Lady Mcbeth scandalosa: l'eros seduce il teatro San Carlo

di Stefano Valanzuolo

Se c'è un ambito nel quale Shostakovich non adottò mezze misure, preferendo rimanere sempre esplicito, è quello musicale. Nelle interviste, nelle lettere, nelle molte dichiarazioni pubbliche (spesso di facciata) il compositore faceva ricorso volentieri a figurazioni ambigue, fosse anche solo per istinto di conservazione. Nella sua musica, invece, campo privilegiato d'azione e di pensiero, tradusse istinti e sentimenti senza intermediazioni politiche ed intellettuali. Così, la settima Sinfonia appare giustamente enfatica, l'ottavo Quartetto struggente, «Il naso» trabocca di sarcasmo e «Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk» è violenta, forte, sensuale. Nella musica prima ancora che in ogni riga del libretto e a prescindere da qualsiasi scelta registica. Sminuirne la forza immediata d'impatto, con soluzioni attenuate - per pruderie o in nome di un politicamente corretto che Shostakovich non applicò mai, in musica e teatro - sarebbe improponibile.

Lo spettacolo andato in scena ieri sera al San Carlo, con la regia molto personale di Martin Kuej, riesce a rimarcare la crudezza della storia messa in musica da Shostakovich e - ove possibile - esagera, cercando la vena grottesca che ribadisca il realismo dell'azione. Sceglie il tema del piacere fisico frustrato dalle convenzioni e dal potere come leitmotiv narrativo, e ne pone presupposti ed esiti sotto gli occhi di tutti, aprendo allo sguardo indiscreto del paese la casa-prigione trasparente di Katja. Quello che non si dovrebbe sapere, allora, viene proclamato con evidenza e scandito dalla musica. Quello che non si dovrebbe vedere - comprese le ormai famigerate «mutande», che sono un segno e non uno sfizio per voyeur - finisce in piazza. La violenza, sessuale o omicida che sia, non è nascosta, ma ostentata all'occhio come all'orecchio. I dettagli del primo amplesso tra Katja e Sergej, celati in parte dall'effetto di luce stroboscopico disegnato dalla regia, vengono suggeriti da un trombone irriverente. La partitura non tace nulla di quanto avvenga sulla scena, e quando le parole mentono (si pensi al finto dolore degli abitanti del villaggio per la partenza del padrone), l'orchestra dice la verità.
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Lunedì 16 Aprile 2018, 10:36 - Ultimo aggiornamento: 16-04-2018 10:36
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