Livermore presenta il suo Macbeth in realtà aumentata per l'inaugurazione della Scala: «Una sfida che passa anche per la tv»

Lunedì 29 Novembre 2021 di Simona Antonucci
Il Macbeth, regia di Livermore, per l'inaugurazione della Scala il 7 dicembre

«Non esiste un’opera che meglio del Macbeth descriva che cosa succede in una società quando non vengono rispettati i diritti. Gli orrori generati da un tiranno che usa la violenza per tutelare i propri interessi. Sarà forse per questo che ogni 20 anni, più o meno, il Teatro alla Scala sceglie questo capolavoro di Verdi per l’inaugurazione. Come sei noi tutti avessimo bisogno di un refresh».

Il presidente Mattarella

Davide Livermore presenta lo spettacolo che andrà in scena il 7 dicembre, la prima delle prime, alla presenza del presidente Mattarella, con la diretta di Rai Cultura su Rai 1 (staff di 50 persone tra cameraman, microfonisti, tecnici audio e video), condotta da Bruno Vespa e Milly Carlucci, ma anche al cinema, in Italia e nel mondo. Quarta inaugurazione con Macbeth, nella storia del lirico, oggi accompagnata da un cast stellare: Luca Salsi sarà Macbeth («un ruolo stupendo, arricchito dall'aggiunta della scena della morte») , Anna Netrebko nei panni della Dark Lady («ho imparato da Maria Callas ma anche Ghena Dimitrova, Maria Culeghina per creare la mia Lady»), Francesco Meli in quelli di Macduff («un regalo essere qui») e Ildar Abdrazakarov di Banco («peccato che mi uccidono subito, dopo il primo atto»). Il maestro Riccardo Chailly sul podio

Giorgio Armani

A vestire l’appuntamento (oltre all’apertura di stagione si celebrano i 70 anni dall’inaugurazione nella sera di Sant’Ambrogio), Giorgio Armani, partner della Prima, che realizzerà il décor floreale della sala milanese. Super green pass (che entra in vigore il giorno prima), niente cena di gala e niente maxi schermi: «Abbiamo deciso di essere prudenti», spiega il sovrintendente Meyer «Non possiamo rischiare assembramenti. In questo momento si devono stabilire le priorità. E noi ci siamo concentrati sull’essenziale, la recita e la trasmissione Rai che è una partner straordinaria».

Ed è proprio alle riprese televisive che guarda la regia di Livermore: ledwall, realtà aumentata, con le telecamere che conducono tra le pieghe della storia «con scene costruite per pubblico in sala e a casa», aggiunge Livermore, «questa è la mia quarta inaugurazione, e abbiamo sempre raggiunto record di ascolti in tv. Non dico questo per fare un trailer sulla mia presenza qui, ma perché da subito ci è stato chiaro a tutti che la partita si gioca anche sul piccolo schermo. Siamo nel primo teatro del nostro Paese. Ed è una reponsabilità che passa anche attraverso il tubo catodico».

La scena non ha rimandi precisi, a un luogo, o a una particolare situazione storica, ma è una lettura legata alla contemporaneità di Verdi. «Non facciamo cronaca, ma raccontiamo un dramma universale, perché», continua il regista torinese, «di fronte alla dittatura gli esseri umani sono tutti nella stessa barca». Atmosfera e luci da incubo. «La nostra contemporaneità si genera in un altrove. Una realtà distopica, come in Intception, in film di Christopher Nolan», dove si spiano i sogni altrui per prelevare segreti nascosti.

 Riccardo Chailly

La scelta del titolo, spiega il direttore musicale, Riccardo Chailly, «è stata naturale perché rappresenta la fine di un percorso, a cui tengo molto, quello di un trittico del Verdi giovanile. Cominciato con Giovanna d’Arco, maturato con Attila e ora Macbeth. Ed è importante che ci sia la Netrebko perché è stata la mia Giovanna d’Arco. Ha iniziato con me la continua ricerca timbrica dei colori. Ed è sorprendente ascoltare come sappia piegare la bellezza vocale a suoni sinistri che evochino volontà cruente».

Daniel Ezralow

Chailly ha scelto l'edizione con l’aggiunta della scena della morte di Macbeth che «ha imposto a noi di ristudiare», spiega il Maestro. Su questo progetto si sovrappone la pagina dei ballabili, con una  coreografia non classica ma pantomimica», affidata a Daniel Ezralow, che debutta alla Scala dopo collaborazioni con artisti come U2 e Kathy Perry. «Una bellissima follia», dice il coreografo, «e sono sorpreso e contento che certe operazioni non accompagnino soltanto le serate degli Oscar a Los Angeles».

Anna Netrebko

Coinvolti nelle danze anche i cantanti, compresa la Netrebko che al suo quinto Sant’Ambrogio (sfiora il record della Callas e della Freni) non si è tirata indietro in nessuna rocambolesca situazione: sospesa su un abisso, rappresentazione della sua anima evidentemente, ma anche un abisso vero e proprio in scena. E in alcuni momenti indosserà imbracature da paracadutista per “volare” sempre più in alto. Mentre i teatri di Austria e Germania sono costretti a chiudere per Covid - dalla Wiener Staatsoper ai teatri di Dresda, Lipsia e Monaco - la Scala presenta il suo «miracolo», conclude Meyer.

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