivò di nuovo Verdi qui al San Carlo. Quando la sovrintendente Rosanna Purchia mi ha parlato dell'intenzione di rimettere in scena questo capolavoro di Puccini mi sono detto: perché no? Ed eccomi».

Come si è avvicinato all'opera?
«Ascoltandola. Ho sempre le cuffie accese, la ascolto in continuazione e più l'ascolto e più la musica mi suggerisce idee nuove, qualche dettaglio. Mi aiuta molto il rapporto con Gabriele Ferro che ha suggerimenti interessanti, è sempre molto positivo e mi stimola a far meglio».

«Butterfly», in fondo è opera intima, di dettagli, cosa si vedrà?
«Un villaggio di pescatori giapponese agli inizi degli anni Cinquanta, poi le atmosfere cambieranno completamente nel secondo e nel terzo atto, più chiusi, claustrofobici. Lei è lì che aspetta col suo abito da sposa gettato su un sofà. Ero al mercato sulla baia di Hong Kong e mi venne l'idea del villaggio, un luogo dove tutti potessero partecipare alle nozze di Cio-Cio-San con l'ufficiale americano: è l'unica scena di massa».
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Venerdì 12 Aprile 2019, 10:30
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